ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Libero

2011-6-5

5/6/2011

Debito greco: soluzione opaca ma buona

globale. Ma nei giorni scorsi è emersa una soluzione, non ben chiarita sui media perché tenuta per ora intenzionalmente vaga, che è utile valutare, nonché svelarla.

Ricapitoliamo. Finora la Bce si è opposta alle ipotesi di ristrutturazione del debito greco allo scopo di renderlo sostenibile. Tale posizione non mira solo ad evitare la crisi bancaria tecnica, ma anche un segnale che darebbe al mercato il via per scommettere sull’insolvenza dei debiti portoghese, spagnolo ed italiano. L’ondata toccherebbe anche quelli di Giappone (oltre il 200% del Pil) e perfino degli Stati Uniti (schizzato verso un pauroso 120% del Pil, come l’Italia) sospettati di essere prossimi all’insostenibilità. Per questo la Bce ha perseguito una linea di sostegno finanziario alla Grecia, ed altri, a qualsiasi costo, in sintonia, pur non ben coordinata, con il Fondo monetario internazionale preoccupato che dall’Europa partisse uno tsunami globale. D’altra parte, la Grecia ha un’economia strutturalmente debole, afflitta  da un eccesso di statalismo e di occupati nel settore pubblico. Per ottenere i prestiti esterni utili a rifinanziare il debito dovrebbe, in cambio, ridurre a zero il deficit in poco tempo e fare più crescita. Ciò implica licenziare impiegati statali, ridurne i salari, ed aumentare le tasse a tutti con rischio di rivolte violente. Inoltre è difficile per un’economia agricola e di servizi, con poca industria, fare crescita in piena deflazione da rigore e con il cambio dell’euro de-competitivo. In sintesi, l’analisi economica mostra che la Grecia non può rispettare un’agenda di risanamento così stringente come quella imposta dai prestatori e che per questo dovrà per forza ridurre il peso del debito ed attutire il rigore, probabilmente uscire dall’euro. Da qui il dilemma irrisolvibile.

 Ma venerdì scorso è emersa una nuova soluzione: ristrutturare il debito greco per attenuare la deflazione da rigore, ma senza che ciò appaia un atto di insolvenza. Con le seguenti mosse: (a) concentrare in poche istituzioni il possesso dei titoli di debito greco; (b) poi chiedere a queste, cosa possibile perché poche di “volontariamente” accettare una ristrutturazione dei titoli, per esempio scambiare quelli a scadenza breve con nuovi a maturazione più lunga, con qualche meccanismo di incentivo indiretto. Ma per realizzare tale soluzione ci vogliono due requisiti: (1) la flessibilizzazione volontaria dei titoli di debito può essere attuata da istituti finanziari solo con la garanzia che ci sia un compratore di ultima istanza che assorba tutto il pacco in caso di guai; (2) le agenzie di rating devono assecondare il disegno certificando che la ristrutturazione di un debito fatta con il consenso di tutti i creditori non è un’insolvenza e che quindi i titoli ristrutturati hanno un valore e possono essere usati come garanzie finanziarie collaterali.  Evidentemente la Bce, nonostante uno statuto che in teoria glielo impedirebbe, è disponibile ad agire come garante di ultima istanza dell’operazione perché se così non fosse una tale operazione di megaconcentrazione del rischio in pochi istituti  sarebbe impossibile. Le agenzie di rating tratteranno un po’, probabilmente meno demonizzazioni, ma poi concederanno la complicità. Pertanto l’operazione appare possibile e ciò chiama una valutazione. La mia è che l’idea è buona nel senso che salva capra e cavoli e non ne vedo di migliori nel breve. Ma sarebbe meglio se i governi cambiassero lo statuto della Bce permettendole di comprare il debito delle euronazioni nei guai, dandole in piena trasparenza tutti gli strumenti di prestatore di ultima istanza invece di costringerla ad agire quasi nascostamente con mezzi indiretti.

(c) 2011 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli