La sinistra, tra le tante, ha fatto tre critiche infondate a Berlusconi: di spaccare l’Europa; di essersi allineato acriticamente alle decisioni americane; di essere una sorta di guerrafondaio. L’azione del nostro presidente del consiglio in queste ore, in continuità con una linea svolta da mesi, prova l’esatto contrario: sta cercando di costruire una posizione comune europea, di convincere il regime di Saddam Hussein ad adeguarsi alle condizioni di disarmo, di trovare una convergenza tra europei, americani e russi. Vediamo in dettaglio.

Non so se Berlusconi lo confermerà nella forma con cui lo scrivo qui, ma mi sembra, mettendo in ordine logico i fatti, che la nuova definizione dell’interesse nazionale italiano sia la seguente. A noi interessa che ci sia un’Europa a coesione crescente e convergente, ma non in contrapposizione con gli Stati Uniti. Per altro non vogliamo nemmeno un’Europa allineata senza voce propria in relazione ai rapporti con l’America. Perché chiunque abbia un minimo di esperienza diretta nei rapporti con Washington sa che questa accetta solo il dialogo tra forti. E’ anche nostro interesse nazionale includere la Russia nel sistema occidentale. Sia per rendere più forte il pilastro su cui appoggiare l’ordine mondiale, e quindi noi più sicuri, sia per aprirci maggiori spazi di opportunità economiche. Poi è interesse vitale italiano evitare a tutti i costi un conflitto aperto o strisciante con l’area islamica. Perché vedrebbe il Mediterraneo in prima linea e noi zona di guerra, alla fine svantaggiati sul piano geoeconomico come lo fu secoli fa Venezia intrappolata nel conflitto con l’impero ottomano. Questa, in sintesi, è la lista dei nostri interessi.

Immaginatevi di essere su un sito e facciamo click su alcuni punti per approfondirli. Nel momento in cui esiste un crescente problema di instabilità a partire dalla costa sud è nostro interesse consolidare le alleanze che aumentano la nostra sicurezza. Solo l’America ha i mezzi tecnici per difenderci in caso di grossi guai. Quindi per noi è irrinunciabile l’esistenza di una Nato forte e con capacità di proiezione di potenza per dissuadere eventuali nemici. Ma abbiamo interesse che ci sia una difesa europea capace di operare entro la Nato in forma integrata sia per ottenere più risorse militari sia per evitare che agli Usa venga la tentazione di trattarci come ascari o alleati secondari che non hanno voce in capitolo a causa della loro pochezza. In tale schema è anche una priorità l’aggancio più forte della Turchia al nostro sistema di area sia per goderne il supporto sia per evitare che sia preda di instabilità che poi causerebbero a noi il maggior danno. Altro click. Per il petrolio ed il gas dipendiamo dall’area islamica mediterranea. Quindi è nostro interesse stabilizzarla. Ma per farlo ci vuole un giusto mix tra bastone e carota, cioè bloccare militarmente le tendenze aggressive o terroristiche e sostenere con aiuti i regimi moderati sperando che si modernizzino il prima possibile. Collegato a questo è il nostro interesse a differenziare il rifornimento di energia prendendolo da Paesi meno problematici. Il che spiega, tornando indietro di un paio di click, la politica italiana per far entrare meglio la Russia entro un sistema di convergenza occidentale.

Non voglio annoiarvi, ma solo mostrarvi la complessità del quadro geopolitico e geoeconomico in cui è inserita l’Italia e con la quale dobbiamo fare i conti. Da ricercatore in materia di economia e politica internazionale mi sento di dirvi, senza sottovalutare i meriti di precedenti conduttori, che mai ho visto i nostri interessi così ben perseguiti come da quando Berlusconi guida la partita. Con Bush ha instaurato un rapporto di piena lealtà e credibilità, ma senza cedimenti sulla natura europea e mediterranea degli interessi italiani. L’azione in Europa è costruttiva, i rapporti con gli islamici chiari, ecc. La posizione italiana, poi, in merito all’Iraq è chiarissima: fino all’ultimo avrà una chance per disarmare e riceverà un aiuto per negoziare vie d’uscita, ma se rifiuterà Roma non esiterà ad appoggiare l’impiego della forza. Così come è chiara la posizione sulla Palestina. I palestinesi hanno diritto ad uno Stato, ma in combinazione con la totale garanzia di Israele. Che, diversamente da altri governi precedenti, viene trattata con la dovuta solidarietà per evitare che provi una sensazione di isolamento foriera di azioni irrazionali.

