L’ultima di Visco. Se la vostra denuncia delle tasse portera’ il timbro certificatore del commercialista, allora il fisco non la controllera’. Se, invece, ne sara’ priva, la sola vostra firma significhera’ che quanto dichiarato e’ meno credibile. Senza il "visto pesante", in altre parole, sarete messi nella categoria dei cittadini che vanno controllati. E vi beccheranno istantaneamente. I commercialisti, infatti, saranno obbligati ad inviare direttamente al computer del ministero delle Finanze la lista dei clienti – persone fisiche ed imprese - che hanno certificato, cioe’ di cui garantiscono la veridicita’ delle dichiarazioni fiscali. Questi saranno archiviati come soggetti e cittadini di serie A su cui non occorre fare controlli. Gli altri verranno messi nella categoria B, quella dei sospetti. Pensate ad uno scherzo? Per niente. E’ la sintesi del decreto firmato da Visco il 30 dicembre 1999. Cito testualmente un pezzo del comunicato ufficiale: " ... dalle prossime dichiarazioni relative ai redditi ’99 i contribuenti avranno la garanzia di non essere esposti ad accertamenti sulle componenti del reddito alle quali e’ riferita la certificazione". Vuol dire, in essenza, che i commercialisti saranno equiparati ad agenti del fisco. Per rilasciare il visto certificatore vi faranno un controllo preventivo sia su quanto esattamente guadagnate (plusvalenze, sopravvenienze attive, interessi, proventi immobiliari) sia sulla veridicita’ delle detrazioni fiscali che richiederete (minusvalenze, sopravvenienze passive, perdite su crediti, accantonamenti rischi su crediti, ammortamenti delle immobilizzazioni immateriali e materiali). E come potranno questi a certificare una tale montagna di dati? Semplice, gli dovrete affidare la gestione diretta di tutta la contabilita’ che vi riguarda o poco meno. Altrimenti la certificazione sulla veridicita’ dei conti risulterebbe un atto di fede. E qui c’e’ la discriminazione. Volete salva l’anima? Dovrete pagare il servizio certificante. Se i soldi non li avete o non li volete spendere, allora dovrete accettare di essere classificati come non-certificati, "vistoleggeristi", sospetti, gente non a posto. A me sembra un ricatto bello e buono aggravato dall’evidente disparita’ di trattamento dei cittadini da parte delle istituzioni. Prego i costituzionalisti di esprimere un parere. E di estenderlo anche al problema della trasformazione dei commericalisti in agenti del fisco.

Qualche settimana fa, su queste pagine, e’ stato denunciato un provvedimento analogo. Quello, ricordate, che voleva trasformare i commercianti in poliziotti, costringendoli a registrare le transazioni oltre i venti milioni ed a raccogliere i dati personali di chi li spendeva, aggiungendovi – d’obbligo – eventuali note sul comportamento sospetto dei clienti. In quel caso la reazione delle associazioni dei commercianti e’stata, giustamente, furibonda e la redazione del QN e’ stata inondata da fax indignati. E sembra che quella assurda legge sia ora in corso di revisione dopo l’insurrezione. Con questo esempio in mente mi aspettavo che gli ordini professionali dei commercialisti si sarebbero ribellati ad una norma che li mette in una posizione francamente scomoda. E invece no. Oltre ad aver collaborato nei mesi precedenti con il ministero delle Finanze per definire i dettagli del decreto detto sopra, l’ordine dei dottori commercialisti ha emesso, per bocca del presidente Franceso Serao, un comunicato di appassionata approvazione del provvedimento perche’ – ha dichiarato – ci guadagneranno tutti. I contribuenti, grazie alla certificazione del commercialista, si metteranno al riparo dai controlli fiscali. E l’amministrazione finanziaria " potra’ distogliere molti dipendenti dai controlli di routine e utilizzarli in maniera piu’ massicia nella lotta all’evasione fiscale". Ho fatto una decina di telefonate a dei commercialisti per capire se questo sentimento e’ realmente condiviso. Tutti hanno risposto la stessa cosa: " ci portera’ piu’ lavoro, ma anche piu’ guai, sono incerto e perplesso". Il commercialista medio appare meno felice del presidente dell’ordine di fare l’ascaro per Visco. Infatti il nuovo ruolo di certificatori potrebbe essere controproducente. Uno dei commercialisti a cui ho telefonato mi ha confessato che un suo cliente importante gli ha gia’detto che vuole il visto pesante senza troppi controlli di veridicita’o se no cambiera’ professionista. Ed e’ incerto sul da farsi. Questo esempio mostra come il dare ai commercialisti un potere certificante potrebbe renderli oggetto di ricatto. Possono gli ordini assicurare che tutti i loro iscritti rinunceranno a dei clienti in casi del genere? O che un commercialista non ricatti il cliente chiedendogli piu’ soldi – ovviamente in nero – per apporre un timbro su una dichiarazione falsa, visto che la probabilita’ del controllo e’ minima? Evidentemente no. Poi c’e’ un fatto che francamente stupisce. La certificazione riguarda alcune componenti del reddito di impresa o personale e non tutte, pur essendo le piu’ importanti. Poniamo che un’impresa trasferisca al commercialista i dati esatti per i settori in cui e’ competente, ma faccia qualche trucco sui margini "laterali" della contabilita’. Si avrebbe un risultato paradossale. In base ad un dato parziale il commercialista certificherebbe la veridicita’ della dichiarazione fiscale complessiva dell’azienda. Una certificazione del falso perfettamente legale. Impossibile? Figurarsi, scrivendo mi sono gia’ venuti in mente almeno due trucchi, pur non essendo un esperto di tasse e dintorni, ma sapendo qualcosa di ingegneria finanziaria. Ci penseranno controlli piu’ raffinati della Finanza? Ma il visto pesante serve proprio ad evitarli. E allora? Non sta in piedi. Il decreto emesso da Visco, con sorprendente leggerezza, rischia di generare piu’ crimini di quanti vorrebbe ridurne.Per questo va cancellato. Ed invito gli ordini dei commercialisti a riflettere piu’ a fondo sulla partaccia che dovrebbero fare ed i rischi che potrebbero correre.

