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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2017-10-31La Verità

2017-10-31

31/10/2017

La priorità tagliadebito

Oggi inizia al Senato la sessione per la legge di bilancio. Questa è impostata in modo inerziale che finanzia il passato e non il futuro, con la complicazione di tagliare risorse per istruzione, ricerca e infrastrutture modernizzanti allo scopo di raggiungere l’equilibrio dei conti pubblici, per altro ancora in forse. Inutile chiedere a una maggioranza di sinistra statalista, in particolare a ridosso di elezioni dove deve remunerare i propri clienti, cioè chi vive di Stato e in mercati protetti, di tagliare spesa inutile a favore sia di detassazioni stimolative sia d’investimenti modernizzanti. Qualcosa, tuttavia, si può chiedere per beneficio di tutti: ordinare il censimento finanziario del patrimonio pubblico disponibile per preparare un’operazione di “patrimonio contro debito”. Questa sarà necessaria, nella prossima legislatura, per evitare il rischio di commissariamento europeo verso fine 2018, o inizio 2019, oppure i guai derivanti dalla crisi di fiducia sulla sostenibilità del debito italiano, simili a quelli devastanti accaduti nel 2011, o comunque per rinforzare la ripresa che ora, e in proiezione nel prossimo biennio, è poca e insufficiente.  

C’è un censimento dei beni pubblici fatto con criterio burocratico. Ma non c’è un censimento di tali beni predisposto alla valutazione finanziaria degli stessi, per esempio valore patrimoniale netto aggiornato, situazione del bene, ecc., alla quale poi agganciare un piano di business per lo stesso o per venderlo  o per gestirlo traendone profitto. Il censimento delle rendite correnti dovrebbe esserci da qualche parte, ma questo è un dato incompleto per una strategia di creazione di valore se non è integrato da una rielaborazione dei dati con lo scopo di valutarne, appunto, la possibile gestione e valorizzazione. In sintesi, conosciamo ciò che è bene pubblico, ma non abbiamo un’idea tecnica di quanto possa valere e a quali condizioni di gestione. Questo si chiama “spreco per inerzia”, cioè la rinuncia a usare valori per ottenere guadagni, una forma particolare di “costo opportunità” imputabile all’inefficienza della burocrazia e della politica. L’Italia ha, in prima ipotesi, almeno dai 300 ai 400 miliardi di patrimonio disponibile (attorno ai 650 miliardi) più facilmente finanziarizzabile, da impiegare – in varie forme - per ridurre di altrettanto il volume complessivo del debito. Con questo impiego i 2.300 miliardi di debito corrente, aumentato di 100 miliardi circa nel 2017, diventerebbero 2.000 o 1.900, non troppo lontano dal 100% del Pil mentre ora è oltre il 130%, fuori parametro e insostenibile in rapporto all’insufficiente aumento del Pil stesso. Se il mercato percepisse che l’Italia si prepara a ridurre di almeno 300 miliardi, entro un triennio, il debito complessivo, allora avrebbe meno motivi per speculare al ribasso quando finirà l’ombrello protettivo della Bce.

Il patrimonio pubblico è fatto di concessioni, azioni e immobili. Tale patrimonio andrebbe conferito a un Fondo italiano di bilanciamento (Fib) con la missione di valorizzarlo e usarlo a riduzione del debito. Lo potrebbe fare emettendo obbligazioni con rendimento basato sulla gestione del patrimonio oppure vendendo azioni del Fib a investitori istituzionali globali. Per attrarli basterebbe un rendimento netto attorno al 5% annuo. Il censimento finanziario servirebbe proprio a perimetrare quella parte di patrimonio la cui gestione può dare tale rendimento. Immaginiamo di riuscire a finanziarizzare 300 miliardi di patrimonio e di usarli in un triennio a riduzione del debito. Ci sarebbe un risparmio sulla spesa annuale per interessi che stimo in circa 10-12 miliardi, usabili per investimenti e detassazioni utili a rafforzare la ripresa. Il voto di affidabilità dell’Italia (rating) aumenterebbe di molto a beneficio di tutto il sistema finanziario, in particolare bancario, altra spinta per la ripresa stessa. La Germania avrebbe meno motivi per tardare l’unione bancaria e altri consolidamenti dell’Eurozona a causa del debito eccessivo dell’Italia. Inoltre, non potrebbe più pretendere, come impose a Monti, di usare il patrimonio privato degli italiani per ridurre il debito pubblico oppure influenzare Commissione e Consiglio europei per confermare i trattati punitivi di compattazione fiscale che implicherebbero un commissariamento di fatto dell’Italia. La sinistra, poi, avrebbe una minore pressione per tagliare la spesa parassitaria a favore dei suoi pigri protetti grazie al miglioramento del debito. Per questo la convergenza di sinistra e destra per ridurre il debito è un interesse nazionale primario che anche salva i parassiti di sinistra. Sarebbe sorprendente che le sinistre non ci pensassero e che le destre non premessero per almeno avviare subito il censimento patrimoniale detto.  

(c) 2017 Carlo Pelanda
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