Per essere credibile nel combinare ad incastro tutti i requisiti che soddisfano i nostri interessi nazionali Berlusconi deve per forza rendere più credibile l’Italia e quindi aumentare l’attivismo suo personale e del nostro Paese nelle relazioni internazionali. Fare scelte responsabili, come quella di mandare gli alpini a presidiare la zona più strategicamente delicata dell’Afghanistan. Candidarsi per mediazioni difficili. La realtà è che abbiamo per la prima volta da decenni un governo che sa fare una politica estera adeguata alla soluzione dei nostri interessi vitali combinandoli con quello di salvaguardare ed espandere la coesione dell’Occidente. Si ingoi la sinistra questa verità nei fatti: l’Italia sta facendo una grande politica estera.

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Non so se Berlusconi lo confermerà nella forma con cui lo scrivo qui, ma mi sembra, mettendo in ordine logico i fatti, che la nuova definizione dell’interesse nazionale italiano sia la seguente. A noi interessa che ci sia un’Europa a coesione crescente e convergente, ma non in contrapposizione con gli Stati Uniti. Per altro non vogliamo nemmeno un’Europa allineata senza voce propria in relazione ai rapporti con l’America. Perché chiunque abbia un minimo di esperienza diretta nei rapporti con Washington sa che questa accetta solo il dialogo tra forti. E’ anche nostro interesse nazionale includere la Russia nel sistema occidentale. Sia per rendere più forte il pilastro su cui appoggiare l’ordine mondiale, e quindi noi più sicuri, sia per aprirci maggiori spazi di opportunità economiche. Poi è interesse vitale italiano evitare a tutti i costi un conflitto aperto o strisciante con l’area islamica. Perché vedrebbe il Mediterraneo in prima linea e noi zona di guerra, alla fine svantaggiati sul piano geoeconomico come lo fu secoli fa Venezia intrappolata nel conflitto con l’impero ottomano. Questa, in sintesi, è la lista dei nostri interessi.

Immaginatevi di essere su un sito e facciamo click su alcuni punti per approfondirli. Nel momento in cui esiste un crescente problema di instabilità a partire dalla costa sud è nostro interesse consolidare le alleanze che aumentano la nostra sicurezza. Solo l’America ha i mezzi tecnici per difenderci in caso di grossi guai. Quindi per noi è irrinunciabile l’esistenza di una Nato forte e con capacità di proiezione di potenza per dissuadere eventuali nemici. Ma abbiamo interesse che ci sia una difesa europea capace di operare entro la Nato in forma integrata sia per ottenere più risorse militari sia per evitare che agli Usa venga la tentazione di trattarci come ascari o alleati secondari che non hanno voce in capitolo a causa della loro pochezza. In tale schema è anche una priorità l’aggancio più forte della Turchia al nostro sistema di area sia per goderne il supporto sia per evitare che sia preda di instabilità che poi causerebbero a noi il maggior danno. Altro click. Per il petrolio ed il gas dipendiamo dall’area islamica mediterranea. Quindi è nostro interesse stabilizzarla. Ma per farlo ci vuole un giusto mix tra bastone e carota, cioè bloccare militarmente le tendenze aggressive o terroristiche e sostenere con aiuti i regimi moderati sperando che si modernizzino il prima possibile. Collegato a questo è il nostro interesse a differenziare il rifornimento di energia prendendolo da Paesi meno problematici. Il che spiega, tornando indietro di un paio di click, la politica italiana per far entrare meglio la Russia entro un sistema di convergenza occidentale.

