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Carlo A. Pelanda
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Libero

2010-12-28

28/12/2010

Nel 2011 possiamo puntare a quota 2%

La ripresa sta accelerando in America ed Europa. Il complesso dell’economia globale terrà nel 2011 un buon ritmo di crescita sopra il 4% pur con un leggero calo nel primo semestre. Ci sono, pertanto, le premesse esterne per un’accelerazione della ripresa anche in Italia. Possiamo sperarlo? A quali condizioni?  

Traino esterno. Poiché la crescita italiana dipende molto dall’export, la prima dimensione da valutare è il tiraggio per le nostre esportazioni. La domanda globale, appunto, resterà elevata. Nel 2010 l’esportazione di beni di consumo è rimasta sotto il potenziale perché meno richiesti da America, Europa e Paesi emergenti ancora alle prese con le code della recessione. Ma questo problema sarà minore in quanto è probabile che l’America, ancora in ripresa lenta, la acceleri di molto in primavera aumentando la domanda di beni di lusso. L’export di beni intermedi, invece, va, e andrà, a gonfie vele anche per la capacità delle imprese italiane di penetrare nuovi mercati. Questo scenario roseo, al netto di incidenti globali, potrebbe essere smentito da un rialzo eccessivo dell’euro sul dollaro e conseguente perdita di competitività valutaria. Ma se la ripresa accelera in America vi sarà una minor necessità di pomparla via inflazione e svalutazione competitiva del dollaro e, pertanto, si può sperare che non accada. Se devo scommettere, ritengo più probabili sorprese positive in questo settore.

Crescita interna. Su questo piano l’Italia resta nei guai per i consumi e gli investimenti piatti, se non recessivi, ed ancora parecchi settori in crisi quali quello immobiliare e delle costruzioni nonché dell’agricoltura. Con la complicazione che la priorità del rigore riduce la quantità di denari fiscali immessi nel sistema, senza, per altro, un abbattimento delle tasse in quanto i tagli servono a ridurre il deficit e non a liberare risorse. Il tutto, con il peso di una disoccupazione attorno al 10% se si calcolano i cassaintegrati, comporta una deflazione (impoverimento) del mercato interno. Per sostenere una scommessa positiva al riguardo della nostra crescita interna bisognerebbe inserire nello scenario – oltre al mantenimento di una bassa inflazione -  qualche programma stimolativo nonché un modello di rigore calibrato sia per convincere il mercato che riusciremo a ripagare il debito sia per rendere sostenibile l’impatto deflazionistico.

La gabbia europea. Roma ha ceduto la sovranità monetaria e di bilancio ad un agente europeo, di fatto alla Germania. Berlino pretende che ogni nazione si metta in ordine da sola e rifiuta una eurogaranzia dei debiti, chiesta da Tremonti, che ridurrebbe la deflazione da rigore. Per l’Italia l’Eurozona germanizzata è una gabbia che impedisce flessibilità fiscali e di svalutare la moneta per adeguarla alle condizioni reali dell’economia, bloccandone così lo sviluppo. Ma è inutile agitarsi perché l’uscita dall’euro ci costerebbe troppo. La Germania non ci aiuterà a crescere di più, ma nemmeno insisterà per un rigore insostenibile temendo che ciò porti dissenso, disordine politico e, alla fine, l’insolvenza dell’Italia e conseguente uscita dall’euro. Cosa che distruggerebbe l’economia tedesca in quanto l’Italia, seconda potenza industriale europea, diventerebbe più competitiva della Germania se svalutasse. In sintesi, la gabbia europea resterà un freno alla crescita, ma non sarà stretta di più.

Le politiche da fare. Non potremo cambiare il modello economico italiano, pur ciofeca, in fase ancora di ripresa nel 2011. Potremo e dovremo, invece, tenere il sistema fermo, aumentando il più possibile l’export per bilanciare la poca crescita interna, tentando di contenere la contrazione della seconda. Azioni raccomandate: (a) amplificare il buon momento per le esportazioni aumentando sia il credito dedicato con garanzia pubblica sia il sostegno della politica estera; (b) smetterla di chiedere inutili europeizzazioni del debito e, invece, varare un piano di sua riduzione graduale vendendo patrimonio in modo da convincere il mercato che sarà sostenibile senza deflazioni eccessive da rigore; (c) incentivare il settore immobiliare e dell’agricoltura con riduzioni di costi e deburocratizzazioni. Poche e mirate cose. Se la politica, restando fredda e concreta, farà così, se non pretendiamo cambiamenti epocali di modello in fase di ripresa, allora possiamo sperare realisticamente, visto il buon vento, in una crescita vicina al 2% a fine 2011. Questo il mio augurio, cari lettori.

(c) 2010 Carlo Pelanda
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