L’Occidente – si consideri l’area dei G8 - ha tre problemi: (a) frammentazione interna; (b) difficoltà nell’azione di ordinamento globale in relazione alla sicurezza; (c) ed in quella di rendere sia crescente sia più bilanciata l’economia mondiale. I think tank (pensatoi) che lavorano direttamente o indirettamente per i governi quest’estate non andranno in vacanza. Perché i prossimi mesi saranno cruciali per impostare le soluzioni. Che richiedono nuove idee, in particolare una "teoria direzionale" che fornisca un orientamento comune alle nazioni occidentali, con la missione prioritaria di (ri)costruire un nucleo ordinatore "forte" di tutto il sistema globale. Qui ho l’ambizione di far condividere ai lettori tale compito cognitivo-politico, semplificandone i termini, affinché possano discuterne e dire la loro.

Il tema non è astruso, cioè indipendente dalle agende politiche correnti. Anzi, è proprio chi le pratica che richiede più teoria. La prossima settimana Berlusconi incontrerà Putin per rinnovare l’idea di agganciare la Russia all’Unione Europea dopo aver rafforzato in quella passata la ritrovata convergenza tra Usa ed Ue. Bush, in questi giorni cercherà di capire dal leader palestinese Abu Mazen e, poi, da quello israeliano Ariel Sharon come e dove mettere i paletti per asfaltare la via della pace. I ministri economici ed i banchieri centrali stanno valutando come rendere più bilanciata la competitività valutaria e commerciale nel mercato mondiale affinché un eccesso di squilibri non lo destabilizzi. In specifiche aree dell’Occidente la politica è alle prese con problemi drammatici, per esempio le riforme di efficienza nell’eurozona, irrimandabili, ma difficilissime da praticarsi a causa del dissenso. In sintesi, il nuovo ed il vecchio sono in conflitto ad ogni livello del sistema – globale, regionale, nazionale - e la situazione è densa di nervosismo. Nella maggior parte della stampa italiana tale momento storico viene rappresentato come crisi del sistema occidentale mentre, nella realtà, prevale una reazione ad essa di tipo (ri)costruente. Tuttavia, gli intelletti di sinistra e pensierodebolisti che influenzano la nostra opinione pubblica non vogliono prenderne atto: desiderano la crisi dell’occidentalismo e per questo la esagerano, con analisi terroristiche, per affermare i modelli "pessimistici": protezionismo sociale, europeismo introverso, anticapitalismo e antiamericanismo. Lo stesso gioco di "dominio della profezia", per intenderci, tentato ai tempi delle previsioni catastrofiche in merito alla guerra contro Saddam. Per questo, prima di tutto, va ripristinata la realtà dei fatti: l’Occidente è certamente in una fase di turbolenza, ma prevale la tendenza del suo rinnovamento e rafforzamento costruttivo non certo della sua dissoluzione. Ottimismo, dunque.

