Me lo faccio ripetere al telefono: "mafien". Decine di costruttori italiani sono stati imbrogliati in Germania, zona di Berlino e nei Laender orientali da poco riunificati, in particolare. Interruzione fraudolenta dei lavori commissionati e perdite di centinaia di miliardi per le nostre imprese. Molte di loro stanno sfiorando la chiusura anche a causa di questa botta, per esempio il caso dell'impresa Dioguardi da sempre citata come modello di azienda avanzata e trasparente, in un settore che si presta ad opacità. Nel complesso, il posto di migliaia di lavoratori operanti in queste aziende e nel loro indotto é a rischio. Precisamente, 26 aziende sono state truffate e sono ora impegnate in processi penali e civili, in Germania, per riavere il maltolto ed ottenere giustizia. Ma i costruttori hanno notato una strana spugnosità nel sistema legale tedesco (in particolare a livello di avvocati) come se la tutela giuridica dell'italiano - o straniero in generale - in terra germanica comportasse qualche problema.

Vi confesso che sulle prime non ho creduto ai nostri imprenditori che dall'estate del 1997 cercavano di sensibilizzare autorità e fonti di opinione. Lo stereotipo dell'inossidabile ordine tedesco non mi lasciava accettare l'idea di un'azione fraudolenta di tipo sistematico - per questo "mafiosa". Pensavo a qualche caso isolato, inevitabile anche nei sistemi più ordinati, complicato magari da qualche errore da parte delle nostre imprese. Ma cominciai ad insospettirmi leggendo il quotidiano Repubblica, l'8 settembre 1997 (articolo titolato: "Dioguardi dai tedeschi") che aveva interpretato il problema dell'interruzione delle commesse, e relativa perdita finanziaria, proprio come errore dell'impresa e non come truffa da parte dei committenti tedeschi. Cito testualmente: " L'errore che hanno commesso tutte le imprese, e non solo italiane ma anche francesi, é stato quello di sottovalutare la complessità di un mercato, quello tedesco, dove vigono regole scritte e non scritte assai diverse da quelle esistenti negli altri Paesi... fatte valere a volte con accanita pignoleria". A margine di questo articolo avevo annotato: ma cosa scrive costui? Regole non scritte, "a volte" con pignoleria? La cosa puzza.

L'indizio odoroso più importante l'ho trovato informandomi al Ministero degli esteri. Questo ospita ed istruisce le riunioni periodiche del comitato italo-tedesco che affronta e risolve i problemi di contenzioso bilaterale in materia economica. Per un certo periodo i rappresentanti tedeschi hanno negato qualsiasi anomalia nei casi delle aziende danneggiate in Germania. Poi, di colpo - nell'autunno del 1997- un rappresentante tedesco ammette il problema in un modo che finalmente ci fa capire indirettamente che il bubbone c'é: bisognerà attuare un "processo modello" (penale o civile?) che faccia da parametro per tutti gli altri. Qui c'é l'ammissione: (a) il fenomeno é vasto; (b) é fraudolento e, quindi, non é un "errore" delle imprese estere operanti in Germania; (c) forse c'é qualcosa che non va nel sistema legale germanico.

Cerco di capire di più e chiedo ai diretti interessati. Viene fuori un vero e proprio sistema mafioso (limitato ai Laender orientali) a danno delle imprese estere che stanno ricostruendo quell'area. La meccanica é complicata - mi spiega l'imprenditore Gianni Dondi (Rovigo) - ma é chiaro che la truffa si basa sullo stesso metodo in tutti i casi. Ve la semplifico. Due fasi: l'azienda italiana firma un contratto e ne garantisce l'esecuzione con una fidejussione; al momento della valutazione del secondo stato di avanzamento lavori il committente tedesco trova una qualche scusa banale e interrompe il contratto. Così facendo si tiene i lavori già svolti e, soprattutto, incassa i soldi di garanzia fidejussoria a danno delle imprese. Capito la truffa? Perché odore di mafia ? Il trucco diviene possibile solo con una rete sofisticata di complicità. Nel caso del costruttore Capaldo (Napoli) si ipotizza, perfino, che la persona di fiducia dell'azienda italiana per le operazioni in Germania sia stata comprata dai committenti per addomesticare il contratto in modo tale da rendere possibile l'interruzione lavori ed il furto del denaro dato in garanzia fidejussoria dall'impresa. Finita qui? No. Il ricorso delle aziende danneggiate ai tribunali locali trova difficoltà, in particolare ben pochi avvocati del posto disposti a difenderne gli interessi, e qualcuno che stranamente consiglia strategie processuali non prorio adeguate. Da qui la sensazione di "mafien".

