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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2004-2-21Il Foglio

2004-2-21

21/2/2004

Berlino-postino

Segnali. Gli analisti ancora si interrogano su quelli dati nel vertice di Berlino. Questa rubrica ritiene di poter chiarire il principale. Londra ha creato la novità lasciando intendere una possibile intesa con la diarchia franco-tedesca. Ma tale segnale “aperto” contrasta con i risultati del vertice: niente di sostanziale. Quindi è probabile che Berlino sia servita solo come strumento per veicolare un messaggio “nascosto” di Blair a Bush. Il primo ha preso delle notevoli sberle dal secondo per tutto il 2003: esclusione di fatto dal riordinamento dell’Iraq, poco spazio alle sensibilità britanniche su parecchie materie di politica internazionale e, soprattutto, porte chiuse – al momento – per l’accesso dell’industria inglese al perimetro di sicurezza, e programmi “top”, del Pentagono. Per tale motivo Londra ha dovuto dimostrare agli Usa che avrebbe anche potuto aprirsi ai franco-tedeschi, portandosi dietro tutta l’Unione, in caso Washington avesse continuato a restare sorda e chiusa. Tale eventualità fu studiata già nella primavera del 2003 quando i britannici si accorsero che il consenso politico, in principio, dell’Amministrazione per l’accesso inglese al mercato strategico americano era annullato, nei fatti, dal lobbying delle industrie statunitensi. Questione non risolta, come altre, nel vertice Bush-Blair dell’autunno scorso. Così è scattato il piano “B”: mostrare che gli inglesi possono costruire accordi industriali-militari e di politica estera con i francesi in sostituzione di quelli con gli americani. Segnale rinforzato da atti concreti: il progetto di nuove portaerei franco-inglesi, la vittoria del consorzio anglo-francese contro quello anglo-americano per gli aerei rifornitori della Raf, ecc. Il segnale è stato il seguente: per il momento ci limitiamo ad accordi minori con i francesi, ma tali da far capire a voi americani che se tenete le porte chiuse e le orecchie sorde potremo passare a quelli maggiori sia sul piano industriale sia su quello politico. Le industrie statunitensi il messaggio lo hanno capito e stanno valutando se conviene bloccare l’entrata degli europei entro il mercato strategico americano oppure concederla per avere in cambio una chance in Europa. Questione che porta al vero punto critico dello scenario: nel futuro vi saranno diversi giganti industriali euroamericani in competizione tra loro o questa sarà tra grandi gruppi solo europei o solo americani? Blair, con la commediola di Berlino, ha messo Londra al centro di ambedue i possibili sviluppi. Bravo. Brava anche Finmeccanica che ha intuito la centralità dell’alleanza con l’industria militare inglese.   

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