Il punto: tale tendenza va organizzata entro un progetto. Che comincia a delinearsi, ma che non è ancora strutturato e, soprattutto, dibattuto nelle nostre democrazie. L’ipotesi è la seguente. I problemi di ordine sia economico sia politico del globo dipendono, sostanzialmente, dal fatto che il soggetto ordinatore non ha scala sufficiente per governarli e risolverli. L’America è una superpotenza, ma la sua coperta stabilizzatrice è più corta del letto. L’Europa non è attivamente estroversa. Quindi la soluzione è quella di unire Usa ed Unione Europea in un sistema economico e militare integrato, la "Pax Atlantica". In sintesi, la fine della frammentazione dell’Occidente e la sua ricomposizione risolverebbero gli altri due problemi citati in apertura. Nessun perturbatore potrebbe opporsi alla forza combinata di europei ed americani. Allo stesso modo una loro integrazione economica aiuterebbe la crescita in ambedue. E, soprattutto, avrebbe la scala per imporre un maggiore equilibrio monetario e commerciale globale. Detta in breve, con Usa ed europei divisi vi sarà disordine, con questi uniti, invece, più ordine economico e sicurezza. Inoltre, la formazione di un tale nucleo ordinatore potrà essere ulteriormente aggregante incentivando la Russia (necessaria per consolidare la forza occidentale) ed i paesi emergenti a farsi cooptare, anche per loro impossibilità di stare fuori da questo sistema: l'Occidente inclusivo ed ordinativo messo in moto dalla convergenza euroamericana. Questa è la nuova teoria direzionale. Che supera, innovandola, quella europeista perché le da un obiettivo di ulteriore integrazione con l’America, intesa come parte dell’Europa stessa (lo è per tipo di civiltà). Ed anche quella del "primato americano" che porta gli Usa a pensare pericolosamente di poter fare tutto da soli. La buona notizia è che tale teoria appare un passo conseguente a quelli concreti attuati correntemente da Berlusconi, Blair e Bush. Proprio l’esistenza di tale convergenza euroamericana grazie ai "B3" rende credibile la possibilità di innovare la geopolitica interna dell’Occidente passando da due aquile ad una con due teste, prima, e poi con tre: Usa, Ue, e Russia uniti. In decenni, ma il lancio ora del suo volo futuro porterebbe enormi conseguenze ordinative già nell’immediato. Questa logica appare consistente nelle simulazioni dei ricercatori, ma per realizzarla ci vuole il vostro sentimento, l’alleanza tra disegno e vostro buon senso.

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Il tema non è astruso, cioè indipendente dalle agende politiche correnti. Anzi, è proprio chi le pratica che richiede più teoria. La prossima settimana Berlusconi incontrerà Putin per rinnovare l’idea di agganciare la Russia all’Unione Europea dopo aver rafforzato in quella passata la ritrovata convergenza tra Usa ed Ue. Bush, in questi giorni cercherà di capire dal leader palestinese Abu Mazen e, poi, da quello israeliano Ariel Sharon come e dove mettere i paletti per asfaltare la via della pace. I ministri economici ed i banchieri centrali stanno valutando come rendere più bilanciata la competitività valutaria e commerciale nel mercato mondiale affinché un eccesso di squilibri non lo destabilizzi. In specifiche aree dell’Occidente la politica è alle prese con problemi drammatici, per esempio le riforme di efficienza nell’eurozona, irrimandabili, ma difficilissime da praticarsi a causa del dissenso. In sintesi, il nuovo ed il vecchio sono in conflitto ad ogni livello del sistema – globale, regionale, nazionale - e la situazione è densa di nervosismo. Nella maggior parte della stampa italiana tale momento storico viene rappresentato come crisi del sistema occidentale mentre, nella realtà, prevale una reazione ad essa di tipo (ri)costruente. Tuttavia, gli intelletti di sinistra e pensierodebolisti che influenzano la nostra opinione pubblica non vogliono prenderne atto: desiderano la crisi dell’occidentalismo e per questo la esagerano, con analisi terroristiche, per affermare i modelli "pessimistici": protezionismo sociale, europeismo introverso, anticapitalismo e antiamericanismo. Lo stesso gioco di "dominio della profezia", per intenderci, tentato ai tempi delle previsioni catastrofiche in merito alla guerra contro Saddam. Per questo, prima di tutto, va ripristinata la realtà dei fatti: l’Occidente è certamente in una fase di turbolenza, ma prevale la tendenza del suo rinnovamento e rafforzamento costruttivo non certo della sua dissoluzione. Ottimismo, dunque.

