La Commissione europea ha siglato le bozze di accordo doganale con Giappone e Singapore, simili al già firmato Trattato con il Canada (Ceta), che abolisce la quasi totalità dei dazi nei flussi con il mercato europeo, e sta trattando analoghi accordi con più di una decina di altre nazioni del Pacifico e con il Mercosur (Argentina e Brasile). L’Ue è proiettata a diventare il centro di un reticolo globale di trattati economici che potrebbe diventare il più grande mercato ad integrazione crescente del pianeta. Per velocizzare tale tendenza la Commissione ha semplificato la procedura di approvazione dei trattati economici: quelli doganali richiedono l’approvazione solo del Parlamento europeo e del Consiglio intergovernativo, mentre quelli più complessi, per esempio accordi di standard industriali comuni, ecc., restano sottoposti all’approvazione dei parlamenti nazionali. Ma un accordo a livello doganale che toglie barriere ai flussi di merci traina altre convergenze, fatto che impone alle nazioni più peso a Bruxelles per la tutela dei propri interessi. Che l’Ue si organizzi per un’espansione più rapida del suo mercato all’esterno è, in generale, un enorme vantaggio per l’Italia perché potenza esportatrice. Ma, in particolare, tale sviluppo potrebbe portarle due problemi. L’America vede male un’autonomia europea divergente anche perché le nazioni oggetto di minaccia di dazi da parte di Washington si rivolgono all’Ue come alternativa, per esempio il Giappone, e ciò potrebbe limitare gli accessi di prodotti italiani al mercato statunitense. Forse più grave, poi, è il problema della poca influenza dell’Italia nell’Ue a conduzione franco-tedesca che comporta un deficit (parziale) di tutela dei marchi e dei produttori italiani negli accordi commerciali detti. Infatti parecchie loro associazioni stanno protestando. Ma questo secondo problema non si risolve con le proteste settoriali. Trova soluzione, invece, in un governo forte capace di bilanciare interessi italiani, europei e delle controparti commerciali nel mondo. Pertanto la prospettiva di un governo debole o che non capisce i nuovi requisiti di diplomazia attiva nello scenario qui tratteggiato deve destare attenzioni e preoccupazioni. Così come è preoccupante per l’Italia che Macron e Merkel incontrino, per giunta separatamente, Trump tra pochi giorni per convincerlo a non applicare dazi agli europei e riavviare un accordo euroamericano senza che Roma sia stata consultata sui contenuti e abbia preteso di esserlo. Appare evidente l’urgenza di sprovincializzare la politica italiana.