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Qualche settimana fa, su queste pagine, e’ stato denunciato un provvedimento analogo. Quello, ricordate, che voleva trasformare i commercianti in poliziotti, costringendoli a registrare le transazioni oltre i venti milioni ed a raccogliere i dati personali di chi li spendeva, aggiungendovi – d’obbligo – eventuali note sul comportamento sospetto dei clienti. In quel caso la reazione delle associazioni dei commercianti e’stata, giustamente, furibonda e la redazione del QN e’ stata inondata da fax indignati. E sembra che quella assurda legge sia ora in corso di revisione dopo l’insurrezione. Con questo esempio in mente mi aspettavo che gli ordini professionali dei commercialisti si sarebbero ribellati ad una norma che li mette in una posizione francamente scomoda. E invece no. Oltre ad aver collaborato nei mesi precedenti con il ministero delle Finanze per definire i dettagli del decreto detto sopra, l’ordine dei dottori commercialisti ha emesso, per bocca del presidente Franceso Serao, un comunicato di appassionata approvazione del provvedimento perche’ – ha dichiarato – ci guadagneranno tutti. I contribuenti, grazie alla certificazione del commercialista, si metteranno al riparo dai controlli fiscali. E l’amministrazione finanziaria " potra’ distogliere molti dipendenti dai controlli di routine e utilizzarli in maniera piu’ massicia nella lotta all’evasione fiscale". Ho fatto una decina di telefonate a dei commercialisti per capire se questo sentimento e’ realmente condiviso. Tutti hanno risposto la stessa cosa: " ci portera’ piu’ lavoro, ma anche piu’ guai, sono incerto e perplesso". Il commercialista medio appare meno felice del presidente dell’ordine di fare l’ascaro per Visco. Infatti il nuovo ruolo di certificatori potrebbe essere controproducente. Uno dei commercialisti a cui ho telefonato mi ha confessato che un suo cliente importante gli ha gia’detto che vuole il visto pesante senza troppi controlli di veridicita’o se no cambiera’ professionista. Ed e’ incerto sul da farsi. Questo esempio mostra come il dare ai commercialisti un potere certificante potrebbe renderli oggetto di ricatto. Possono gli ordini assicurare che tutti i loro iscritti rinunceranno a dei clienti in casi del genere? O che un commercialista non ricatti il cliente chiedendogli piu’ soldi – ovviamente in nero – per apporre un timbro su una dichiarazione falsa, visto che la probabilita’ del controllo e’ minima? Evidentemente no. Poi c’e’ un fatto che francamente stupisce. La certificazione riguarda alcune componenti del reddito di impresa o personale e non tutte, pur essendo le piu’ importanti. Poniamo che un’impresa trasferisca al commercialista i dati esatti per i settori in cui e’ competente, ma faccia qualche trucco sui margini "laterali" della contabilita’. Si avrebbe un risultato paradossale. In base ad un dato parziale il commercialista certificherebbe la veridicita’ della dichiarazione fiscale complessiva dell’azienda. Una certificazione del falso perfettamente legale. Impossibile? Figurarsi, scrivendo mi sono gia’ venuti in mente almeno due trucchi, pur non essendo un esperto di tasse e dintorni, ma sapendo qualcosa di ingegneria finanziaria. Ci penseranno controlli piu’ raffinati della Finanza? Ma il visto pesante serve proprio ad evitarli. E allora? Non sta in piedi. Il decreto emesso da Visco, con sorprendente leggerezza, rischia di generare piu’ crimini di quanti vorrebbe ridurne.Per questo va cancellato. Ed invito gli ordini dei commercialisti a riflettere piu’ a fondo sulla partaccia che dovrebbero fare ed i rischi che potrebbero correre.

