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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2017-10-24La Verità

2017-10-24

24/10/2017

La missione di Bankit è (geo)politica e non solo tecnica

Gli attori politici italiani dovrebbero valutare la questione Banca d’Italia con visione strategica. In seguito alla cessione di sovranità su bilancio e moneta, il potere principale di governo dell’Italia risiede nelle istituzioni europee, in particolare il Consiglio, cioè il “tavolo” intergovernativo e, soprattutto, la Bce nei suoi due aspetti di autorità monetaria e di vigilanza sugli intermediari finanziari. L’Italia ha ceduto sovranità non a un sistema europeo con regole di armonizzazione costituzionalizzata tra interessi nazionali e complessivi bensì a un’Europa incompleta, dove le istituzioni comunitarie e quelle intergovernative sono in concorrenza, spesso conflittuale e vinta dalle seconde e dove Germania e Francia esercitano un potere differenziale maggiore. Sarebbe esagerato sostenere che l’Italia abbia ceduto la sovranità economica e monetaria a Berlino perché anche la Germania deve adattare i propri interessi al sistema europeo. Ma è realistico annotare che Berlino riesce a sfuggire alle regole europee sgradite e a imporre regole coincidenti con i propri interessi e criteri nazionali mentre l’Italia non ci riesce. Tale gap dell’Italia dipende principalmente dall’enorme debito pubblico combinato con una crescita insufficiente, complicato dall’irrisolta incapacità riformatrice, che rende debole e ricattabile Roma nell’interazione con gli europei. Per invertire la situazione di nazione fallita e il declino economico ci vorrà tempo anche nel migliore dei casi, per inciso ipotizzato nel mio libro “Strategia 2028” uscito in questi giorni. Pertanto le sorti della nazione dipendono dalla possibilità di mandare nelle istituzioni nazionali e in quelle europee persone con capacità tali da compensare la debolezza dell’Italia e aiutarne la riemersione.

 Nel passato l’Italia trovò tali figure. De Gasperi fece un miracolo nel mantenere stabile e internazionalmente rilevante  l’Italia  senza credibilità e risorse dopo la sconfitta bellica. Einaudi qualificò le istituzioni politiche e quella monetaria contribuendo sostanzialmente alla ripresa di consistenza della nazione. Carli fu uno splendido governatore della Banca d’Italia che salvò il sistema nazionale in una situazione che stava diventando perfino peggiore di quella odierna. Scrivo “splendido” perché Carli interpretò la missione di governatore della Banca d’Italia come ruolo non solo tecnico, ma, soprattutto, politico.

Tale considerazione porta alla tesi di quest’articolo: definire prima il profilo del governatore della Banca d’Italia, e dello staff sottostante, che serve nel prossimo futuro e poi sceglierlo in base al criterio individuato. La Germania, avendo un potere prevalente e la possibilità di derivarne azioni informali di signoraggio, non avrebbe bisogno di superpersonaggi nelle euroistituzioni. Tuttavia, ha scelto come capo della Bundesbank e difensore dell’interesse tedesco presso la Bce Weidmann che, oltre alla tecnicità, esibisce un’evidente capacità politica (è il probabile successore di Merkel). Per esempio, è riuscito a togliere dalla vigilanza europea le banche locali tedesche che sono di fatto fallite, dando loro il tempo di mettere la sporcizia sotto il tappeto e così evitare traumi all’economia. Ma ha anche capito che doveva conciliare l’interesse tedesco con quello della stabilità dell’euro, da un lato contrastando Draghi per servire il primo, ma, dall’altro, non al punto da impedire la reflazione d’emergenza che ha salvato l’Eurozona (e l’Italia). In Banca d’Italia – che partecipa come attore formalmente primario nel direttivo della Bce/eurosistema – serve qualcuno con tali capacità più un quid per compensare la debolezza dell’Italia. In particolare, nei prossimi due anni la Bce dovrà fare scelte di governo monetario e regolamentare che determineranno la configurazione sostanziale del sistema economico e finanziario europeo e, conseguentemente, italiano: unione bancaria, criteri di valutazione dei titoli di debito pubblico nei bilanci bancari, modalità e tempi per smaltire i crediti deteriorati, regole per la risoluzione di istituti insolventi, cambio dell’euro, ecc. Non ho informazioni sufficienti per valutare l’attuale personale di Banca d’Italia. Ma ne ho abbastanza per indicare il criterio con cui scegliere il vertice dell’istituto italiano: competenza tecnica, ovviamente, combinata con una fortissima capacità politica. Il governatore di Banca d’Italia è importante tanto quanto un primo ministro, forse di più nelle contingenze perché il governo della moneta e la vigilanza bancaria, in generale, e particolarmente in questa situazione europea, sono azioni (geo)politiche e solo secondariamente tecniche. Prego Mattarella di considerare il criterio qui indicato perché la decisione in questa materia determinerà la ripresa oppure il commissariamento depressivo dell’Italia.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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