Il punto. Molte aziende europee sono state danneggiate insieme a quelle italiane. Ma queste ultime sono state particolarmente e sistematicamente colpite, molto più delle altre. La sensazione é che qualcuno abbia voluto utilizzare il pregiudizio negativo sugli italiani "spaghetti e mafia" per fregare meglio i nostri. Chi, infatti, crede in Germania che un italiano sia onesto? Nel contenzioso il tedesco sarà creduto più veritiero dell'italiano. E secondo me qualcuno ha fatto questo calcolo. Allora ciò che compete all'opinione pubblica che si forma su queste pagine riguarda il garantire che i nostri costruttori possano trovare un sistema legale in Germania che tratti con vera giustizia gli imprenditori italiani. Come? Intanto prego il Giornale di dare attenzione alla vicenda specifica, approfondendola con i mezzi di investigazione giornalistica. Più in generale, se non verremo rassicurati su una giustizia senza pregiudizi etnici in Germania - e sulla capacità di questa di evitare fenomeni mafiosi- il prossimo articolo verrà scritto in tedesco e intitolato "Mafien".

" /> Me lo faccio ripetere al telefono: "mafien". Decine di costruttori italiani sono stati imbrogliati in Germania, zona di Berlino e nei Laender orientali da poco riunificati, in particolare. Interruzione fraudolenta dei lavori commissionati e perdite di centinaia di miliardi per le nostre imprese. Molte di loro stanno sfiorando la chiusura anche a causa di questa botta, per esempio il caso dell'impresa Dioguardi da sempre citata come modello di azienda avanzata e trasparente, in un settore che si presta ad opacità. Nel complesso, il posto di migliaia di lavoratori operanti in queste aziende e nel loro indotto é a rischio. Precisamente, 26 aziende sono state truffate e sono ora impegnate in processi penali e civili, in Germania, per riavere il maltolto ed ottenere giustizia. Ma i costruttori hanno notato una strana spugnosità nel sistema legale tedesco (in particolare a livello di avvocati) come se la tutela giuridica dell'italiano - o straniero in generale - in terra germanica comportasse qualche problema.

Vi confesso che sulle prime non ho creduto ai nostri imprenditori che dall'estate del 1997 cercavano di sensibilizzare autorità e fonti di opinione. Lo stereotipo dell'inossidabile ordine tedesco non mi lasciava accettare l'idea di un'azione fraudolenta di tipo sistematico - per questo "mafiosa". Pensavo a qualche caso isolato, inevitabile anche nei sistemi più ordinati, complicato magari da qualche errore da parte delle nostre imprese. Ma cominciai ad insospettirmi leggendo il quotidiano Repubblica, l'8 settembre 1997 (articolo titolato: "Dioguardi dai tedeschi") che aveva interpretato il problema dell'interruzione delle commesse, e relativa perdita finanziaria, proprio come errore dell'impresa e non come truffa da parte dei committenti tedeschi. Cito testualmente: " L'errore che hanno commesso tutte le imprese, e non solo italiane ma anche francesi, é stato quello di sottovalutare la complessità di un mercato, quello tedesco, dove vigono regole scritte e non scritte assai diverse da quelle esistenti negli altri Paesi... fatte valere a volte con accanita pignoleria". A margine di questo articolo avevo annotato: ma cosa scrive costui? Regole non scritte, "a volte" con pignoleria? La cosa puzza.