Non voglio annoiarvi, ma solo mostrarvi la complessità del quadro geopolitico e geoeconomico in cui è inserita l’Italia e con la quale dobbiamo fare i conti. Da ricercatore in materia di economia e politica internazionale mi sento di dirvi, senza sottovalutare i meriti di precedenti conduttori, che mai ho visto i nostri interessi così ben perseguiti come da quando Berlusconi guida la partita. Con Bush ha instaurato un rapporto di piena lealtà e credibilità, ma senza cedimenti sulla natura europea e mediterranea degli interessi italiani. L’azione in Europa è costruttiva, i rapporti con gli islamici chiari, ecc. La posizione italiana, poi, in merito all’Iraq è chiarissima: fino all’ultimo avrà una chance per disarmare e riceverà un aiuto per negoziare vie d’uscita, ma se rifiuterà Roma non esiterà ad appoggiare l’impiego della forza. Così come è chiara la posizione sulla Palestina. I palestinesi hanno diritto ad uno Stato, ma in combinazione con la totale garanzia di Israele. Che, diversamente da altri governi precedenti, viene trattata con la dovuta solidarietà per evitare che provi una sensazione di isolamento foriera di azioni irrazionali.

Per essere credibile nel combinare ad incastro tutti i requisiti che soddisfano i nostri interessi nazionali Berlusconi deve per forza rendere più credibile l’Italia e quindi aumentare l’attivismo suo personale e del nostro Paese nelle relazioni internazionali. Fare scelte responsabili, come quella di mandare gli alpini a presidiare la zona più strategicamente delicata dell’Afghanistan. Candidarsi per mediazioni difficili. La realtà è che abbiamo per la prima volta da decenni un governo che sa fare una politica estera adeguata alla soluzione dei nostri interessi vitali combinandoli con quello di salvaguardare ed espandere la coesione dell’Occidente. Si ingoi la sinistra questa verità nei fatti: l’Italia sta facendo una grande politica estera.

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Non so se Berlusconi lo confermerà nella forma con cui lo scrivo qui, ma mi sembra, mettendo in ordine logico i fatti, che la nuova definizione dell’interesse nazionale italiano sia la seguente. A noi interessa che ci sia un’Europa a coesione crescente e convergente, ma non in contrapposizione con gli Stati Uniti. Per altro non vogliamo nemmeno un’Europa allineata senza voce propria in relazione ai rapporti con l’America. Perché chiunque abbia un minimo di esperienza diretta nei rapporti con Washington sa che questa accetta solo il dialogo tra forti. E’ anche nostro interesse nazionale includere la Russia nel sistema occidentale. Sia per rendere più forte il pilastro su cui appoggiare l’ordine mondiale, e quindi noi più sicuri, sia per aprirci maggiori spazi di opportunità economiche. Poi è interesse vitale italiano evitare a tutti i costi un conflitto aperto o strisciante con l’area islamica. Perché vedrebbe il Mediterraneo in prima linea e noi zona di guerra, alla fine svantaggiati sul piano geoeconomico come lo fu secoli fa Venezia intrappolata nel conflitto con l’impero ottomano. Questa, in sintesi, è la lista dei nostri interessi.

Immaginatevi di essere su un sito e facciamo click su alcuni punti per approfondirli. Nel momento in cui esiste un crescente problema di instabilità a partire dalla costa sud è nostro interesse consolidare le alleanze che aumentano la nostra sicurezza. Solo l’America ha i mezzi tecnici per difenderci in caso di grossi guai. Quindi per noi è irrinunciabile l’esistenza di una Nato forte e con capacità di proiezione di potenza per dissuadere eventuali nemici. Ma abbiamo interesse che ci sia una difesa europea capace di operare entro la Nato in forma integrata sia per ottenere più risorse militari sia per evitare che agli Usa venga la tentazione di trattarci come ascari o alleati secondari che non hanno voce in capitolo a causa della loro pochezza. In tale schema è anche una priorità l’aggancio più forte della Turchia al nostro sistema di area sia per goderne il supporto sia per evitare che sia preda di instabilità che poi causerebbero a noi il maggior danno. Altro click. Per il petrolio ed il gas dipendiamo dall’area islamica mediterranea. Quindi è nostro interesse stabilizzarla. Ma per farlo ci vuole un giusto mix tra bastone e carota, cioè bloccare militarmente le tendenze aggressive o terroristiche e sostenere con aiuti i regimi moderati sperando che si modernizzino il prima possibile. Collegato a questo è il nostro interesse a differenziare il rifornimento di energia prendendolo da Paesi meno problematici. Il che spiega, tornando indietro di un paio di click, la politica italiana per far entrare meglio la Russia entro un sistema di convergenza occidentale.

