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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2003-10-6

6/10/2003

L’ultimo muro

Ci sono due modi per valutare l’annuncio da parte di Cgil, Cisl e Uil di uno “sciopero politico” il prossimo 24 ottobre. Il primo è bonario ed evoca i vecchi esperimenti di Pavlov “stimolo/risposta”. Si preme il bottone delle riforme e come per riflesso automatico il cane - riferimento all’esperimento, ovviamente – abbaia. Significherebbe assumere un atteggiamento rassegnato: una parte degli italiani è ingabbiata in schemi di pensiero molto semplificati e rigidi, seguono come topolini il furbo pifferaio, ma pazienza perché tanto danno non fanno. Il secondo, invece, si ispira alla missione di modernizzare la cultura politica di tutti gli italiani e di liberare la nostra democrazia dal difetto di essere esposta a ricatti extraparlamentari che ne distorcono il pilastro fondamentale della rappresentanza. Scelgano i lettori, ma mi permetto di sostenere le ragioni del secondo. Immaginatevi quanto migliore sarebbe il nostro Paese se sinistra e destra competessero per chi propone le più consistenti e creative riforme di modernizzazione invece di restare fronti contrapposti dove l’evoluzione è bloccata da chi, la sinistra, non vuole nemmeno il più piccolo cambiamento e ostacola con strategie di guerra civile l’altro, la destra liberalizzante, che lo persegue. E tra l’Italia che vorremmo e potremmo ottenere e quella che c’è ora si frappone un muro di grigio e triste cemento con orribili venature rosse, armato con l’acciaio della stolidità, sormontato dal filo spinato di idee illusorie antistoriche, presidiato da “vopos” che usano la cultura come fucile e l’effetto mobilitante delle idee non per liberare gli individui, ma per terrorizzarli e così inquadrarli meglio in masse manovrabili. Chi ama il progresso, l’idea di un’Italia che ne sia avanguardia, questo muro deve abbatterlo.

C’è anche un altro motivo che riguarda i “vopos”. Periodicamente questi scrivono pomposi editoriali che accusano il movimento delle libertà di essere una massa di ignoranti, immorali deficienti. Le citazioni sono mille, le conoscete: dal disprezzo dell’imprenditore veneto all’accusa di non avere consapevolezze storiche. Ma avete mai sentito da questi una critica alle teorie sbagliate della sinistra in materia di economia? Avete memoria di almeno un rimbrotto ai sindacati che invece di fare il loro mestiere dentro le imprese fanno politica al di fuori dei meccanismi di bilanciamento dei poteri stabiliti dal sistema democratico? Avete mai sentito da costoro un minimo dubbio sul fatto che le teorie solidali della sinistra politica e sindacale potrebbero creare i deboli invece di tutelarli? Potreste citare un lavoro di ricerca da parte di questi che tenti di innovare lo Stato delle garanzie, di proporre un sviluppo della sinistra adeguato a quello della storia recente? La risposta è no a tutte queste domande. Con l’eccezione degli sparuti e coraggiosi riformisti di centrosinistra che qualcosa tentano, ma vengono eliminati, alcuni anche fisicamente, dalla sinistra “murista”. Che nasconde il suo vuoto intellettuale e politico demonizzando noi liberalizzanti. Per questo, appunto, vanno chiamati “vopos”. E poiché godono di uno spazio comunicativo maggiore del nostro riescono a produrre un monumentale cortocircuito culturale nella nostra società: chi tenta di innovare passa per disprezzato conservatore e antisociale mentre resta l’etichetta positiva di  progressista su chi, in realtà, blocca il sistema con idee ed azioni politiche reazionarie, scientificamente inconsistenti, moralmente imbecilli. E molti milioni di italiani, anche se non la maggioranza, restano intrappolati nel recinto passivo del muro e intruppati dalla difesa attiva del murismo da parte dei “vopos”. Liberare questi italiani significa liberare quella parte d’Italia che manca per lanciarla ottimista ed attiva nel futuro.

E la nostra azione di liberazione dovrebbe cominciare dal contrasto culturale e comunicativo del più regressivo e pericoloso fenomeno del murismo: lo “sciopero politico”. Perché  evoca di fatto, anche se a bassa intensità, i mezzi di guerra civile e del sabotaggio contro le decisioni di una maggioranza parlamentare. Perché squalifica la nostra comunità organizzando masse che non pensano individualmente, ma vengono topizzate e pifferate. Perché illude gli individui che la loro salvezza sia nella difesa di un modello insostenibile e non nella sua modernizzazione continua. Per questo invoco più parole di libertà e modernità come cannonate contro il muro, parole di consistenza scientifica e morale contro i “vopos”.

Ma lasciatemi concludere con un appello a Pezzotta. Tempo fa scrissi che la Cisl agiva come un ascaro al seguito dei comunisti muristi della Cgil per paura che questi monopolizzassero il dissenso dei lavoratori attivato dalla propaganda – tecnicamente molto efficace – della seconda. La Cisl reagì con un comunicato orgoglioso e rammaricato. Ed il comportamento successivo di Pezzotta (il sindacato non deve fare scioperi politici) mi fece pensare di aver sbagliato, al punto di meditare una lettera di scuse indirizzata a questo rimarchevole leader. Ma ora lo ritrovo nuovamente ascarizzato a difesa del muro. E la lettera resta nel cassetto. Sappia, gentile Pezzotta, che vorrei sinceramente mandargliela. Ma lei decida una volta per tutte da quale parte del muro vuole stare, o futuro o passato.

(c) 2003 Carlo Pelanda
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