L'indizio odoroso più importante l'ho trovato informandomi al Ministero degli esteri. Questo ospita ed istruisce le riunioni periodiche del comitato italo-tedesco che affronta e risolve i problemi di contenzioso bilaterale in materia economica. Per un certo periodo i rappresentanti tedeschi hanno negato qualsiasi anomalia nei casi delle aziende danneggiate in Germania. Poi, di colpo - nell'autunno del 1997- un rappresentante tedesco ammette il problema in un modo che finalmente ci fa capire indirettamente che il bubbone c'é: bisognerà attuare un "processo modello" (penale o civile?) che faccia da parametro per tutti gli altri. Qui c'é l'ammissione: (a) il fenomeno é vasto; (b) é fraudolento e, quindi, non é un "errore" delle imprese estere operanti in Germania; (c) forse c'é qualcosa che non va nel sistema legale germanico.

Cerco di capire di più e chiedo ai diretti interessati. Viene fuori un vero e proprio sistema mafioso (limitato ai Laender orientali) a danno delle imprese estere che stanno ricostruendo quell'area. La meccanica é complicata - mi spiega l'imprenditore Gianni Dondi (Rovigo) - ma é chiaro che la truffa si basa sullo stesso metodo in tutti i casi. Ve la semplifico. Due fasi: l'azienda italiana firma un contratto e ne garantisce l'esecuzione con una fidejussione; al momento della valutazione del secondo stato di avanzamento lavori il committente tedesco trova una qualche scusa banale e interrompe il contratto. Così facendo si tiene i lavori già svolti e, soprattutto, incassa i soldi di garanzia fidejussoria a danno delle imprese. Capito la truffa? Perché odore di mafia ? Il trucco diviene possibile solo con una rete sofisticata di complicità. Nel caso del costruttore Capaldo (Napoli) si ipotizza, perfino, che la persona di fiducia dell'azienda italiana per le operazioni in Germania sia stata comprata dai committenti per addomesticare il contratto in modo tale da rendere possibile l'interruzione lavori ed il furto del denaro dato in garanzia fidejussoria dall'impresa. Finita qui? No. Il ricorso delle aziende danneggiate ai tribunali locali trova difficoltà, in particolare ben pochi avvocati del posto disposti a difenderne gli interessi, e qualcuno che stranamente consiglia strategie processuali non prorio adeguate. Da qui la sensazione di "mafien".

Il punto. Molte aziende europee sono state danneggiate insieme a quelle italiane. Ma queste ultime sono state particolarmente e sistematicamente colpite, molto più delle altre. La sensazione é che qualcuno abbia voluto utilizzare il pregiudizio negativo sugli italiani "spaghetti e mafia" per fregare meglio i nostri. Chi, infatti, crede in Germania che un italiano sia onesto? Nel contenzioso il tedesco sarà creduto più veritiero dell'italiano. E secondo me qualcuno ha fatto questo calcolo. Allora ciò che compete all'opinione pubblica che si forma su queste pagine riguarda il garantire che i nostri costruttori possano trovare un sistema legale in Germania che tratti con vera giustizia gli imprenditori italiani. Come? Intanto prego il Giornale di dare attenzione alla vicenda specifica, approfondendola con i mezzi di investigazione giornalistica. Più in generale, se non verremo rassicurati su una giustizia senza pregiudizi etnici in Germania - e sulla capacità di questa di evitare fenomeni mafiosi- il prossimo articolo verrà scritto in tedesco e intitolato "Mafien".

"/> Me lo faccio ripetere al telefono: "mafien". Decine di costruttori italiani sono stati imbrogliati in Germania, zona di Berlino e nei Laender orientali da poco riunificati, in particolare. Interruzione fraudolenta dei lavori commissionati e perdite di centinaia di miliardi per le nostre imprese. Molte di loro stanno sfiorando la chiusura anche a causa di questa botta, per esempio il caso dell'impresa Dioguardi da sempre citata come modello di azienda avanzata e trasparente, in un settore che si presta ad opacità. Nel complesso, il posto di migliaia di lavoratori operanti in queste aziende e nel loro indotto é a rischio. Precisamente, 26 aziende sono state truffate e sono ora impegnate in processi penali e civili, in Germania, per riavere il maltolto ed ottenere giustizia. Ma i costruttori hanno notato una strana spugnosità nel sistema legale tedesco (in particolare a livello di avvocati) come se la tutela giuridica dell'italiano - o straniero in generale - in terra germanica comportasse qualche problema.