Non voglio annoiarvi, ma solo mostrarvi la complessità del quadro geopolitico e geoeconomico in cui è inserita l’Italia e con la quale dobbiamo fare i conti. Da ricercatore in materia di economia e politica internazionale mi sento di dirvi, senza sottovalutare i meriti di precedenti conduttori, che mai ho visto i nostri interessi così ben perseguiti come da quando Berlusconi guida la partita. Con Bush ha instaurato un rapporto di piena lealtà e credibilità, ma senza cedimenti sulla natura europea e mediterranea degli interessi italiani. L’azione in Europa è costruttiva, i rapporti con gli islamici chiari, ecc. La posizione italiana, poi, in merito all’Iraq è chiarissima: fino all’ultimo avrà una chance per disarmare e riceverà un aiuto per negoziare vie d’uscita, ma se rifiuterà Roma non esiterà ad appoggiare l’impiego della forza. Così come è chiara la posizione sulla Palestina. I palestinesi hanno diritto ad uno Stato, ma in combinazione con la totale garanzia di Israele. Che, diversamente da altri governi precedenti, viene trattata con la dovuta solidarietà per evitare che provi una sensazione di isolamento foriera di azioni irrazionali.

Per essere credibile nel combinare ad incastro tutti i requisiti che soddisfano i nostri interessi nazionali Berlusconi deve per forza rendere più credibile l’Italia e quindi aumentare l’attivismo suo personale e del nostro Paese nelle relazioni internazionali. Fare scelte responsabili, come quella di mandare gli alpini a presidiare la zona più strategicamente delicata dell’Afghanistan. Candidarsi per mediazioni difficili. La realtà è che abbiamo per la prima volta da decenni un governo che sa fare una politica estera adeguata alla soluzione dei nostri interessi vitali combinandoli con quello di salvaguardare ed espandere la coesione dell’Occidente. Si ingoi la sinistra questa verità nei fatti: l’Italia sta facendo una grande politica estera.

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il Giornale

2003-2-8

8/2/2003

Una grande politica estera

La sinistra, tra le tante, ha fatto tre critiche infondate a Berlusconi: di spaccare l’Europa; di essersi allineato acriticamente alle decisioni americane; di essere una sorta di guerrafondaio. L’azione del nostro presidente del consiglio in queste ore, in continuità con una linea svolta da mesi, prova l’esatto contrario: sta cercando di costruire una posizione comune europea, di convincere il regime di Saddam Hussein ad adeguarsi alle condizioni di disarmo, di trovare una convergenza tra europei, americani e russi. Vediamo in dettaglio.

Non so se Berlusconi lo confermerà nella forma con cui lo scrivo qui, ma mi sembra, mettendo in ordine logico i fatti, che la nuova definizione dell’interesse nazionale italiano sia la seguente. A noi interessa che ci sia un’Europa a coesione crescente e convergente, ma non in contrapposizione con gli Stati Uniti. Per altro non vogliamo nemmeno un’Europa allineata senza voce propria in relazione ai rapporti con l’America. Perché chiunque abbia un minimo di esperienza diretta nei rapporti con Washington sa che questa accetta solo il dialogo tra forti. E’ anche nostro interesse nazionale includere la Russia nel sistema occidentale. Sia per rendere più forte il pilastro su cui appoggiare l’ordine mondiale, e quindi noi più sicuri, sia per aprirci maggiori spazi di opportunità economiche. Poi è interesse vitale italiano evitare a tutti i costi un conflitto aperto o strisciante con l’area islamica. Perché vedrebbe il Mediterraneo in prima linea e noi zona di guerra, alla fine svantaggiati sul piano geoeconomico come lo fu secoli fa Venezia intrappolata nel conflitto con l’impero ottomano. Questa, in sintesi, è la lista dei nostri interessi.

