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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2004-10-23

23/10/2004

Il sabotaggio dell’ottimismo

 Le cose economiche in Italia stanno andando piuttosto bene e promettono di farlo nel futuro nonostante un orizzonte tempestoso a causa del prezzo del petrolio e del possibile crollo temporaneo del dollaro. Il punto: ci sono più motivi per l’ottimismo che per il pessimismo, ma nel circuito della comunicazione prevale il secondo. Per tale motivo la tecnicamente buona politica economica del governo ed una situazione positiva, anche se non tranquilla, del ciclo economico globale non riescono a produrre l’effetto ottimistico che meriterebbero. Cerchiamo di capire il problema e di impostarne la soluzione.

 L’indice della fiducia dei consumatori sta risalendo da cinque mesi dopo essere crollato nel 2003. Evidentemente la gente non si fa influenzare molto dal clima comunicativo detto e guarda ai fatti concreti che la riguardano direttamente. Infatti l’andamento di tale indice è correlato con gli andamenti dell’economia reale. Nel 2003 si è verificato nell’eurozona il picco della recessione globale iniziata nel 2001, nella primavera del 2004 l’Italia si è agganciata alla ripresa globale, migliorando il volume delle esportazioni. Ma certamente le decisioni di investimento sono molto influenzate dalla percezione dello scenario futuro. Su questo punto critico si nota il maggior danno prodotto da un fiducia insufficiente generata da un cortocircuito della comunicazione. Basato sulla prevalenza nella stampa ed in televisione - in proporzione di circa 80 a 20 secondo le stime di alcuni ricercatori che stanno studiando l’anomalia del “gap di ottimismo” in Italia – di notizie pessimizzanti. Il problema: molti che potrebbero investire ricevono dal sistema generale dell’informazione il messaggio che il domani potrebbe essere peggio dell’oggi mentre i dati e gli scenari realistici mostrano, per l’Italia, la maggiore probabilità del contrario. Una parte di questo problema riguarda le previsioni tecniche. Ma la parte maggiore, che per questo qui vorrei enfatizzare, è puramente simbolica. Per esempio, i fatti concreti mostrano che il governo Berlusconi vuole tagliare le tasse e grazie a questo creare un ambiente più favorevole alla remunerazione degli investimenti. Ha difficoltà enormi legate ai vincoli europei, a problemi di consenso interni alla coalizione, ecc. Ma la notizia vera sarebbe: l’Italia, primo ed unico Paese nell’eurozona, ridurrà le tasse. Non ce la farà subito e nella misura necessaria per produrre un forte stimolo alla crescita? Pazienza, quello che non farà nel 2005 lo completerà nel 2006. E comunque le tasse non le alzerà e quelle che ha già ridotto qualche effetto stimolativo lo hanno già prodotto. In sintesi, la gestione concreta della politica economica è credibilmente orientata dalla volontà di attuare la riforma competitiva. Ma la sua gestione simbolica è contrastata dalla prevalenza di comunicazioni che enfatizzano l’infattibilità, con contorni catastrofici vari. E per tale motivo, più importante delle incertezze di scenario economico prospettico, il mercato non sconta nel presente un prossimo futuro a due anni dove la tassazione sarà certamente minore. Così non partono gli investimenti ottimistici che sarebbero normali senza tale distorsione simbolica. Ora è da capire quanto del blocco è causato da sabotaggio, altre anomalie e dalla incapacità del governo di comunicare.

 L’effetto sabotaggio è evidente. Molti organi di stampa con intenzione selezionano l’informazione per togliere credibilità al governo. Infatti si osserva in Italia una minore varietà delle opinioni sui media di quella esistente in altre democrazie. Inoltre vi sono anomalie che hanno dell’incredibile. Per esempio, se il ministro italiano dell’economia dice che rispetterà il 3% non fa notizia orientante come dovrebbe. Lo fa, invece, il sospetto di un Commissario europeo. Ridicolo, ma da noi avviene e delegittima. Invito altri ad approfondire tale analisi, ma è abbastanza chiaro che se anche il governo comunicasse meglio si troverebbe contro un muro di èlite, pseudoesperti, gruppi di interessi ed i media da loro influenzati che lo saboterebbero comunque. Tale situazione rispecchia la struttura del consenso in Italia: da un lato, c’è Berlusconi e la gran parte della classe media; dall’altro il popolo della sinistra alleato con le èlite del vecchio sistema. Le seconde possiedono banche e giornali messe al servizio di un opposizione di sinistra che ha la massima priorità di impedire a Berlusconi il vantaggio della profezia ottimistica e per questo bombardano il pubblico con messaggi, analisi ed idee pessimistiche. In conclusione, non è difficile capire chi e perché crei l’effetto di sconnessione tra politica reale ottimistica del governo e suo effetto simbolico con danno notevole al ciclo degli investimenti. Sarà difficile il risolverlo? No se la coalizione di governo capisse questo punto e si mostrasse coesa con Berlusconi nell’azione di riduzione delle tasse e riforme collegate di efficienza. Sarebbe l’unico modo per rimontare lo svantaggio simbolico. Ed il rafforzamento politico della volontà riformatrice, allora, otterrebbe l’effetto di anticipazione degli investimenti, con un meno dovuto all’incertezza dello scenario tecnico, ma complessivamente più di quanto sia ora in movimento. Non mi sembra difficile capirlo ed eseguirlo, fatelo.

(c) 2004 Carlo Pelanda
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