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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2018-8-21LaVerità

2018-8-21

21/8/2018

Il rischio di sabotaggio di una politica economica attiva

La lettera inviata qualche giorno fa da Paolo Savona ad alcuni quotidiani economici fa ipotizzare che all’interno del governo ci sia turbolenza sulle scelte di politica economica. I termini principali della questione sembrano essere due: scelta tra una politica economica attiva e una passiva, o meglio, statica e l’effetto stimolativo, cioè sulla crescita del Pil, degli investimenti pubblici in relazione a quelli privati.

Le espressioni di Savona sono a favore di una politica economica attiva che trasferisca nel progetto di bilancio 2019, su cui inizierà il dialogo tra Italia ed Ue dal settembre prossimo, l’effetto di più e nuovi investimenti nel mercato interno. Le previsioni correnti indicano una crescita del Pil di solo l’1% nel 2019, circa 1/3 in meno di quanto stimato pochi mesi fa, a causa del calo relativo dell’export colpito da scossoni globali e dalla minore fiducia degli investitori sull’Italia. Una politica economica statica prenderebbe atto di queste tendenze e calcolerebbe l’equilibrio di bilancio sulle previsioni di stagnazione senza tentare di modificarle, con la conseguenza di togliere nel bilancio stesso risorse per lo sviluppo o in forma di investimenti o di detassazione stimolativa. Se così, il programma di governo sarebbe di fatto annullato e la ripresa economica dell’Italia rallentata o perfino invertita. Correttamente, Savona cita la miglior prassi di politica economica: reazione attiva e non passiva-statica di fronte ad un rischio di stagnazione-recessione. In termini concreti, nelle contingenze, significa aumentare gli investimenti nel mercato interno. Savona calcola che circa 40 miliardi di nuovi investimenti, di cui 1/3 pubblici e 2/3 privati, potrebbero portare le stime del Pil nominale italiano 2019-20 oltre il 3% e di quello al netto dell’inflazione (circa l’1,5%) attorno al 2%. Se tali numeri fossero trasferiti nelle previsioni che condizionano il progetto di bilancio 2019, allora l’equilibrio contabile richiesto dall’Ue sarebbe ottenibile senza sacrificare risorse per lo sviluppo e, in particolare, migliorerebbe il rapporto debito/Pil dando al mercato e alle agenzie di rating il segnale che finalmente l’Italia è in grado di ridurre il debito stesso aumentando il tasso di crescita. Credibile? Savona cita investimenti privati da parte di aziende con maggioranza azionaria statale, quindi orientabili dal governo, e fa intendere un progetto di stimolazione fiscale che incentivi altri investimenti. Non si può escludere la fattibilità, considerando i volumi di liquidità disponibili pur in una nazione con un tasso minimo di impiego del risparmio per investimenti interni. E Savona, punto cruciale, si dice fiducioso di poter convincere l’Ue ad accettare un progetto di bilancio con previsioni basate su interventi attivi. Male che vada, questa linea attiva permetterebbe comunque di ottenere più vantaggi per l’Italia che non il perseguire quella statica.

Tuttavia, perché ha sentito il bisogno di scriverlo invece di rifinire il disegno nel giusto silenzio delle stanze governative? Contrasti con Giovanni Tria, forse? Ho riletto una sua recente intervista dettagliata dove appare orientato ad attuare una politica economica attiva che, evidentemente, implica una forte leva in forma di investimenti. Forse Tria sta subendo condizionamenti per portarlo su una politica statica, come lo fu quella di Pier Carlo Padoan, “la via stretta”, perché lo standard Ue la predilige, il Quirinale è euroconformista e la burocrazia strategica antagonizza la maggioranza sperando di farla fallire e cadere? Forse qualcuno è riuscito a spaventare i leader politici gialloblu sventolando la minaccia dell’attacco dei mercati in autunno? Ma tale minaccia – che non è un complotto, ma una posizione del mercato che annusa la debolezza dell’Italia - si sventa con una politica attiva e non certo passiva. In sintesi, ci sono motivi per segnalare la necessità di difendere il tentativo di una politica economica attiva perché è l’unica scelta giusta per l’Italia e qualcuno, italiano e non estero, vuole impedirla.

Intuisco, invece, tra le righe scritte da Savona una possibile divergenza con Tria sull’effetto moltiplicatore degli investimenti pubblici e privati. In base agli studi in materia, i secondi hanno effetti più rapidi sulla crescita mentre i primi hanno un effetto differito e pesano sull’equilibrio di bilancio, rendendo realistico, in particolare per la credibilità di un progetto attivo di bilancio, pensare alla proporzione suggerita da Savona. Ma sono convinto che alla fine due economisti di tale levatura troveranno convergenza. Mi preoccupa, invece, la solitudine di Tria in un governo inesperto e che mostra paura, situazione che mi sembra Savona stia tentando di correggere esponendo la sua audacia e competenza tecnica. Per interesse nazionale, e non solo per la stima maturata dopo aver fatto ricerche e libri insieme, consiglio di sostenerlo.

(c) 2018 Carlo Pelanda
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