Immaginatevi di essere su un sito e facciamo click su alcuni punti per approfondirli. Nel momento in cui esiste un crescente problema di instabilità a partire dalla costa sud è nostro interesse consolidare le alleanze che aumentano la nostra sicurezza. Solo l’America ha i mezzi tecnici per difenderci in caso di grossi guai. Quindi per noi è irrinunciabile l’esistenza di una Nato forte e con capacità di proiezione di potenza per dissuadere eventuali nemici. Ma abbiamo interesse che ci sia una difesa europea capace di operare entro la Nato in forma integrata sia per ottenere più risorse militari sia per evitare che agli Usa venga la tentazione di trattarci come ascari o alleati secondari che non hanno voce in capitolo a causa della loro pochezza. In tale schema è anche una priorità l’aggancio più forte della Turchia al nostro sistema di area sia per goderne il supporto sia per evitare che sia preda di instabilità che poi causerebbero a noi il maggior danno. Altro click. Per il petrolio ed il gas dipendiamo dall’area islamica mediterranea. Quindi è nostro interesse stabilizzarla. Ma per farlo ci vuole un giusto mix tra bastone e carota, cioè bloccare militarmente le tendenze aggressive o terroristiche e sostenere con aiuti i regimi moderati sperando che si modernizzino il prima possibile. Collegato a questo è il nostro interesse a differenziare il rifornimento di energia prendendolo da Paesi meno problematici. Il che spiega, tornando indietro di un paio di click, la politica italiana per far entrare meglio la Russia entro un sistema di convergenza occidentale.

Non voglio annoiarvi, ma solo mostrarvi la complessità del quadro geopolitico e geoeconomico in cui è inserita l’Italia e con la quale dobbiamo fare i conti. Da ricercatore in materia di economia e politica internazionale mi sento di dirvi, senza sottovalutare i meriti di precedenti conduttori, che mai ho visto i nostri interessi così ben perseguiti come da quando Berlusconi guida la partita. Con Bush ha instaurato un rapporto di piena lealtà e credibilità, ma senza cedimenti sulla natura europea e mediterranea degli interessi italiani. L’azione in Europa è costruttiva, i rapporti con gli islamici chiari, ecc. La posizione italiana, poi, in merito all’Iraq è chiarissima: fino all’ultimo avrà una chance per disarmare e riceverà un aiuto per negoziare vie d’uscita, ma se rifiuterà Roma non esiterà ad appoggiare l’impiego della forza. Così come è chiara la posizione sulla Palestina. I palestinesi hanno diritto ad uno Stato, ma in combinazione con la totale garanzia di Israele. Che, diversamente da altri governi precedenti, viene trattata con la dovuta solidarietà per evitare che provi una sensazione di isolamento foriera di azioni irrazionali.

Per essere credibile nel combinare ad incastro tutti i requisiti che soddisfano i nostri interessi nazionali Berlusconi deve per forza rendere più credibile l’Italia e quindi aumentare l’attivismo suo personale e del nostro Paese nelle relazioni internazionali. Fare scelte responsabili, come quella di mandare gli alpini a presidiare la zona più strategicamente delicata dell’Afghanistan. Candidarsi per mediazioni difficili. La realtà è che abbiamo per la prima volta da decenni un governo che sa fare una politica estera adeguata alla soluzione dei nostri interessi vitali combinandoli con quello di salvaguardare ed espandere la coesione dell’Occidente. Si ingoi la sinistra questa verità nei fatti: l’Italia sta facendo una grande politica estera.

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