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Carlo A. Pelanda
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Libero

2010-10-5

5/10/2010

Veto al Patto euroimbecille

Il futuro dell’economia italiana è minacciato, oltre che dall’immobilizzante disordine politico interno, da una revisione in direzione sbagliata del Patto di stabilità europeo spinta dalla cultura euroburocratica e da quella ossessivamente rigida della Germania. Come dovrebbe reagire l’Italia?

Per prima cosa denunciando l’errore metodologico nella bozza ora in fase di negoziazione. Questa riduce ancor di più la sovranità economica delle nazioni per costringerle all’ordine: (a) criteri e tempi più stringenti per la riduzione dei debiti sovrani; (b) maggiori poteri per la Commissione di intervenire direttamente sulle politiche nazionali di bilancio; (c) sanzioni pesanti per le nazioni che non rispettano parametri e procedure. L’Italia verrebbe messa in difficoltà, in particolare, dall’applicazione più stringente ed accelerata del parametro del debito. Ma tutte le euronazioni, con l’eccezione della Germania e di pochi altri minori (per piccola scala dell’economia) si troverebbero a disagio  per un motivo o per l’altro. Al punto che le violazioni diventerebbero la norma. Che senso ha disegnare un modello europeo infattibile? Qualcuno potrebbe sostenere che la regola deve essere rigida in teoria per contenere le violazioni nella pratica. Cioè nessuno si sogna di imporre veramente alle nazioni criteri devastanti, ma quella in violazione deve sapere che è in colpa e quindi ridurre il raggio della violazione stessa. Per esempio, la Commissione non ci imporrà realmente il rientro al 60% del Pil del debito italiano che sta viaggiando verso il 120%, per dire, in 5 anni, cosa che ci costerebbe tagli tali da indurre una recessione ingestibile. Ma ce lo imporrà in teoria, mettendoci in stato di violazione – cosa che aumenterebbe il costo di rifinanziamento del debito -  così costringendoci comunque ad un eccesso di rigore con impatto recessivo. Non va bene per noi, per tanti altri e per l’Eurozona intera perché diventerebbe imputabile di repressione economica e quindi oggetto di dissensi. Cosa andrebbe bene? Un piano ventennale di rientro dal debito al 60% del Pil, metà con sforzo nazionale continuativo e d’eccezione (per esempio un abbattimento assoluto di almeno il 10%, circa 180 miliardi, via tassa una tantum o “oro alla patria”) ma l’altra metà con contributo di tutta l’eurozona, per esempio la europeizzazione di garanzie sul nostro debito in modo da ridurne i costi di servizio e di rifinanziamento. Ma tale scenario per noi migliore implica un modello europeo totalmente diverso. Lo disegnammo, con il nome di “architettura delle sovranità bilanciate”, Il Prof. Paolo Savona ed io nel libro “Sovranità & ricchezza” (Sperling, 2001): una nazione cede la propria sovranità monetaria e di bilancio all’agente europeo, ma questo gliela ritorna con regole che la rendano compatibile all’interesse complessivo. Savona ed io volevamo sostituire la cessione di sovranità economica nazionale senza ritorno che caratterizza l’eurosistema con una dove la sovranità stessa ha un biglietto di andata e ritorno, il secondo obliterato con eurobollino blu. Significa: (1) definire per ogni nazione un piano ed un tempo di riordino in base alla sua specificità e non un meccanismo automatico uguale per tutti; (2) che l’agente europeo aiuta le singole nazioni più in difficoltà in una sorta di concorso degli sforzi; (3) che in caso di squilibri macroeconomici dovuti alla moneta unica, la nazione danneggiata (per esempio da tassi più elevati di quanto sarebbe giusto per quella specifica economia) riceva compensazioni; (4) creare un “Fondo europeo di compensazione e garanzia”. In questo modello le sanzioni, pur previste, sarebbero improbabili perché le violazioni prevenute dalla natura bilanciata dell’architettura. Suggerisco al governo di proporre qualcosa di simile preannunciando il veto alla riforma del Patto come è ora. L’Italia non può accettare di morire, e che l’Europa si dissolva, per l’imbecillità politica della Germania e degli euroburocrati. Spero che il Prof. Savona mi aiuti a rendere più chiaro con la sua maggiore competenza questo punto vitale.  

(c) 2010 Carlo Pelanda
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