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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2003-3-13

13/3/2003

L’incapacità della sinistra compromette l’esercizio dell’interesse nazionale

Le democrazie funzionano se i partiti che competono per la loro conduzione condividono la medesima definizione di interesse nazionale, almeno per gli aspetti fondamentali. In tal modo la diversità ideologica non comporta scelte destabilizzanti e può essere mantenuta come varietà che rafforza, invece di indebolire, la nazione. Ma le democrazie non hanno norme o meccanismi che assicurino contro il rischio della diversità distruttiva. L’evitarla dipende solo dalla responsabilità dei partiti. Con questa chiave di lettura noto con preoccupazione che la sinistra parlamentare è sempre meno in grado di agire responsabilmente nella definizione del nostro interesse nazionale sia interno sia esterno. Perché invece di controllare i movimenti irrazionali che crescono nel suo ambito (pacifismo lirico, antiamericanismo, irrealismo economico, ecc.) i leader più "istituzionali" – specialmente tra i DS che sono l’architrave di forza della sinistra - ne inseguono gli umori rompendo così il patto implicito di convergenza tra grandi schieramenti opposti nella definizione dell’interesse nazionale: economia di mercato e Occidente. Scelta, questa, che può avere una variante di sinistra e di destra senza compromettere la direzione di fondo. Ed infatti abbiamo vista la prima all’opera nel 1996-2001: devastante per alcune scelte interne, criticabile per l’eccesso di europeismo utopico, ma in sostanza non divergente dalla giusta direzione di fondo. Ora la sinistra parlamentare sta sbandando. L’allarme non è solo mio. Interpreto il richiamo di Romano Prodi ad evitare la spaccatura tra Europa ed America anche come segnale preciso alla sinistra italiana. Ancor più chiaro, a mio avviso, quello venuto da Carlo Azeglio Ciampi: l’interesse italiano esterno è quello di evitare spaccature dell’Europa e di questa con l’America, salvaguardando il potere legittimante dell’Onu. Ed è esattamente la linea che sta perseguendo il governo. Presentata da Berlusconi in Parlamento, qualche settimana fa, con un chiaro appello al requisito bipartitico di definizione dell’interesse: ha chiamato la nazione ad essere compatta sulle scelte fondamentali e, per favorire la convergenza, ha rinunciato a marcature di parte. Ma la sinistra parlamentare, appunto, ha amplificato la divergenza. Perché ha preferito mettersi in sintonia con la sua ala movimentista irrazionale piuttosto che richiamare gli adepti alla responsabilità. E ciò mette in difficoltà il governo, attenzione, non nel suo esercizio di un interesse di parte, per altro legittimo, ma nel perseguire scelte utili sia per tutta la nazione sia per la stabilità globale complessiva. Con dei particolari raccapriccianti sul piano tecnico. Per esempio, il nostro governo sta svolgendo la missione difficilissima di tenere aperti i canali di comunicazione e comprensione reciproca tra i partner occidentali che stanno litigando, più la Russia e molti Paesi arabi. Per fare questo, nella situazione di crisi su cui siete informati quotidianamente, è necessaria una postura silenziosa. Che la sinistra parlamentare accusa essere ambiguità o imbarazzo. Fesserie, ma che indeboliscono l’azione esterna dell’Italia. Perfino è stato applaudito dai nostri sinistri Aznar che ha chiarito la sua posizione pro-atlantica in Parlamento mentre Berlusconi, a loro dire, no. Ciò significa non voler capire, per motivi strumentali, la diversità delle due missioni. Lo spagnolo è membro temporaneo del Consiglio di sicurezza dell’Onu e deve legittimare internamente scelte immediate dettate da quella agenda di scadenze. L’italiano, non avendo tale obbligo, si è preso intelligentemente il compito di aiutare il ricompattamento dell’Occidente, mantenendo la postura utile in questi casi. Che la sinistra parlamentare vuole sabotare forzando il governo ad espressioni che spaccherebbero invece di integrare. Come se l’odio per Berlusconi prevalesse sull’interesse della nazione e della stabilità internazionale. Ma temo ci sia di più e di peggio. Quando ho sentito D’Alema dire che tra la dittatura efferata di Saddam e la guerra è meglio salvare la prima per evitare la seconda, nonché un ammiccamento all’idea di Eurasia contro l’Occidente euroamericano, ho avuto la prova diretta che la sinistra istituzionale ormai sta inseguendo le ali movimentiste invece di inquadrarle entro linee più responsabili. Nessuna polemica, capisco la difficoltà a sinistra. Per esempio, un giorno ero in taxi con Agnoletto – mi scuso con lui se svelo una conversazione privata – e gli ho chiesto di presentarsi in Parlamento alle prossime elezioni per evitare che la piazza, poco informata ed emotiva, governi la sinistra e così metta in crisi il funzionamento della nostra democrazia, per i motivi detti in apertura. Comprese il mio punto e non ne negò la rilevanza, ma rispose: "ho paura che poi i partiti imprigionino la forza vitale del movimento". Caro D’Alema e dintorni, è evidente che gli Agnoletto, i Moretti, no-global e tutta la sinistra irrealista siano gatti difficili da pelare. Ma il centrodestra ha domato e portato alla responsabilità istituzionale, parlamentare e "nazionale" caratteri perfino più duri e scalpitanti. Quindi, politici di sinistra, o dimostrate di essere professionali costruendo uno schieramento in grado di agire responsabilmente oppure andate in pensione e lasciate emergere altri più bravi di voi. Lo richiede l’interesse nazionale, non una parte politica.

(c) 2003 Carlo Pelanda
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