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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2018-2-20La Verità

2018-2-20

20/2/2018

Sospendere l’opaco trattato tra Italia e Francia

Trovo importante segnalare l’anomalia di un governo italiano in scadenza che prende l’impegno di siglare un trattato di cooperazione molto strutturata con la Francia, in occasione del prossimo incontro bilaterale di routine tra i due Stati nel settembre-ottobre 2018, e che istituisce con lettera di incarico formale un gruppo di lavoro di tre saggi per delinearne i contenuti insieme ad altri tre di nomina francese. Come mai scrivo ora di un fatto che risale all’ultimo incontro bilaterale tra Paolo Gentiloni e Emmanuel Macron? Pensavo che il primo avrebbe sospeso, per stile istituzionale, tale iniziativa in attesa dell’esito elettorale e di nuovi governo e parlamento. Ma con mia sorpresa non lo ha fatto. Pertanto il caso merita nuova attenzione e, secondo me, indagini perché l’anomalia è così evidente da doverci chiedere cosa ci sia sotto.

In generale, la sola idea di trattati bilaterali selettivi strutturati all’interno dell’Ue è sbagliata perché fonti di asimmetrie che la destabilizzano. In particolare, perseguire un accordo bilaterale sistemico con Parigi – focalizzato sugli aspetti industriali – significa mettere le dita negli occhi a Berlino. E’ ben noto, infatti, che dal 1993 la Francia cerca di conquistare il mercato italiano per poter pareggiare la forza economica della Germania. La strategia neo-gaullista di Macron è realizzare sul serio questo obiettivo. Non solo. Ha anche l’obiettivo di prendere il controllo della notevole industria militare italiana perché con questa mossa, considerando l’uscita di Londra dall’Ue, dominerebbe l’intero sistema industriale europeo della Difesa con il vantaggio di utilizzare le risorse Ue per aumentare il proprio arsenale nazionale e conseguente centralità geopolitica, sopra la Germania. Infatti il governo francese ha predisposto un disegno di legge, che verrà discusso nell’Assemblea e nel Senato, tra poche settimane, di aumento progressivo della spesa militare che la porterà a 50 miliardi anno nel 2025 dai poco più di 30 previsti nel 2018. La logica è la seguente: mettere più soldi nei consorzi europei per la costruzione di armi allo scopo di dominarli e quindi condizionare gli orientamenti della Difesa europea, di fatto a guida francese. Lo strano linguaggio usato recentemente dalla Commissione europea – aumentare il bilancio comunitario per la sicurezza anche riducendo la spesa agricola – appare prova di una forte pressione francese nella direzione detta. Così come la posizione del ministro della Difesa francese nel convegno di Monaco sulla sicurezza: il riarmo europeo deve essere più rapido. Il punto su cui indagare: Gentiloni ha promesso un trattato come scusa diplomatica per rinviare la pressione francese, di cui l’acquisizione o comunque condizionamento di Leonardo (ex-Finmeccanica) è da sempre l’obiettivo principale, oppure ha veramente ceduto alla pressione stessa?

Io spero sia vera la prima ipotesi, ma se fosse così vorrebbe dire che il governo italiano è così debole da poter solo fare trucchetti di rinvio per difendersi dall’aggressività di Parigi e che si sente ormai condannato a dover fare compromessi, cioè a poter solo addolcire l’annessione francese senza poter più evitarla. Tale pessima situazione sarebbe spiegabile come sfondamento da parte della lobby francese, legione ben finanziata e onorata da Parigi, che occupa importanti posizioni pubbliche e private. Tra la fine del 2001 e il 2005 fui ingaggiato part-time dal ministro della Difesa Antonio Martino per aiutare nella strategia di difesa dell’Italia dal piano di occupazione francese. Nell’occasione vidi in diretta la forza della “legione”, ma il governo italiano manteneva un nucleo capace di difendere l’interesse nazionale e l’ambizione francese fu respinta, per altro con l’intelligenza di non chiudere a collaborazioni settoriali proprio nel settore militare. E c’era una sponda americana. Ora, temporaneamente, questa non c’è più e sia governo sia sistema politico sono più penetrabili. Per questo non so dirvi se la mossa di Gentiloni sia un disperato tentativo di salvare il salvabile oppure un tradimento. E il nome del futuro (ipotetico) trattato come “del Quirinale” non aiuta a decidere. Ma proprio per questo bisogna indagare e attivare una pressione di opinione pubblica per sospendere lo studio del trattato come segnale alla Francia che gli accordi con l’Italia implicano reciprocità e che nel settore militare i programmi debbano essere paneuropei oltre che non compromettere la Nato. Questo non vuol dire nemicizzare la Francia, con cui collaborazioni settoriali sono benvenute in una logica di necessario riarmo europeo, ma serve a chiarire a Parigi che l’Italia mai accetterà l’idea francese di usare l’Europa come strumento moltiplicatore della sua potenza nazionale.

(c) 2018 Carlo Pelanda
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