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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2017-12-27La Verità

2017-12-27

27/12/2017

Il rischio del potere informale

L’Italia è una Repubblica presidenziale di fatto, pur non essendolo di forma, perché i poteri del Presidente sono definiti in modo incompleto, permettendone così un esercizio illimitato. Un passo in più verso questa configurazione di governo informale è stato spinto da una legge elettorale che non favorisce la creazione di maggioranze parlamentari nette né indica un capo del governo. Ciò colloca il Quirinale in una posizione di potere esecutivo di fatto più diretto. Bene o male per la nazione?
Tutte le democrazie stanno mostrando instabilità politica. Ciò dipende dall’impoverimento delle democrazie stesse e dalla conseguente differenziazione divergente degli interessi nell’elettorato: gli impoveriti o con poca speranza di diventare ricchi aderiscono a offerte di sinistra e destra estreme o di antisistema oppure peroniste mentre la classa media in buona situazione materiale e/o psicologica vota i centristi socialdemocratici o liberali. Il restringimento della classe media “in bonis” sta indebolendo il progetto del capitalismo di massa e, conseguentemente, quello democratico. In una situazione del genere, poi, un sistema elettorale proporzionale come quello italiano porta un rischio elevato d’ingovernabilità o di affermazione di linee politiche irrazionali. In una recente riunione di un club globale, che frequento, con la missione di riparare le democrazie in crisi affinché non degenerino in autoritarismi e/o in ingovernabilità con esiti economici disastrosi, alcuni colleghi hanno commentato con favore il potere informale illimitato dato da una Costituzione imprecisa al Presidente della Repubblica italiana. Da dietro le quinte ha la possibilità di creare un nucleo di comando di proprio riferimento, con potere condizionante sui partiti, che terrà l’Italia nel binario europeo, evitando tragedie. Hanno continuato: poi dopo un paio d’anni, esaurito il ciclo politico degli inadeguati, cioè a dir loro i leader di tutti i principali partiti attuali, e dell’ansia sociale, cioè una situazione dove la classe media ottimista tornerà in maggioranza, questo nucleo informale aiuterà nuovi soggetti a creare maggioranze parlamentari razionali. Per marcare l’importanza del potere informale apparentemente neutro, ma in realtà “politico”, questi hanno citato l’intervento diretto del Presidente della Repubblica tedesca Frank-Walter Steinmaier per costringere i socialdemocratici, che l’avevano esclusa, a tentare una convergenza con Angela Merkel. E hanno citato Giorgio Napoletano come caso di potere informale capace di sovrapporsi a quello formale democratico. Trasmetto ai lettori tale analisi, non potendo svelare gli autori, comunque figure di rilievo internazionale, perché vincolato dalle regole Chatam House (si può dire cosa, ma non chi) per valutarla in relazione all’Italia.
Mia opinione. Capisco che di fronte a un mercato pronto a speculare esagerando il rischio d’insolvenza dell’Italia a causa dell’ingovernabilità che non promette di ridurre il debito né di alzare la crescita via riforme di efficienza e stimoli fiscali, e considerando le proposte strampalate di parecchi partiti, che abbia senso pensare a un potere condizionante informale contrapposto alla politica. Inoltre, nella crisi delle democrazie si osserva in tante una separazione tra potere e politica, dove il primo tenta di ingabbiare la seconda per evitare danni eccessivi. E capisco la mossa, qualora il Quirinale avesse predisposto una formula di comando d’eccezione nel caso di un Parlamento disordinato. E concordo con chi ritiene Mattarella affidabile. Ma ritengo pericoloso cercare di salvare le democrazie imitando le formule dei regimi autoritari. Inoltre, pur rilevando che gli elettorati, per lo più, non sanno individuare i loro interessi quando votano, trovo costruttivo dare comunque fiducia agli elettori facendo convergere potere e politica in modo che il primo sia il più possibile nelle loro mani e oggetto di loro riflessioni responsabili. Anche perché se vogliamo riparare la democrazia italiana riducendo il debito e cambiando migliaia di norme antimercato, c’è bisogno di un potere di governo forte perché pienamente legittimato. In conclusione: (a) se dopo le elezioni di marzo non ci sarà chiara maggioranza, bisognerà premere per nuove elezioni e non accettare governi tecnici o impotenti; (b) se il centrodestra riuscisse a diventare maggioranza, evitando l’ingovernabilità sarebbe lo scenario migliore per l’interesse nazionale; (c) in ogni caso, bisognerà avviare un movimento – come progetto nazionale e non di parte – per l’elezione diretta del potere esecutivo separata da quella del legislativo, formalizzando una Repubblica presidenziale che ora è informale. Auguro questo ed anche che sia compresa l’assurdità della Costituzione del 1947 che disegna la forma di governo affinché nessuno possa governare, lasciando così, unico caso al mondo, uno spazio illimitato al potere informale.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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