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Qualche settimana fa, su queste pagine, e’ stato denunciato un provvedimento analogo. Quello, ricordate, che voleva trasformare i commercianti in poliziotti, costringendoli a registrare le transazioni oltre i venti milioni ed a raccogliere i dati personali di chi li spendeva, aggiungendovi – d’obbligo – eventuali note sul comportamento sospetto dei clienti. In quel caso la reazione delle associazioni dei commercianti e’stata, giustamente, furibonda e la redazione del QN e’ stata inondata da fax indignati. E sembra che quella assurda legge sia ora in corso di revisione dopo l’insurrezione. Con questo esempio in mente mi aspettavo che gli ordini professionali dei commercialisti si sarebbero ribellati ad una norma che li mette in una posizione francamente scomoda. E invece no. Oltre ad aver collaborato nei mesi precedenti con il ministero delle Finanze per definire i dettagli del decreto detto sopra, l’ordine dei dottori commercialisti ha emesso, per bocca del presidente Franceso Serao, un comunicato di appassionata approvazione del provvedimento perche’ – ha dichiarato – ci guadagneranno tutti. I contribuenti, grazie alla certificazione del commercialista, si metteranno al riparo dai controlli fiscali. E l’amministrazione finanziaria " potra’ distogliere molti dipendenti dai controlli di routine e utilizzarli in maniera piu’ massicia nella lotta all’evasione fiscale". Ho fatto una decina di telefonate a dei commercialisti per capire se questo sentimento e’ realmente condiviso. Tutti hanno risposto la stessa cosa: " ci portera’ piu’ lavoro, ma anche piu’ guai, sono incerto e perplesso". Il commercialista medio appare meno felice del presidente dell’ordine di fare l’ascaro per Visco. Infatti il nuovo ruolo di certificatori potrebbe essere controproducente. Uno dei commercialisti a cui ho telefonato mi ha confessato che un suo cliente importante gli ha gia’detto che vuole il visto pesante senza troppi controlli di veridicita’o se no cambiera’ professionista. Ed e’ incerto sul da farsi. Questo esempio mostra come il dare ai commercialisti un potere certificante potrebbe renderli oggetto di ricatto. Possono gli ordini assicurare che tutti i loro iscritti rinunceranno a dei clienti in casi del genere? O che un commercialista non ricatti il cliente chiedendogli piu’ soldi – ovviamente in nero – per apporre un timbro su una dichiarazione falsa, visto che la probabilita’ del controllo e’ minima? Evidentemente no. Poi c’e’ un fatto che francamente stupisce. La certificazione riguarda alcune componenti del reddito di impresa o personale e non tutte, pur essendo le piu’ importanti. Poniamo che un’impresa trasferisca al commercialista i dati esatti per i settori in cui e’ competente, ma faccia qualche trucco sui margini "laterali" della contabilita’. Si avrebbe un risultato paradossale. In base ad un dato parziale il commercialista certificherebbe la veridicita’ della dichiarazione fiscale complessiva dell’azienda. Una certificazione del falso perfettamente legale. Impossibile? Figurarsi, scrivendo mi sono gia’ venuti in mente almeno due trucchi, pur non essendo un esperto di tasse e dintorni, ma sapendo qualcosa di ingegneria finanziaria. Ci penseranno controlli piu’ raffinati della Finanza? Ma il visto pesante serve proprio ad evitarli. E allora? Non sta in piedi. Il decreto emesso da Visco, con sorprendente leggerezza, rischia di generare piu’ crimini di quanti vorrebbe ridurne.Per questo va cancellato. Ed invito gli ordini dei commercialisti a riflettere piu’ a fondo sulla partaccia che dovrebbero fare ed i rischi che potrebbero correre.

