ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia     Gallery     Interviste     Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri
  Saggi
  Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere
  Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Carlo Pelanda: 2018-9-17L' Arena

2018-9-17

17/9/2018

L’impatto geopolitico sulla crescita

Il recente calo della produzione industriale conferma lo scenario di riduzione della crescita del Pil 2018 e 2019. La tendenza, caratterizzata da un calo degli investimenti per il futuro, risente, oltre che di problemi interni, della contrazione dell’export italiano sia globale sia di componenti verso l’industria tedesca e altre che stanno avendo difficoltà nei mercati esteri a causa delle guerre commerciali (dazi e contro-dazi). Il mercato teme che l’America sia concretizzi la minaccia di mettere dazi su tutto l’export della Cina e che Pechino reagisca simmetricamente sia applichi la minaccia di porre dazi ai beni europei: ciò porterebbe ad una catastrofica perturbazione globale nei flussi commerciali e nella catena internazionale di produzione del valore. Germania, in cui l’export contribuisce per circa il 50% alla formazione del Pil, e l’Italia dove il contributo dell’export al Pil è nominalmente del 25% circa, ma quasi del 40% se si considera il peculiare ciclo dell’indotto, sarebbero le più danneggiate, insieme a Giappone e Corea del Sud. Il recente incontro tra Stati Uniti ed Ue, a livello tecnico, in materia di accordi commerciali fa intravedere una soluzione. Ma l’America chiede l’abolizione di dazi e protezioni europee per non applicarne di propri in settori economici dove molte nazioni europee non sono disposte a concederle. Semplificando, l’America chiede la simmetria commerciale per tenere aperto il suo mercato all’export europeo, ma gli europei avranno enormi problemi ad accettarla. La speranza di un compromesso è alimentata dal fatto che l’America ha bisogno dell’Ue nel suo confronto con la Cina, dove il conflitto commerciale è una scusa per soffocare l’emergere del potere cinese nel mondo prima che diventi troppo forte. Ma la Germania non se la sente di far convergere troppo l’Ue con l’America per la paura di perdere il mercato cinese e sta cercando una posizione di neutralità che però comprometterebbe l’accesso dell’Ue stessa al mercato statunitense. Chi scrive è nel ciclo di consultazione dei think tank italiani ed europei che stanno valutando questa difficilissima situazione e ha raccomandato di non ricercare un’impossibile posizione di neutralità, ma di accordarsi con l’America per poi definire uno spazio concordato di relazioni europee con la Cina, anche considerando che la Cina stessa sta comunque cercando un compromesso con l’America. La crescita futura dell’Italia dipenderà molto da queste decisioni geopolitiche.

(c) 2018 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli