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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2017-12-19La Verità

2017-12-19

19/12/2017

La riscossa dell’Occidente

Il rapporto dell’unità di ricerca del Congresso, pubblicato a fine estate, ha messo pressione sull’Amministrazione Trump e sulla maggioranza repubblicana ponendo il problema di come conciliare la linea “America First” con il mantenimento della centralità statunitense nel mondo, annotando il suo rapido deterioramento a favore dell’influenza cinese e russa negli affari globali. Il Partito repubblicano, pertanto, ha dovuto riconciliare la dottrina del Primato dell’America, con toni isolazionisti e di disingaggio globale, con quella dell’Interesse nazionale che implica il mantenimento del dominio mondiale da parte degli Stati Uniti pur a costi minori e interventi più selettivi, che è linea tradizionale del Partito stesso da quando fu formalizzata – a quei tempi contro il globalismo di Clinton - da Condoleezza Rice nell’aprile 2000. La riconciliazione è avvenuta creando una “Dottrina del contrasto” da parte dell’America democratica contro la Cina autoritaria che riafferma un ingaggio globale degli Stati Uniti per tale scopo.
La nuova dottrina enfatizza la fine di un periodo, inaugurato da Clinton nel 1996, in cui l’America dava fiducia ai regimi autoritari, includendoli nelle istituzioni globali, nella speranza di una loro progressiva tendenza verso la democrazia, passando per la creazione di uno Stato di diritto. Poiché la Cina non ha mostrato tali tendenze, ma, anzi, con la presa di un potere dittatoriale da parte di Xi Jinping nel recente Congresso del Partito comunista si configura come aggressiva potenza nazionalsocialista, allora non merita più tale fiducia e conseguenti trattamenti di favore. Così la Russia, pur con minor enfasi nemicizzante. Ma quale strategia concreta sarà attuata? Una condizionante implica la creazione di un mercato delle democrazie con scala così ampia da costringere Pechino ad accettare condizioni per ottenerne l’accesso. Questa fu la strategia di Obama – cioè della burocrazia imperiale che lo aveva preso sotto controllo nel secondo mandato, dal 2012 - che ideò due aree americocentriche di libero scambio nel Pacifico e nell’Atlantico, formate da democrazie, che escludessero Cina e Russia per condizionarle, in sostanza un atto di guerra economica a bassa intensità. Ma Trump ha cancellato l’accordo nel Pacifico e congelato quello con l’Ue. Potrebbe tornare indietro, riadattando il progetto di mercato globale delle democrazie ai requisiti di reciprocità commerciale? Un’altra strategia condizionante potrebbe limitarsi a un accordo bilaterale con la Cina. Ma Pechino, che lo accetterebbe volentieri, continuerebbe a espandere la propria influenza nel mondo, alla fine sovrastando l’America. Difficile che Trump non sia stato avvertito di questo scenario. Muscoli militari unilaterali per costringere la Cina ad accettare regole di buon comportamento? Potrebbero creare conflitti che distruggerebbero il mercato globale. Bisogna considerare, poi, che la Cina è ormai al centro del mercato mondiale e un suo contenimento o condizionamento troppo duri potrebbero destabilizzarla con un effetto contagio catastrofico per tutti, ma anche che senza condizionamento il centro dell’economia mondiale sarebbe influenzato da un regime autoritario, aggressivo e instabile. Pertanto la Cina va certamente condizionata e non le si può lasciare il dominio. Ma temo che Washington sovrastimi la propria forza condizionante unilaterale oppure cerchi accordi bilaterali che non toglierebbero potenza ai regimi autoritari, in ambedue i casi mettendo in seri guai gli interessi europei e italiani. Quindi penso tocchi agli europei, sperando in un attivismo italiano, proporre all’America un nuovo contratto atlantico finalizzato alla formazione del nucleo economico, finanziario e militare di un futuro mercato globale delle democrazie, basato sulla reciprocità economica, che diventi sistema molto più grande della Cina e quindi in grado di condizionarla, gestendo gli accessi, ma con saggia calibratura di bastone e carota. A questo progetto ho dato il nome, in un mio libro, di Nova Pax. Comunque, in ogni scenario di condizionamento della Cina la nazione chiave è la Russia e la prima cosa che europei e America dovrebbero valutare è come non lasciarla alla Cina, considerando che limitare l’espansione cinese in Eurasia è la priorità di geopolitica economica della Russia, ma che da sola non riuscirà a realizzare. In conclusione, la soluzione più efficace per stabilizzare il mercato globale e il dominio degli standard occidentali sarebbe riunire le tre aquile dell’Occidente, Europa, Russia e America, nel comune interesse di limitare e condizionare la Cina, organizzando una potenza congiunta tale da sia scoraggiare sfide da parte di Pechino sia di organizzare risorse sufficienti per gestire l’eventuale implosione dell’economia cinese.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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