Il punto: tale tendenza va organizzata entro un progetto. Che comincia a delinearsi, ma che non è ancora strutturato e, soprattutto, dibattuto nelle nostre democrazie. L’ipotesi è la seguente. I problemi di ordine sia economico sia politico del globo dipendono, sostanzialmente, dal fatto che il soggetto ordinatore non ha scala sufficiente per governarli e risolverli. L’America è una superpotenza, ma la sua coperta stabilizzatrice è più corta del letto. L’Europa non è attivamente estroversa. Quindi la soluzione è quella di unire Usa ed Unione Europea in un sistema economico e militare integrato, la "Pax Atlantica". In sintesi, la fine della frammentazione dell’Occidente e la sua ricomposizione risolverebbero gli altri due problemi citati in apertura. Nessun perturbatore potrebbe opporsi alla forza combinata di europei ed americani. Allo stesso modo una loro integrazione economica aiuterebbe la crescita in ambedue. E, soprattutto, avrebbe la scala per imporre un maggiore equilibrio monetario e commerciale globale. Detta in breve, con Usa ed europei divisi vi sarà disordine, con questi uniti, invece, più ordine economico e sicurezza. Inoltre, la formazione di un tale nucleo ordinatore potrà essere ulteriormente aggregante incentivando la Russia (necessaria per consolidare la forza occidentale) ed i paesi emergenti a farsi cooptare, anche per loro impossibilità di stare fuori da questo sistema: l'Occidente inclusivo ed ordinativo messo in moto dalla convergenza euroamericana. Questa è la nuova teoria direzionale. Che supera, innovandola, quella europeista perché le da un obiettivo di ulteriore integrazione con l’America, intesa come parte dell’Europa stessa (lo è per tipo di civiltà). Ed anche quella del "primato americano" che porta gli Usa a pensare pericolosamente di poter fare tutto da soli. La buona notizia è che tale teoria appare un passo conseguente a quelli concreti attuati correntemente da Berlusconi, Blair e Bush. Proprio l’esistenza di tale convergenza euroamericana grazie ai "B3" rende credibile la possibilità di innovare la geopolitica interna dell’Occidente passando da due aquile ad una con due teste, prima, e poi con tre: Usa, Ue, e Russia uniti. In decenni, ma il lancio ora del suo volo futuro porterebbe enormi conseguenze ordinative già nell’immediato. Questa logica appare consistente nelle simulazioni dei ricercatori, ma per realizzarla ci vuole il vostro sentimento, l’alleanza tra disegno e vostro buon senso.

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Il tema non è astruso, cioè indipendente dalle agende politiche correnti. Anzi, è proprio chi le pratica che richiede più teoria. La prossima settimana Berlusconi incontrerà Putin per rinnovare l’idea di agganciare la Russia all’Unione Europea dopo aver rafforzato in quella passata la ritrovata convergenza tra Usa ed Ue. Bush, in questi giorni cercherà di capire dal leader palestinese Abu Mazen e, poi, da quello israeliano Ariel Sharon come e dove mettere i paletti per asfaltare la via della pace. I ministri economici ed i banchieri centrali stanno valutando come rendere più bilanciata la competitività valutaria e commerciale nel mercato mondiale affinché un eccesso di squilibri non lo destabilizzi. In specifiche aree dell’Occidente la politica è alle prese con problemi drammatici, per esempio le riforme di efficienza nell’eurozona, irrimandabili, ma difficilissime da praticarsi a causa del dissenso. In sintesi, il nuovo ed il vecchio sono in conflitto ad ogni livello del sistema – globale, regionale, nazionale - e la situazione è densa di nervosismo. Nella maggior parte della stampa italiana tale momento storico viene rappresentato come crisi del sistema occidentale mentre, nella realtà, prevale una reazione ad essa di tipo (ri)costruente. Tuttavia, gli intelletti di sinistra e pensierodebolisti che influenzano la nostra opinione pubblica non vogliono prenderne atto: desiderano la crisi dell’occidentalismo e per questo la esagerano, con analisi terroristiche, per affermare i modelli "pessimistici": protezionismo sociale, europeismo introverso, anticapitalismo e antiamericanismo. Lo stesso gioco di "dominio della profezia", per intenderci, tentato ai tempi delle previsioni catastrofiche in merito alla guerra contro Saddam. Per questo, prima di tutto, va ripristinata la realtà dei fatti: l’Occidente è certamente in una fase di turbolenza, ma prevale la tendenza del suo rinnovamento e rafforzamento costruttivo non certo della sua dissoluzione. Ottimismo, dunque.

