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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2017-11-14La Verità

2017-11-14

14/11/2017

Salvare Londra è interesse italiano

L’Ue compirebbe atto d’imbecillità (geo)politica ed economica se contribuisse a destabilizzare il Regno Unito mantenendo una posizione rigida nel negoziato con Londra sui termini della Brexit. In particolare, il danno per l’interesse nazionale italiano – e quello di tanti altri europei  -  in caso di rottura delle relazioni sarebbe pesante. Se all’uscita dall’Ue non corrispondesse un’immediata riammissione nel mercato continentale in forma di trattato speciale di libero scambio, l’export italiano potrebbe perdere miliardi. Inoltre, il Regno Unito avrebbe danni ancora più pesanti che potrebbero portare Londra ad azioni divergenti  sul piano geopolitico e della lealtà concorrenziale perché Londra non sa che pesci pigliare. Sarebbe il momento giusto per l’Ue di dare un aiuto al frastornato Regno Unito – con lo scopo di far scontare al mercato uno scenario futuro positivo e non negativo per le due parti – ma Bruxelles ha creato un gruppo di lavoro riservato con lo scopo di predisporre un piano per la gestione di una “Brexit dura”, cioè per la rottura delle relazioni. Il capo negoziatore dell’Ue, il francese Barnier, ha dichiarato che la preparazione per il caso peggiore è un atto prudenziale normale, vista la situazione di confusione a Londra. Ma anche ha ribadito la rigidità che mette in difficoltà il governo May: prima si definisce il divorzio e poi si tratta sul futuro ri-accesso al mercato interno europeo. Questo tema sarà trattato a metà dicembre dal Consiglio europeo e, vista la complessità, sarebbe opportuno che il governo italiano approfondisse la materia con un’analisi tecnica, e sistemica, costi-benefici per definire la giusta posizione nelle relazioni con Londra, cosa che al momento, non ha fatto. Se qualcuno nel governo e nel ministero degli Esteri usasse la testa vedrebbe che la giusta posizione italiana – che ha peso per questo materie nell’Ue – sarebbe quella di rilassare i termini del negoziato e concedere a Londra di trattare la sua uscita dall’Europa politica in parallelo con il suo rientro in quella economica.

Come mai il nostro governo non segue questa linea? Probabilmente perché i facitori nostrani di politica estera si sono fatti abbindolare dall’idea che all’uscita del Regno Unito corrisponda una promozione dell’Italia nel direttorio Ue da dove fu espulsa da De Gaulle nel 1963 quando questi inventò la strategia di creare una diarchia con la Germania ed utilizzare la costruzione europea come moltiplicatore dell’insufficiente forza nazionale francese. Tale speranza, però, è infondata. Macron, che persegue e aggiorna la strategia gaullista, vuole consolidare la diarchia franco-tedesca, mettendo alla pari Parigi con Berlino, dominando l’Italia, depotenziando la piazza finanziaria londinese a favore di quella francese e, soprattutto, diventando il potere nucleare singolo europeo nonché il centro dell’industria militare continentale, anche assorbendo quella italiana via indebolimento della sua presenza nel Regno Unito (elettronica ed elicotteri), piano che  sta riuscendo per mancata reattività del nostro governo alle trappole francesi piazzate nel concetto di “Difesa europea”. In base a questo progetto nazionale francese Barnier ha ricevuto l’istruzione di sabotare la “Brexit morbida”, facendo finta di sostenerla, probabilmente in convergenza con il lussemburghese Junker consapevole che il Lussemburgo, oltre che Parigi,  sarebbe il maggior beneficiario di una migrazione del sistema finanziario da Londra sul continente. Questa è la realtà: L’Italia (e la Germania) stanno rischiando un grave danno a causa dell’ambizione francese, in un momento in cui Berlino è bloccata da priorità interne, come la Spagna, e l’Italia ormai succube di Parigi anche per il reclutamento di molti attori politici e istituzionali da parte dell’ufficio francese per l’influenza strategica. Per inciso, la bonifica di questa influenza sarebbe una priorità di sicurezza nazionale. Ma c’è anche un calcolo: un’Italia così ricattabile sul piano del debito non può permettersi di divergere da Parigi, anche in vista di un indurimento rigorista del prossimo governo Merkel. Dal canto suo, Londra è totalmente nella confusione anche perché l’America vuole che vada in crisi per dominarla meglio. In queste condizioni è realistico dubitare che l’Italia possa spingere da sola la ri-convergenza tra Ue e Londra. Ma il prossimo governo Merkel non vorrà una destabilizzazione del Regno Unito né tantomeno concedere troppo al neogaullismo di Macron. Pertanto, il governo, sperando che cominci a pensare per l’interesse italiano, dovrebbe consultarsi con la Germania per decidere le posizioni da prendere a metà dicembre, e per altre cosine quali salvare la Nato e con essa l’autonomia dell’industria militare italiana, unica forza tecnologica e geopolitica che ci è rimasta.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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