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2000-1-4

4/1/2000

Quanto e’ leggero il visto pesante

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Qualche settimana fa, su queste pagine, e’ stato denunciato un provvedimento analogo. Quello, ricordate, che voleva trasformare i commercianti in poliziotti, costringendoli a registrare le transazioni oltre i venti milioni ed a raccogliere i dati personali di chi li spendeva, aggiungendovi – d’obbligo – eventuali note sul comportamento sospetto dei clienti. In quel caso la reazione delle associazioni dei commercianti e’stata, giustamente, furibonda e la redazione del QN e’ stata inondata da fax indignati. E sembra che quella assurda legge sia ora in corso di revisione dopo l’insurrezione. Con questo esempio in mente mi aspettavo che gli ordini professionali dei commercialisti si sarebbero ribellati ad una norma che li mette in una posizione francamente scomoda. E invece no. Oltre ad aver collaborato nei mesi precedenti con il ministero delle Finanze per definire i dettagli del decreto detto sopra, l’ordine dei dottori commercialisti ha emesso, per bocca del presidente Franceso Serao, un comunicato di appassionata approvazione del provvedimento perche’ – ha dichiarato – ci guadagneranno tutti. I contribuenti, grazie alla certificazione del commercialista, si metteranno al riparo dai controlli fiscali. E l’amministrazione finanziaria " potra’ distogliere molti dipendenti dai controlli di routine e utilizzarli in maniera piu’ massicia nella lotta all’evasione fiscale". Ho fatto una decina di telefonate a dei commercialisti per capire se questo sentimento e’ realmente condiviso. Tutti hanno risposto la stessa cosa: " ci portera’ piu’ lavoro, ma anche piu’ guai, sono incerto e perplesso". Il commercialista medio appare meno felice del presidente dell’ordine di fare l’ascaro per Visco. Infatti il nuovo ruolo di certificatori potrebbe essere controproducente. Uno dei commercialisti a cui ho telefonato mi ha confessato che un suo cliente importante gli ha gia’detto che vuole il visto pesante senza troppi controlli di veridicita’o se no cambiera’ professionista. Ed e’ incerto sul da farsi. Questo esempio mostra come il dare ai commercialisti un potere certificante potrebbe renderli oggetto di ricatto. Possono gli ordini assicurare che tutti i loro iscritti rinunceranno a dei clienti in casi del genere? O che un commercialista non ricatti il cliente chiedendogli piu’ soldi – ovviamente in nero – per apporre un timbro su una dichiarazione falsa, visto che la probabilita’ del controllo e’ minima? Evidentemente no. Poi c’e’ un fatto che francamente stupisce. La certificazione riguarda alcune componenti del reddito di impresa o personale e non tutte, pur essendo le piu’ importanti. Poniamo che un’impresa trasferisca al commercialista i dati esatti per i settori in cui e’ competente, ma faccia qualche trucco sui margini "laterali" della contabilita’. Si avrebbe un risultato paradossale. In base ad un dato parziale il commercialista certificherebbe la veridicita’ della dichiarazione fiscale complessiva dell’azienda. Una certificazione del falso perfettamente legale. Impossibile? Figurarsi, scrivendo mi sono gia’ venuti in mente almeno due trucchi, pur non essendo un esperto di tasse e dintorni, ma sapendo qualcosa di ingegneria finanziaria. Ci penseranno controlli piu’ raffinati della Finanza? Ma il visto pesante serve proprio ad evitarli. E allora? Non sta in piedi. Il decreto emesso da Visco, con sorprendente leggerezza, rischia di generare piu’ crimini di quanti vorrebbe ridurne.Per questo va cancellato. Ed invito gli ordini dei commercialisti a riflettere piu’ a fondo sulla partaccia che dovrebbero fare ed i rischi che potrebbero correre.

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