Il punto: tale tendenza va organizzata entro un progetto. Che comincia a delinearsi, ma che non è ancora strutturato e, soprattutto, dibattuto nelle nostre democrazie. L’ipotesi è la seguente. I problemi di ordine sia economico sia politico del globo dipendono, sostanzialmente, dal fatto che il soggetto ordinatore non ha scala sufficiente per governarli e risolverli. L’America è una superpotenza, ma la sua coperta stabilizzatrice è più corta del letto. L’Europa non è attivamente estroversa. Quindi la soluzione è quella di unire Usa ed Unione Europea in un sistema economico e militare integrato, la "Pax Atlantica". In sintesi, la fine della frammentazione dell’Occidente e la sua ricomposizione risolverebbero gli altri due problemi citati in apertura. Nessun perturbatore potrebbe opporsi alla forza combinata di europei ed americani. Allo stesso modo una loro integrazione economica aiuterebbe la crescita in ambedue. E, soprattutto, avrebbe la scala per imporre un maggiore equilibrio monetario e commerciale globale. Detta in breve, con Usa ed europei divisi vi sarà disordine, con questi uniti, invece, più ordine economico e sicurezza. Inoltre, la formazione di un tale nucleo ordinatore potrà essere ulteriormente aggregante incentivando la Russia (necessaria per consolidare la forza occidentale) ed i paesi emergenti a farsi cooptare, anche per loro impossibilità di stare fuori da questo sistema: l'Occidente inclusivo ed ordinativo messo in moto dalla convergenza euroamericana. Questa è la nuova teoria direzionale. Che supera, innovandola, quella europeista perché le da un obiettivo di ulteriore integrazione con l’America, intesa come parte dell’Europa stessa (lo è per tipo di civiltà). Ed anche quella del "primato americano" che porta gli Usa a pensare pericolosamente di poter fare tutto da soli. La buona notizia è che tale teoria appare un passo conseguente a quelli concreti attuati correntemente da Berlusconi, Blair e Bush. Proprio l’esistenza di tale convergenza euroamericana grazie ai "B3" rende credibile la possibilità di innovare la geopolitica interna dell’Occidente passando da due aquile ad una con due teste, prima, e poi con tre: Usa, Ue, e Russia uniti. In decenni, ma il lancio ora del suo volo futuro porterebbe enormi conseguenze ordinative già nell’immediato. Questa logica appare consistente nelle simulazioni dei ricercatori, ma per realizzarla ci vuole il vostro sentimento, l’alleanza tra disegno e vostro buon senso.

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2003-7-25

25/7/2003

Ricostruzione dell’Occidente

L’Occidente – si consideri l’area dei G8 - ha tre problemi: (a) frammentazione interna; (b) difficoltà nell’azione di ordinamento globale in relazione alla sicurezza; (c) ed in quella di rendere sia crescente sia più bilanciata l’economia mondiale. I think tank (pensatoi) che lavorano direttamente o indirettamente per i governi quest’estate non andranno in vacanza. Perché i prossimi mesi saranno cruciali per impostare le soluzioni. Che richiedono nuove idee, in particolare una "teoria direzionale" che fornisca un orientamento comune alle nazioni occidentali, con la missione prioritaria di (ri)costruire un nucleo ordinatore "forte" di tutto il sistema globale. Qui ho l’ambizione di far condividere ai lettori tale compito cognitivo-politico, semplificandone i termini, affinché possano discuterne e dire la loro.

