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Carlo A. Pelanda
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Libero

2011-7-26

26/7/2011

La debolezza di euro e dollaro ci condanna all’incertezza

Euro e dollaro sono ambedue deboli. Il primo rimane a rischio di dissoluzione, pur ridotto temporaneamente dalla vaga dimostrazione di volontà da parte della Germania di accettare l’idea di eurogaranzie solidali per i debiti delle nazioni in pericolo di insolvenza. Il secondo è a rischio di deflusso dei capitali perché l’America sta adottando la svalutazione competitiva, prende rischi crescenti sul lato dell’inflazione per stimolare una crescita compromessa dall’elevata disoccupazione, non offre la certezza di saper limitare il proprio debito e non esita a stampare dollari per coprirlo. Con una complicazione paradossale. Qualora l’euro diventasse più credibile il suo valore di cambio sul dollaro si alzerebbe troppo inducendo una recessione in Europa per crisi competitiva dell’export. Ciò riaprirebbe i dubbi del mercato sulla sostenibilità degli eurodebiti e quindi sulla solidità dell’euro. Infatti non è una battuta raccomandare di mantenere l’euro incerto fino a che il dollaro non riprenderà forza. Ma anche l’America andrebbe in crisi per eccesso di svalutazione del dollaro. I capitali globali non affluirebbero più verso le sue Borse e senza questa leva il sistema cadrebbe in depressione. Che si estenderebbe al mercato mondiale perché L’America resta il maggiore motore della domanda globale, non ancora sostituibile da altri. I rischi qui detti, oltre a quello di uno tsunami di inflazione globale generato dal dollaro debole, sono sempre meno escludibili. Andiamo verso la catastrofe o la si potrà evitare?

Prima di rispondere chiediamoci come mai Europa ed America stanno arrivando ad un metro dal burrone. La prima, oltre a costruire una moneta senza Stato intrinsecamente vulnerabile agli squilibri interni, mai si è posta il problema di armonizzare la creazione dell’euro con una politica di convergenza verso il dollaro. L’America, per altro, ha una posizione non solo simmetrica, ma anche scostante, sintetizzabile con la seguente battuta che spesso si ode: il dollaro è la nostra moneta, ma un vostro problema. Il dollaro, infatti, è moneta di riferimento mondiale, cosa che ne assicura un’elevata domanda anche se fa politiche svalutative. In sintesi, America ed Europa non hanno mai sentito il bisogno di un accordo di stabilizzazione reciproca. Sarebbe importante capire meglio il perché. E quanto sia dovuto ad intenzione di confronto strategico e quanto ad errore di valutazione tecnica. Ma ora dobbiamo registrare che la conduzione delle due aree monetarie non è predisposta per soluzioni di convergenza che limiterebbero la crisi competitiva di quella europea ed il rischio di deflusso eccessivo dei capitali da quella del dollaro. Pertanto, nel breve e medio termine, la catastrofe può essere evitata solo attraverso una posizione di “pragmatismo disperato” da parte del mercato finanziario globale, così sintetizzabile: se il mercato non sposta i capitali sul dollaro o sull’euro dove diavolo li potrà mettere? Oro, Franco svizzero, ecc., sono rifugi troppo piccoli per tutta la massa finanziaria. Le altre monete non hanno una solidità tale da costituire un’alternativa. Per tale motivo il mercato, pur con ansia crescente, resta in dollari ed euro nonostante la loro fragilità. Quindi non ci sarà il disastro, a breve. Ma per evitarlo più avanti bisognerà che euro e dollaro formino, in prospettiva, un unico pilastro monetario mondiale ed un’area comune di mercato, anche trovando una collocazione per la Cina, massimo creditore netto del pianeta, ma ancora troppo instabile per essere componente del pilastro stesso. Possiamo sperarlo? America ed Europa sono in grado di fare un minimo per reggere la finzione della loro solidità, con la complicità del mercato detta sopra. Ma ciò, dando l’illusione che si possa continuare senza innovazioni, ritarderà la soluzione di convergenza. Ci vorrà qualcosa che ora non si vede per spingerla.

(c) 2011 Carlo Pelanda
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