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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2018-5-29L' Arena

2018-5-29

29/5/2018

Limitare i danni

L’attesa di elezioni, nelle condizioni di conflitto istituzionale e politico emerse negli ultimi giorni, impedisce qualsiasi rassicurazione sulla stabilità dell’economia italiana agli investitori nazionali ed esteri prima che queste si tengano. Fino ad allora il mercato sconterà una marcata incertezza politica e, a parte qualche momento speculativo indotto dal fatto, per esempio, che i valori di Borsa italiana sono caduti molto al di sotto di quelli realistici, difficilmente sposterà capitali per investimenti lunghi sull’economia italiana. Ciò appare inevitabile. Quello che si potrebbe evitare, invece, è un peggioramento della percezione di rischio politico e un prolungamento eccessivo della situazione di incertezza. I motivi per creare tale argine sono evidenti. L’incertezza in Borsa sta frenando i progetti di quotazione di centinaia di piccole-medie imprese che li stanno predisponendo perché il credito bancario da solo non può sostenere la loro crescita e queste devono rivolgersi a quella parte del mercato dei capitali dove è possibile accendere investimenti più carichi di rischio, la Borsa appunto. Un peggioramento del voto di affidabilità sul debito italiano comporterebbe reazioni a catena che alla fine restringerebbero il credito a imprese e famiglie, innescando una recessione che poi aumenterebbe il rischio di nuova crisi bancaria, a spirale. In sintesi, la ripresa verrà certamente rallentata dal disordine politico, ma c’è ancora la possibilità di limitare i danni. Come? Alcuni ritengono che spostare le elezioni al 2019, nel frattempo presentando un bilancio aderente ai criteri del rigore, attutirebbe la crisi di fiducia sull’Italia. Altri ritengono che sia necessario rendere il più breve possibile l’intertempo prima delle elezioni. I primi, probabilmente, contano anche sul fatto che il tempo eroda le posizioni più radicali dei partiti rendendole più consapevoli dei requisiti di compatibilità con i criteri del mercato e delle regole europee. I secondi pensano che sia prioritario mostrare il prima possibile un governo legittimo con piena facoltà al mercato e all’Ue, contando sul fatto che chi governa deve comunque seguire un sentiero realistico indipendentemente dalle parole dette in campagna elettorale. Chi scrive pensa meno pericolosa questa seconda posizione. Ma alla condizione che i programmi dei partiti si ispirino a un maggiore realismo economico perché comunque le parole sono importanti e il mercato, che per sua natura cerca di anticipare gli eventi, le usa per le decisioni di investimento.

(c) 2018 Carlo Pelanda
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