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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2018-7-31La Verità

2018-7-31

31/7/2018

L’opportunità per l’Italia di comportarsi da grande

Incontro positivo tra Giuseppe Conte e Donald Trump: le convergenze su alcuni dossier settoriali sono state confermate, altre impostate. Ma sullo sfondo è rimasto un problema: come rendere rilevante Roma per gli Stati Uniti allo scopo di incentivare i secondi a scambiare qualcosa in più e più sistemico per l’interesse italiano. Questo è sempre il medesimo da decenni: usare le alleanze con europei e America per moltiplicare la forza nazionale. Ma la partecipazione di Roma a queste alleanze è stata passiva e ciò ha reso poco rilevante il profilo dell’Italia. Il nuovo governo mostra di voler prendere una posizione più attiva e, nell’Ue, più autonoma. Trump ha dato subito un’apertura al nuovo esecutivo perché i suoi consiglieri hanno colto questo cambiamento e segnalato la possibile novità di un’Italia non più suddita di Francia e Germania. Ciò è di potenziale interesse statunitense, in particolare dopo la Brexit e la conseguente pressione di Parigi per una “sovranità europea” sostenuta da una difesa altrettanto europea, con comando nucleare francese, di fatto rottura della Nato. In sostanza, la curiosità americana è capire quanto il risveglio italiano possa mantenere l’Ue entro il perimetro atlantico ed evitare che si costituisca come potere regionale autonomo vulnerabile, o complice, all’espansione della Cina nell’Eurasia.

 Molti analisti ritengono che l’Amministrazione Trump non sia capace di “Grand Strategy”, ma solo di tatticismi. Per esempio, non ti metto i dazi sulle auto se mi compri la soia che i miei agricoltori non riescono più a vendere in Cina per i controdazi che ha messo. Tale valutazione ha trovato certa giustificazione nei comportamenti erratici del 2017. Ma ora è chiaro che è stato un periodo di apprendimento. Agli inizi del 2018, l’Amministrazione Trump si è riconnessa alla tradizionale politica estera statunitense e ad un vettore orientato da valutazioni di grande (cioè sistemica e duratura) strategia. Questa definisce la Cina come un competitore globale da abbattere. Poiché è un dato certo che ogni nemico dell’America debba tentare di separare gli europei da questa per ridurne la forza, Washington ha messo in priorità l’influenza sull’Eurasia occidentale, o via riconvergenza euroamericana o attraverso la spaccatura dell’Ue, e su quella centrale via ricerca di una co-interessenza con la Russia spaventata dall’espansione cinese. Ovviamente restano i tatticismi, ma un negoziato bilaterale con gli Stati Uniti deve tener conto della sua rinnovata grande strategia che è poi un interesse vitale per il quale Washington è disposta a concedere qualcosa in modi non di scambio simmetrico.

Detto questo, la visita di Jean-Claude Junker a Trump, dove il primo ha portato la lettera di resa della Germania terrorizzata dai dazi sull’auto, ha tolto rilievo a quella di Conte sul piano dell’apertura di un fronte pro-atlantico entro l’Ue. Ma gli analisti statunitensi, pur annotando che per la prima volta Berlino ha svelato il suo potere diretto su Bruxelles, finora oscurato dall’impiego di proxy, mandando quasi a calci Junker a fare l’ambasciatore per la Germania, non si fidano di Angela Merkel. Il suo staff strategico, infatti, valuta come solo temporanea la conduzione di Trump e suggerisce di prendere tempo, facendo finta di arrendersi, pur con fatti concreti per sostenere la finzione. Infatti Berlino ha impedito ai cinesi una serie di affari in Germania. Ma il fatto che la Cina non si sia lamentata fa sospettare intese profonde. Pertanto, il valore potenziale dell’Italia come sostegno per un accordo euroamericano, pur attutito, c’è ancora.

Come realizzarlo? Evidentemente nel mettere Roma in posizione di spinta per l’accordo “zero dazi” tra America ed Ue proposto da Trump, in parte come provocazione perché il protezionismo francese e tedesco lo renderebbe difficile, dando a Trump la scusa per imputare l’Ue, linguaggio precursore per la sua spaccatura, in parte come offerta reale di creare un mercato unico euroamericano per cementare la relazione atlantica e poi avere più forza geoeconomica per includervi la Russia e l’Asia centrale  allo scopo di completare l’accerchiamento e la compressione della Cina. Roma ha enormi problemi interni (protezionismo settoriale) e di relazioni europee (l’opposizione della Francia) nel prendere questa postura. Ma Camillo Benso di Cavour direbbe che o così o l’Italia non sarebbe rilevante per scambiare vantaggi. Forse aggiungerebbe che un accordo Italia-Germania potrebbe essere la soluzione portatrice di un doppio vantaggio quando Berlino si accorgerà che anche senza un Trump l’America perseguirà il disegno qui detto, come recentemente fatto intendere da Henry Kissinger. Vedremo, ma è chiaro che su questo tema di geopolitica economica capiremo se il governo è capace di riportare l’Italia nella storia e nella ricchezza o meno.

(c) 2018 Carlo Pelanda
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