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Carlo A. Pelanda
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Libero

2011-3-22

22/3/2011

L’Italia è in guerra economica con la Francia

L’Italia è sotto attacco francese sia sul fronte interno sia su quello mediterraneo. Per valutare  la risposta è utile capire la strategia francese ed il perché della sua accelerazione.

Fronte interno. Nei primi anni ’90 la Francia decise due mosse per bilanciare la nuova potenza della Germania riunificata: la sostituzione del marco con l’euro per togliere a Berlino il massimo strumento di potere  e il dominio dell’economia italiana per dare a quella francese scala almeno pari a quella tedesca. La questione era ed è vitale per la Francia perché concepisce il comando, pur diarchico, della Ue come moltiplicatore di potenza che le permette lo status di attore globale e business conseguenti. Dal 1993 Parigi avviò una paziente azione di conquista di beni italiani usando aziende francesi statali e private coordinate riservatamente. Nell’ultimo decennio aumentò la sua influenza nella politica italiana, soprattutto a sinistra e nell’area ex AN e, poi, finiana del centrodestra, e nelle istituzioni allo scopo di comprare consenso e scatenare attacchi stampa o giudiziari contro chi si metteva di traverso. Per inciso, spero che Berlusconi si sia accorto del contributo francese alle sue recenti vicissitudini. Fino al 2009  l’offensiva è rimasta a bassa intensità. Dal 2010 è ad alta per due motivi. Il gruppo di privati che ha aiutato Sarkozy a prendere la leadership nella destra francese vuole incassare prima delle prossime elezioni presidenziali, a rischio. La Francia, vedendo crescere l’influenza tedesca nell’economia italiana, deve accelerarne la conquista. Tremonti da sempre concede qualcosa ai francesi, pur meno di Prodi, in cambio del loro aiuto sul piano europeo. Ma ora Parigi può aiutare ben poco e gli interessi italiani-padani colpiti sono troppi. La risposta difensiva italiana allo studio è una legge protezionista che impedisca acquisizioni non gradite. Io consiglio di non fare alcuna legge, sperando sempre in un futuro di libero mercato europeo, ma di agire più decisamente con mezzi riservati, qui il punto, per bloccare la penetrazione francese (tedesca e cinese). 

Fronte mediterraneo. L’indecisione dell’America sta lasciando spazio alle ambizioni neo-imperiali della Francia. Questa, e non certo il motivo umanitario, è la vera ragione dell’attacco franco-inglese alla Libia, con riluttante ed altalenante sostegno degli Stati Uniti. La Francia è contro l’Italia non solo per il controllo delle risorse petrolifere libiche, ma, soprattutto, per ottenere un mandato proconsolare dagli Stati Uniti, in ritirata, per la gestione del Mediterraneo. Sarkozy ne ha bisogno per: (a) recuperare consenso entro un elettorato nazionalista; (b) bilanciare con un ruolo di potenza lo strapotere tedesco, in particolare finanziare con deficit il consenso in deroga dalle euroregole germanizzate; (c) ergersi a potenza protettrice degli arabi sunniti in alleanza privilegiata con l’Arabia Saudita che si sente sempre meno tutelata dall’America. Da tempo la Francia ha una base militare negli Emirati a protezione dei regimi arabi sunniti contro l’Iran sciita. Sta collaborando con i sauditi per la repressione delle popolazioni sciite in rivolta negli Emirati stessi. Le televisioni degli Emirati, Al Jazeera ed Al Arabjia, stanno in cambio sostenendo la strategia francese legittimando le tribù della Cirenaica che si sono ribellate, con l’aiuto dei servizi segreti francesi, poi seguiti da quelli inglesi, al dominio di quelle alleate con Gheddafi. Gli sprovveduti, o su libro paga francese, parlano di “primavera araba”. In realtà lo scopo è portare il petrolio libico entro l’orbita saudita, poi quello algerino, con un sostanzioso assegno per Parigi se ci riesce. Londra si è ingaggiata con la Francia per non lasciarle campo libero, puntando ad obiettivi simili, ma non è nemico diretto dell’Italia. Roma sta tentando una strategia simile di “ingaggio per ingabbiare”. Ma ci vorrà una risposta più forte.   

(c) 2011 Carlo Pelanda
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