Ci risiamo. Ad ogni turbolenza globale che ha origine in qualche caso locale, come nel caso del crollo della lira turca, la Borsa e la fiducia sul debito italiane, nonché sullele banche, sono quelle più penalizzate. Ciò avviene perché quando il mercato percepisce incertezza tende a spostare capitali ed investimenti verso i luoghi e gli impieghi considerati più sicuri, senza fare troppe distinzioni analitiche, verso il dollaro. L’Italia è considerata una zona a metà tra quelle insicure ed insicure a causa del troppo debito e della poca crescita, più orientata verso il declino che non verso la riparazione. Ai valutatori non sfuggono i molti aspetti positivi dell’Italia, quali la forza industriale, una società attiva ed un livello di ordine ben superiore a quello percepito. Ma pesa molto in negativo l’incapacità storica della politica italiana di riformare il sistema verso maggiore efficienza e riequilibrio della finanza pubblica. Poiché l’incertezza geopolitica è destinata ad aumentare nel prossimo futuro, appare realistico segnalare che il governo dovrebbe fare uno sforzo straordinario ed accelerato per collocare l’Italia tra le zone sicure del pianeta togliendola dalla classifica di quelle a rischio.
Nel mondo si stanno formando due megablocchi in conflitto tra loro, americano e cinese, e due aree regionali minori, russa ed europea. Ciò comporta una ricollocazione di queste e di tutte le nazioni, forse India a parte, entro l’uno o l’altro dei blocchi maggiori. Per esempio, la crisi della lira turca nasce da un fatto tecnico, ma si è estesa perché l’America ha attaccato Erdogan per dissuaderlo ad aderire ad un’alleanza con Mosca e Iran sotto l’ombrello della Cina. Il negoziato commerciale tra Ue ed Usa dipenderà molto dal comportamento della prima verso l’Iran oggetto di prossime sanzioni totali da parte dell’America. E ci sono almeno una decina di altri possibili conflitti con capacità di contagio globale nel processo di formazione del nuovo mondo bipolare. In tale contesto la collocazione dell’Italia nella lista delle nazioni sicure implica due operazioni complicate. Geopolitica: aderire in modo più netto al blocco americano, cosa già impostata, ma con il problema di gestire il “sovranismo europeo” perseguito dalla Francia e il “neutralismo” voluto dalla Germania. Economica: dare una sorpresa positiva al mercato effettivamente riducendo le tasse per aumentare la crescita e riducendo il debito. Tali azioni sono fattibili, in teoria, ma non è chiaro se il governo abbia capito il come.