ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia     Gallery     Interviste     Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri
  Saggi
  Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere
  Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
X  
menu
fb Tw print

Carlo Pelanda: 2018-7-10La Verità

2018-7-10

10/7/2018

Per tornare importante la Nato deve diventare globale

Nel summit Nato dell’11-12 l’alleanza non si sfascerà, ma resterà comunque a rischio. Non solo per la richiesta di Donald Trump alle nazioni europee di rispettare gli impegni finanziari, ma perché la Nato non è più così rilevante per l’America. Inoltre, la specializzazione della Nato contro la minaccia russa è un fattore di divergenza tra Washington e Mosca nel momento in cui la prima ha iniziato una guerra vera e propria con la Cina – del tipo Roma contro Cartagine - e sta tentando una riconvergenza con la Russia per (iniziare a) staccarla da Pechino. Da un lato, l’America ha bisogno di mantenere l’alleanza con gli europei se non altro per evitare che la Cina li influenzi. Dall’altro, Washington ha anche l’opzione – che Trump sembra preferire - di trattare con i singoli Stati europei instaurando alleanze bilaterali sostitutive di quella Nato. Tale opzione diverrebbe più probabile se nascesse una difesa europea separata dalla Nato. Gli europei orientali, nordici e il Regno Unito, peferirebbero un ombrello americano, lasciando isolata la Francia, che persegue l’idea di “sovranità europea” e mettendo in grave difficoltà la Germania e, soprattutto, l’Italia, così destabilizzando la già fragile Ue. Per l’interesse nazionale italiano è chiaro il vantaggio di preservare le alleanze che ne moltiplicano la medio-piccola forza, cioè Nato ed Ue integre, e di dare alla Nato stessa una nuova missione che ne rinnovi la rilevanza e la convergenza euroamericana. E anche ne attutisca la specializzazione contro la Russia che diverge con gli interessi economici italiani. Da un lato, che l’Italia possa influenzare l’indirizzo della Nato è piuttosto irrealistico. Dall’altro, la situazione attuale permetterebbe a Roma di dare effetto a posizioni non conformiste e innovative.

Quali? Nel 1989 i funzionari della Nato dicevano “out of area or out of business” (fuori dall’area o la Nato è finita). E la Nato fece accordi estesi all’Est e all’Asia centrale diventando rilevante in un’era in cui l’espansione di Ue e Nato, durante l’Amministrazione Clinton, era percepita come utile dall’America. Poi tale rilevanza è scemata, dopo un ingaggio dell’alleanza in Afghanistan, ma senza missione di combattimento, ravvivandosi a seguito della nuova minaccia russa all’Ucraina e dintorni. Mosca, tuttavia, non ha interessi aggressivi illimitati verso Ovest, volendo solo difendersi da una disintegrazione dovuta all’espansione dell’Ue verso Est, potenziale di conflitto facilmente risolvibile con trattati equilibrati di reciproco rispetto e dando all’Ucraina uno status temporaneo di “cuscinetto”, poi sostituibile da un accordo definitivo di stabilizzazione. La priorità di Mosca è difendersi dalla Cina, con cui è costretta a convergere malvolentieri per l’ostilità occidentale, e farsi riconoscere uno spazio di influenza, non invadere l’Ovest. Un presidio Nato verso Est va mantenuto per confinare tale spazio russo, ma ciò non giustifica da solo il mantenimento della Nato come grande sistema.

Per dare rilevanza alla Nato bisogna estenderne la missione: 1) nel Mediterraneo e in Africa, calibrandola per azioni di penetrazione selettiva, per esempio eliminazione di bande dedite al traffico di umani e di gruppi jiahdisti; 2) costruzione di armamenti con raggio globale a standard Nato da parte di consorzi industriali che includano aziende sia americane sia europee nonché giapponesi, compresi sistemi spaziali per il controllo dell’orbita e oltre; 3) aggregazione dell’alleanza asiatica – in particolare Giappone, Australia e Nuova Zelanda - con quella europea per una cooperazione globale sul piano della sicurezza. In sintesi, il nuovo “out of area” è l’evoluzione del sistema interoperabile di difesa verso una capacità di presidio del mondo.  In tale configurazione una “Nato +” sarebbe chiaramente anticinese e ingaggerebbe gli europei con gli americani nel Pacifico, impedendo la neutralità mercantile dell’Ue perseguita dalla Germania e superando l’idea francese di Ue come terza forza tra America e Cina. Ma così diventerebbe un’alleanza globale militare delle democrazie dotata di una formidabile leva comune di sviluppo per nuove tecnologie, poi trasferibili all’industria civile, e viceversa, immensamente più potente della Cina e base per integrazioni economiche. Questo sviluppo non può essere detto tutto e subito. Ma iniziare ad ipotizzarlo nei giusti modi e luoghi darebbe alla Nato nuova rilevanza. Ritengo sia compito dell’Italia trovare il modo per avviare questo concetto. Cavour, che inviò 1/3 dell’esercito piemontese nella remota Crimea per avere l’aiuto della Francia contro l’Austria, oggi direbbe: mettiamo militari nel Pacifico per vendere di più in tutto il mondo. Infatti lo chiamerei “Progetto Cavour”, puntando subito ad un consorzio industriale a guida italiana che costruisca il primo drone robotizzato a raggio globale nello scenario “Nato +”.

(c) 2018 Carlo Pelanda
FB TW

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: letters@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli