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Carlo A. Pelanda
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El Pais

2017-6-30

30/6/2017

Manca un prestatore globale di ultima istanza e il G20 non può esserlo

A ridosso del G20 in Germania è d’obbligo una domanda: sarebbe tale organismo in grado di assicurare la funzione di prestatore di ultima istanza globale nel caso di una crisi finanziaria che lo sia altrettanto? Il poco coordinamento ora visibile tra Banche centrali e governi in materia induce a rispondere di no. La convergenza potrebbe migliorare? Ricapitoliamo brevemente la storia degli incendi e spegnimenti. Nel 1995 bastò un prestito dell’America per salvare il Messico dal default, bloccando sul nascere il contagio. Nel 1997-98 la crisi finanziaria in Asia, combinata con l’insolvenza del debito pubblico in Russia, che minacciava un contagio globale, fu gestita piuttosto bene dal Fmi e dalla Fed. Fu da loro anche contenuta, pur malamente, la crisi in Argentina del 2000 con la priorità di bloccarne l’estensione al Brasile e al globo. Ma nella successiva crisi 2006-08 fu chiaro che America e Fmi erano ormai troppo piccoli per agire come pompieri principali. E la loro scala insufficiente depotenziava la missione collaborativa e integrativa contro le crisi finanziarie globali del G7. Infatti, il G20 prese iniziale credibilità, nel 2009, come luogo G2 dove l’America chiese la collaborazione della Cina per sostenere la domanda globale e così evitare una depressione mondiale a seguito del crash finanziario. Pechino costrinse i contadini a comprare televisioni e frigoriferi con fucile puntato, facendo a modo suo il lavoro richiesto. Ma già a fine 2012 le divergenze geopolitiche tra i due non permisero una collaborazione sufficiente per creare un macrosoggetto globale di garanzia. Ora tali divergenze sono peggiorate e complicate dalla minore convergenza tra Ue e Stati Uniti. In sintesi, la frammentazione politica del sistema globale rende improbabile l’evoluzione del G20 verso una funzione strutturata di garante di ultima istanza. Il sistema si trova esposto a un rischio non bilanciato di crisi che eccedono la capacità di contenerle per assenza di convergenza? Al momento è così. Ciò viene nascosto dalle diplomazie e sottovalutato dai mercati, interessati a non incrinare l’illusione di stabilità che sta favorendo l’espansione. Ma prima o poi la verità emergerà. Per tale motivo di prevenzione bisognerebbe rilanciare il coordinamento contro crisi finanziarie globali nel G7, risolvendo il disallineamento tra Ue e Usa e strutturando una funzione di intervento rapido. La massa d’acqua disponibile al G7 sarebbe sufficiente per spegnere qualsiasi incendio globale e ciò suggerisce di riorganizzarlo piuttosto che perseguire improbabili compattazioni del G20.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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