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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2018-4-17LaVerità

2018-4-17

17/4/2018

Washington e Mosca verso uno stabilizzante equilibrio del terrore

Il Pentagono ha concordato con Mosca l’attacco in Siria per non provocare danni alle forze russe, ottenendo in cambio la non interferenza di queste. Washington, poi, ha chiesto alle alleate Parigi e Londra di sottolineare che non c’è la pretesa di rovesciare il regime di Assad protetto da Mosca, ma solo quella di limitarne l’uso di armi non-convenzionali. Pertanto l’azione militare alleata va vista come un test di convergenza per definire non solo i confini tra le rispettive aree di influenza, ma anche il tipo di comportamenti reciproci per stabilizzare le relazioni.

 L’Amministrazione Trump sta facendo le prove per calibrare la sua nuova strategia. Questa può dirsi una reazione all’evidente cedimento dell’influenza statunitense nel mondo avvenuta nel 2017 a favore di quella globale della Cina e regionale, ma di rilevanza generale per la delicatezza dell’area, della Russia. Ora l’obiettivo è ripristinare l’impero e far retrocedere cinesi e russi, anche cercando dei successi per limitare le critiche interne di aver reso piccola l’America. Il condizionamento via minaccia di dazi sia nei confronti degli alleati per compattarli sia nei confronti della Cina per limitarne la forza, ha limiti di efficacia e rischi di effetti controproducenti. Per questo i nuovi strateghi di Trump – che ha licenziato i vegetariani e assunto carnivori -  hanno suggerito di usare meglio la superiorità militare statunitense per ottenere vantaggi politici. La calibratura riguarda la ricerca di un giusto mix tra guerra economica e con armi, dove la seconda ha più peso nei confronti della Russia in quanto è meno vulnerabile a quella economica perché non tanto integrata nel mercato globale. Inoltre, l’impiego della dissuasione militare nei confronti della Russia è un segnale per la Cina senza dover ricorrere a più pericolose escalation nel Pacifico. Ovviamente il ricorso alle armi nelle democrazie richiede una forte nemicizzazione dell’avversario. Londra lo ha capito per prima e ha offerto all’America il caso dell’avvelenamento chimico di una ex spia russa e figlia come scusa per la demonizzazione di Mosca, seguita da Parigi, per mostrarsi il miglior partner dell’America. Poiché i siriani usano quotidianamente i gas (cloro) per stanare la resistenza in zone urbane dove la riconquista con combattimenti casa per casa costerebbe troppo, è stato facile montare un caso di “guerra giusta” per l’esibizione della nuova determinazione statunitense a ricorrere alle armi. In sintesi, la strategia americana è di ricreare la propria sfera di influenza globale limitando la russa e destabilizzando quella cinese ricorrendo di più al bastone.  

Mosca non ha né la possibilità né l’interesse – anche perché depotenzia il progetto euroasiatico cinese visto con timore dalla Russia -  di contrastare questa strategia a condizione di poter mantenere la propria sfera di influenza. I messaggi da Washington – carota dopo il bastone - glielo concedono. Ma quali saranno i confini accettabili per Mosca? Difficilmente potrà mollare l’Iran, anche perché se lo prenderebbero i cinesi, e la Turchia. Potrebbe, in cambio del riconoscimento di permanenza in queste aree chiave, mollare la presa sull’Ucraina orientale? All’America interessa che rimanga la minaccia russa perché rende filoamericani gli europei orientali e spaccata l’Ue. Se molla sull’Ucraina, inoltre, Putin rischia di essere defenestrato così come se mostra di arrendersi, motivo per cui ha fatto dichiarare la balla di tanti missili americani abbattuti, per altro non troppo smentita dagli alleati per non metterlo in difficoltà. In sintesi, Putin è in crisi: contrastare la strategia globale americana implica un’alleanza con la Cina che Mosca non vuole perché sarebbe satellizzata – infatti Pechino ha dichiarato che sosterrà Mosca contro l’America – e sarebbe a rischio di sconfitta o, alla fine, di un accordo America-Cina a danno di Mosca stessa. Non contrastarla implica retrocedere e perdere il consenso interno. Convergere con l’America per mantenere la propria sfera di influenza, ma dando in cambio garanzie implica almeno un congelamento del conflitto tra Iran e Sauditi e un minore sostegno a Pechino. Forse questa è l’unica strada per Putin: garantire all’America un buon comportamento entro un modello di “equilibrio del terrore” in cambio del riconoscimento della propria area di influenza. In questo scenario, se si confermasse, l’Italia avrebbe il massimo vantaggio non restando neutrale come ha fatto nel caso dell’attacco selettivo alla Siria, ma posizionandosi come alleato attivo dell’America proprio per poter avere una voce più autorevole nel contribuire ad un “equilibrio del terrore” e così diventare più rilevante per Mosca e per Pechino nonché annullare il vantaggio preso da Parigi, anche su Berlino, precursore di un ruolo proconsolare pericoloso per gli interessi dell’Italia.

(c) 2018 Carlo Pelanda
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