Il tema non è astruso, cioè indipendente dalle agende politiche correnti. Anzi, è proprio chi le pratica che richiede più teoria. La prossima settimana Berlusconi incontrerà Putin per rinnovare l’idea di agganciare la Russia all’Unione Europea dopo aver rafforzato in quella passata la ritrovata convergenza tra Usa ed Ue. Bush, in questi giorni cercherà di capire dal leader palestinese Abu Mazen e, poi, da quello israeliano Ariel Sharon come e dove mettere i paletti per asfaltare la via della pace. I ministri economici ed i banchieri centrali stanno valutando come rendere più bilanciata la competitività valutaria e commerciale nel mercato mondiale affinché un eccesso di squilibri non lo destabilizzi. In specifiche aree dell’Occidente la politica è alle prese con problemi drammatici, per esempio le riforme di efficienza nell’eurozona, irrimandabili, ma difficilissime da praticarsi a causa del dissenso. In sintesi, il nuovo ed il vecchio sono in conflitto ad ogni livello del sistema – globale, regionale, nazionale - e la situazione è densa di nervosismo. Nella maggior parte della stampa italiana tale momento storico viene rappresentato come crisi del sistema occidentale mentre, nella realtà, prevale una reazione ad essa di tipo (ri)costruente. Tuttavia, gli intelletti di sinistra e pensierodebolisti che influenzano la nostra opinione pubblica non vogliono prenderne atto: desiderano la crisi dell’occidentalismo e per questo la esagerano, con analisi terroristiche, per affermare i modelli "pessimistici": protezionismo sociale, europeismo introverso, anticapitalismo e antiamericanismo. Lo stesso gioco di "dominio della profezia", per intenderci, tentato ai tempi delle previsioni catastrofiche in merito alla guerra contro Saddam. Per questo, prima di tutto, va ripristinata la realtà dei fatti: l’Occidente è certamente in una fase di turbolenza, ma prevale la tendenza del suo rinnovamento e rafforzamento costruttivo non certo della sua dissoluzione. Ottimismo, dunque.

Il punto: tale tendenza va organizzata entro un progetto. Che comincia a delinearsi, ma che non è ancora strutturato e, soprattutto, dibattuto nelle nostre democrazie. L’ipotesi è la seguente. I problemi di ordine sia economico sia politico del globo dipendono, sostanzialmente, dal fatto che il soggetto ordinatore non ha scala sufficiente per governarli e risolverli. L’America è una superpotenza, ma la sua coperta stabilizzatrice è più corta del letto. L’Europa non è attivamente estroversa. Quindi la soluzione è quella di unire Usa ed Unione Europea in un sistema economico e militare integrato, la "Pax Atlantica". In sintesi, la fine della frammentazione dell’Occidente e la sua ricomposizione risolverebbero gli altri due problemi citati in apertura. Nessun perturbatore potrebbe opporsi alla forza combinata di europei ed americani. Allo stesso modo una loro integrazione economica aiuterebbe la crescita in ambedue. E, soprattutto, avrebbe la scala per imporre un maggiore equilibrio monetario e commerciale globale. Detta in breve, con Usa ed europei divisi vi sarà disordine, con questi uniti, invece, più ordine economico e sicurezza. Inoltre, la formazione di un tale nucleo ordinatore potrà essere ulteriormente aggregante incentivando la Russia (necessaria per consolidare la forza occidentale) ed i paesi emergenti a farsi cooptare, anche per loro impossibilità di stare fuori da questo sistema: l'Occidente inclusivo ed ordinativo messo in moto dalla convergenza euroamericana. Questa è la nuova teoria direzionale. Che supera, innovandola, quella europeista perché le da un obiettivo di ulteriore integrazione con l’America, intesa come parte dell’Europa stessa (lo è per tipo di civiltà). Ed anche quella del "primato americano" che porta gli Usa a pensare pericolosamente di poter fare tutto da soli. La buona notizia è che tale teoria appare un passo conseguente a quelli concreti attuati correntemente da Berlusconi, Blair e Bush. Proprio l’esistenza di tale convergenza euroamericana grazie ai "B3" rende credibile la possibilità di innovare la geopolitica interna dell’Occidente passando da due aquile ad una con due teste, prima, e poi con tre: Usa, Ue, e Russia uniti. In decenni, ma il lancio ora del suo volo futuro porterebbe enormi conseguenze ordinative già nell’immediato. Questa logica appare consistente nelle simulazioni dei ricercatori, ma per realizzarla ci vuole il vostro sentimento, l’alleanza tra disegno e vostro buon senso.

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