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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2018-6-19LaVerità

2018-6-19

19/6/2018

Attivismo italiano per ricompattare l’Occidente

La crisi di coesione dell’alleanza occidentale è anche cognitiva: manca un nuovo progetto che la ricompatti. Per l’Italia, piccola, ma potenza industriale con interessi globali, la partecipazione a tale alleanza è un moltiplicatore della forza nazionale. La tendenza alla disgregazione dell’Occidente è quindi un grave demoltiplicatore di potenza che Roma ha l’interesse vitale di invertire. Ma cosa può fare? Finalmente è stato sdoganato il linguaggio dell’interesse nazionale. Ma se il ritorno al realismo e all’attivismo estero si limitasse ai toni rivendicativi per la posizione scomoda nell’Ue, Roma resterebbe comunque passiva in una situazione dove nessuno sta proponendo riparazioni dell’Occidente e subirebbe danni. Pertanto, alla riscoperta dell’interesse nazionale va aggiunto un progetto italiano attivo e costruttivo per la ricompattazione dell’Occidente e per la riconfigurazione e re-indirizzo dell’Ue a tale scopo. Il nuovo governo si sta accorgendo che l’Italia, pur indebolita dal debito e dalla crisi reputazionale, ha una notevole rilevanza passiva: se parla viene ascoltata dagli alleati. Per trasformare la rilevanza passiva in attiva, il governo dovrebbe stimolare i think tank e i centri universitari italiani a produrre idee e soluzioni poi da selezionare come linee di proposta (geo)politica agli alleati.

Mi si permetta qui di riportare per sommi capi le idee elaborate dal mio gruppo di ricerca con la missione di individuare un’architettura internazionale dove sia composto l’interesse nazionale italiano con quello degli alleati per mostrare, in generale, il tipo di lavoro cognitivo da fare e, in particolare, stimolare ricerche di altri e la domanda di queste da parte della politica. 

Progetto Nova Pax, livello G7: avvio di un mercato globale tra democrazie, la “Libera comunità”, non solo allo scopo di creare un sistema economico internazionale più grande della Cina, per altro utile come nemico compattante, così condizionandola attraverso la concessione o meno di accessi, ma anche per dare alle democrazie partecipanti uno strumento integrativo che ne faciliti lo sviluppo, considerando che tutte sono in crisi sul piano della ricchezza diffusa socialmente. La Libera comunità, infatti, sarebbe anche uno strumento di rilancio del capitalismo di massa in ogni nazione partecipante grazie all’effetto espansivo di un mercato a integrazione crescente.

La priorità della riconvergenza euroamericana: la leva principale per avviare il progetto detto sopra è riprendere l’accordo Ttip – considerando che Trump ha dichiarato mesi fa la disponibilità a farlo - in forma semplificata come accordo doganale (ma evolutivo) bilaterale che abolisca, a parte alcune protezioni ammesse, i dazi tra Ue e Usa, mossa sostanziale per un riequilibrio commerciale tendenziale. Con l’inclusione anche di Londra nell’accordo si risolverebbero ambedue le questioni atlantiche che stanno minando la coesione occidentale. E con l’inclusione del Giappone, che già sta negoziando un accordo doganale con l’Ue, il G7 coinciderebbe con questa prima configurazione di “Libera comunità”, aprendo la possibilità di estendere la Nato all’Asia, ridando senso e status globale a tale organo di governance dell’alleanza occidentale.

Ue flessibile ed estroversa: compattare l’Ue non in forma confederale, cioè di “sovranità condivise”, ma in quella di sistema di “sovranità convergenti e reciprocamente contributive”. Resterebbe un sistema strutturato, ma più flessibile – pur meno nell’Eurozona – e per questo aperto a nuove inclusioni che l’impianto confederale impedirebbe, rendendo l’Ue estroversa e capace di ulteriori espansioni. In questo modello, la costruzione europea ritornerebbe al pragmatico metodo funzionalista adottato dalla Comunità tra il 1957 e i primi anni ‘90, poi abbandonato da quello unionista nel 1992, senza perdere la coesione fino a qui maturata e rendendo possibile per le nazioni una loro posizione più comoda nel complesso. In sintesi, all’Italia l’Europa serve come organizzazione allo stesso tempo strutturata e aperta che si espande nel mondo e integrata progressivamente con altre democrazie e non come supernazione chiusa. La fattibilità è corroborata dal fatto che la Germania mai accetterà un’Ue confederale che ne limiti troppo la sovranità e che la Francia nemmeno vuole una vera unione, ma solo una strutturazione europea che le permetta il dominio politico della regione e il primato dovuto all’essere l’unica potenza nucleare del sistema dopo la Brexit, cosa che è meglio si scordi perché mai Germania e Italia la concederanno, ma indica la preferenza anche di Parigi per un modello di sovranità convergenti e non condivise.   

Troppo ambizioso pensare che l’Italia possa proporre schemi di nuovo ordine mondiale? No, Il potenziale cognitivo è elevato nonostante l’invasione di pensiero debole nelle università. Va solo acceso da un nuovo pensiero politico meno timido e provinciale.  

(c) 2018 Carlo Pelanda
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