ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia     Gallery     Interviste     Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri
  Saggi
  Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere
  Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Carlo Pelanda: 2018-10-2LaVerità

2018-10-2

2/10/2018

Il governo deve argomentare meglio l’emergenza che giustifica misure straordinarie

Il governo sta cercando di rassicurare i mercati. Ma sarebbe molto più efficace, anche nei confronti dell’Ue, una migliore argomentazione del perché abbia deciso di sforare il limite di deficit definito da accordi formali. Bisogna evitare che l’Italia venga percepita come una nazione che se ne infischia di trattati e impegni perché il crollo della reputazione sarebbe il fattore principale della fuga dei capitali e dell’isolamento geopolitico. Il modo per riuscirci è spiegare che la nazione è in situazione di emergenza e che per gestirla e risolverla è necessario il finanziamento in extradeficit temporaneo delle soluzioni. Francamente sono sorpreso che il governo non abbia fatto precedere una descrizione dell’emergenza alla comunicazione dell’extradeficit per motivarlo in modi realistici. Anche perché nel passato la Germania giustificò il mancato rispetto dei parametri europei per gestire l’emergenza della riunificazione, creando un precedente. In sintesi, suggerisco al governo di esplicitare e argomentare una situazione di crisi dell’Italia che richiede misure straordinarie. Va anche annotato che l’Articolo 81 della Costituzione, che obbliga la copertura delle spese non in deficit, ammette il deficit stesso in situazioni di crisi gravi. Infatti Sergio Mattarella non ha citato questo articolo quando ha fatto un richiamo sulla necessità dell’equilibrio di bilancio, ma un altro.

 Si spaventerebbe il mercato se vedesse una dichiarazione formale d’emergenza e misure straordinarie per risolverla? Non solo non si spaventerebbe, ma guarderebbe con più interesse un sistema economico che senza stimoli forti è destinato al declino. Ovviamente tale attenzione andrebbe sull’efficacia delle soluzioni. Infatti il mercato è in posizione di attesa. Ma il solo spiegare bene quale esattamente sia la crisi italiana e la decisione di risolverla darebbe il segnale che l’Italia, per decenni inerte, si ribella al declino.

Esistono due Italie. Il Nord è l’area più ricca e industrializzata dell’Ue, il Sud – con l’eccezione relativa della parte adriatica - quella più povera e senza sviluppo industriale. La distanza tra le due è aumentata enormemente negli ultimi anni. Infatti la maggioranza dei 5 milioni di poveri assoluti e del milione circa di adolescenti che non ricevono istruzione adeguata per povertà delle famiglie è concentrata al Sud. Il vecchio modello di finanziamento del Sud grazie al gettito fiscale del Nord non funziona più perché la crescita del Nord stesso è insufficiente per troppi carichi fiscali e ostacoli al continuo reinvestimento in sviluppo. In sintesi, il Sud affonda e il Nord non riesce a fare da salvagente. I dati nazionali aggregati rappresentano questa situazione come crescita minima del Pil, penultimo tasso di occupazione e tra i più alti livelli di disoccupazione nell’Ue, produttività media insufficiente. Semplificando, che al Sud l’elettorato chieda un reddito di sopravvivenza e al Nord meno tasse e vincoli corrisponde alla situazione reale. La soluzione migliore sarebbe quella di ridurre il debito e suoi costi annuali vendendo patrimonio pubblico. Ma è azione tecnicamente complicata e lunga. Inoltre nelle contingenze c’è una tendenza di riduzione della crescita che non permette – pur necessari appena possibile - tagli pesanti alla spesa perché avrebbe un effetto peggiorativo. Quindi è chiara l’alternativa per un governo: o fa finta che l’emergenza non ci sia, accettando il declino e cercando solo di attutirlo con minime misure, come fatto da quelli degli ultimi 5 anni, oppure decide di invertire il declino stesso, tentando di incollare le due Italie. Questo governo ha deciso la seconda opzione, ma ha come strumento solo il finanziamento in deficit delle soluzioni oltre che la rimozione dei blocchi agli investimenti pubblici già stanziati in precedenza. Si aggiunga che circa un quarto del territorio nazionale è vulnerabile a sismi ed eventi idrogeologici e che ciò richiede un megapiano di messa in sicurezza. In sintesi, se si fa la lista delle almeno 10 emergenze assolute dell’Italia, incorniciata dal differenziale Nord-Sud che rischia di destabilizzare il tutto, aggiungendo che comunque il Nord rende l’Italia una delle principali potenze industriali del pianeta, si da un messaggio realistico sia di necessità, utile per il negoziato con l’Ue, sia di possibile buon esito delle soluzioni, utile per ottenere attenzione positiva del mercato: cioè che l’Italia, se smossa, è un’opportunità. Resta aperta la questione tecnica di smuoverla bene, e sarò criticissimo sul punto, ma deve essere esplicitato più chiaramente il motivo d’emergenza che rende necessario un azzardo contabile. Lettera di una madre di Napoli: prof, cosa posso fare per evitare che mio figlio entri in una banda di criminali perché in casa non ci sono soldi e fuori manca il lavoro? Un’economia della speranza deve partire dal riconoscimento di una situazione disperata per troppi italiani, dalla verità.

(c) 2018 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: letters@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli