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Carlo A. Pelanda
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Libero

2010-11-9

9/11/2010

Per una soluzione privata e non statalista all’emergenza delle imprese

Le imprese e le loro associazioni stanno lanciando segnali disperati d’emergenza. La moratoria che ha permesso alle aziende inguaiate di rimandare di un anno il pagamento dei debiti sta per scadere in una situazione dove molte, troppe, non sono in grado di riequilibrare le loro posizioni finanziarie. Ma non è solo questo il problema. Ci sono anche troppe situazioni “sotto il tappeto” dove molte aziende in condizioni di quasi insolvenza sono graziate dalle banche perché queste non vogliono far affiorare nei loro libri contabili le sofferenze, cosa che le farebbe percepire a rischio. In sintesi, si intravede all’orizzonte non remoto una nuova crisi bancaria dovuta alle insolvenze delle imprese colpite, non tanto dalla megarecessione 2008-09, ma dalla ripresa troppo lenta. Tale pericolo è aggravato dal fatto che c’è una quantità notevole di dipendenti in cassa integrazione in aziende che non hanno speranza di poter mantenere i volumi occupazionali pre-crisi. E le aziende che vanno meglio non sono però in crescita sufficiente per poter assorbire la manodopera espulsa altrove. Non è ancora scenario catastrofico, ma senza interventi lo potrebbe diventare. Pur criticabile l’eccesso di lamento e l’imprecisione sulle soluzioni, è sacrosanto l’appello delle associazioni imprenditoriali per interventi di vera e propria emergenza. Provo a suggerire una strategia realistica.   

La soluzione di estendere di un altro anno la moratoria, richiesta da alcuni, ha il difetto di rimandare il problema senza risolverlo, anzi aggravandolo. Pertanto la prima raccomandazione è quella di far emergere  le vere situazioni, accettando la realtà, ma cercando di minimizzare i fallimenti e di massimizzare i successi, intesi come prevalenza delle continuità aziendali. Due opzioni: intervento governativo oppure un accordo privato tra sistema bancario ed imprese. Certamente va preferita la seconda opzione anche perché la prima appare debole per mancanza sia di strumenti sia di soldi. L’accordo privato tra sistema bancario e associazioni di imprese dovrebbe allungare i rientri dai debiti attraverso procedure di ristrutturazione degli stessi e di riorganizzazione delle aziende per la riduzione dei costi. Inoltre, dovrebbe fornire alle aziende nuova finanza così permettendo loro di tornare più aggressive sul mercato, che intanto sta lentamente migliorando, ed al profitto con il quale poi le posizioni verranno sanate, comprese quelle delle banche. Il ruolo del governo in tale operazione sarebbe quello di spostare i cassaintegrati ed il personale in eccedenza a carico dell’assistenza pubblica, alleggerendo le imprese dal loro costo. In sintesi, si tratta di usare il modello tedesco che preserva l’efficienza dell’impresa spostando i costi delle eccedenze dalle aziende alla fiscalità generale. La priorità è quello di permettere all’impresa di volare ed aumentare i profitti. Poi dopo un po’ la disoccupazione verrà riassorbita grazie a questo. Al governo bisognerebbe chiedere di abolire la cassa integrazione e di usare gli stessi denari per tutelare un picco di disoccupati con gli strumenti dell’assistenza pubblica. Per i costi statali non c’è differenza, ma per le aziende ed il loro equilibrio finanziario ce ne è tanta. Ovviamente va trovato un accordo con i sindacati dove si chiede il loro consenso in cambio dell’individuazione di una piattaforma di rilancio celere dell’occupazione. Per elaborarla, il governo dovrà individuare gli spazi di detassazione stimolativa. Ma saranno pochi per la nota priorità del debito. Pertanto si tratta di riformare il ciclo del capitale, in Italia arretrato, incentivando gli investimenti nell’azionariato delle imprese (con condizioni che lo permettano) in modo che integrino il volume calante del credito. In conclusione, la strategia consigliata è di predisporre un accordo privato tra banche ed imprese, includendo i sindacati, e chiedendo al governo solo le poche cose che realisticamente può fare: minidetassazione selettiva, assorbimento delle eccedenze, accelerazioni dell’impiego dei fondi europei, nuove leggi che facilitino i fondi privati di investimento. Direi di sviluppare questa soluzione più privata che statalista e di smetterla con le lagne.

(c) 2010 Carlo Pelanda
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