Vi confesso che sulle prime non ho creduto ai nostri imprenditori che dall'estate del 1997 cercavano di sensibilizzare autorità e fonti di opinione. Lo stereotipo dell'inossidabile ordine tedesco non mi lasciava accettare l'idea di un'azione fraudolenta di tipo sistematico - per questo "mafiosa". Pensavo a qualche caso isolato, inevitabile anche nei sistemi più ordinati, complicato magari da qualche errore da parte delle nostre imprese. Ma cominciai ad insospettirmi leggendo il quotidiano Repubblica, l'8 settembre 1997 (articolo titolato: "Dioguardi dai tedeschi") che aveva interpretato il problema dell'interruzione delle commesse, e relativa perdita finanziaria, proprio come errore dell'impresa e non come truffa da parte dei committenti tedeschi. Cito testualmente: " L'errore che hanno commesso tutte le imprese, e non solo italiane ma anche francesi, é stato quello di sottovalutare la complessità di un mercato, quello tedesco, dove vigono regole scritte e non scritte assai diverse da quelle esistenti negli altri Paesi... fatte valere a volte con accanita pignoleria". A margine di questo articolo avevo annotato: ma cosa scrive costui? Regole non scritte, "a volte" con pignoleria? La cosa puzza.

L'indizio odoroso più importante l'ho trovato informandomi al Ministero degli esteri. Questo ospita ed istruisce le riunioni periodiche del comitato italo-tedesco che affronta e risolve i problemi di contenzioso bilaterale in materia economica. Per un certo periodo i rappresentanti tedeschi hanno negato qualsiasi anomalia nei casi delle aziende danneggiate in Germania. Poi, di colpo - nell'autunno del 1997- un rappresentante tedesco ammette il problema in un modo che finalmente ci fa capire indirettamente che il bubbone c'é: bisognerà attuare un "processo modello" (penale o civile?) che faccia da parametro per tutti gli altri. Qui c'é l'ammissione: (a) il fenomeno é vasto; (b) é fraudolento e, quindi, non é un "errore" delle imprese estere operanti in Germania; (c) forse c'é qualcosa che non va nel sistema legale germanico.

Cerco di capire di più e chiedo ai diretti interessati. Viene fuori un vero e proprio sistema mafioso (limitato ai Laender orientali) a danno delle imprese estere che stanno ricostruendo quell'area. La meccanica é complicata - mi spiega l'imprenditore Gianni Dondi (Rovigo) - ma é chiaro che la truffa si basa sullo stesso metodo in tutti i casi. Ve la semplifico. Due fasi: l'azienda italiana firma un contratto e ne garantisce l'esecuzione con una fidejussione; al momento della valutazione del secondo stato di avanzamento lavori il committente tedesco trova una qualche scusa banale e interrompe il contratto. Così facendo si tiene i lavori già svolti e, soprattutto, incassa i soldi di garanzia fidejussoria a danno delle imprese. Capito la truffa? Perché odore di mafia ? Il trucco diviene possibile solo con una rete sofisticata di complicità. Nel caso del costruttore Capaldo (Napoli) si ipotizza, perfino, che la persona di fiducia dell'azienda italiana per le operazioni in Germania sia stata comprata dai committenti per addomesticare il contratto in modo tale da rendere possibile l'interruzione lavori ed il furto del denaro dato in garanzia fidejussoria dall'impresa. Finita qui? No. Il ricorso delle aziende danneggiate ai tribunali locali trova difficoltà, in particolare ben pochi avvocati del posto disposti a difenderne gli interessi, e qualcuno che stranamente consiglia strategie processuali non prorio adeguate. Da qui la sensazione di "mafien".

Il punto. Molte aziende europee sono state danneggiate insieme a quelle italiane. Ma queste ultime sono state particolarmente e sistematicamente colpite, molto più delle altre. La sensazione é che qualcuno abbia voluto utilizzare il pregiudizio negativo sugli italiani "spaghetti e mafia" per fregare meglio i nostri. Chi, infatti, crede in Germania che un italiano sia onesto? Nel contenzioso il tedesco sarà creduto più veritiero dell'italiano. E secondo me qualcuno ha fatto questo calcolo. Allora ciò che compete all'opinione pubblica che si forma su queste pagine riguarda il garantire che i nostri costruttori possano trovare un sistema legale in Germania che tratti con vera giustizia gli imprenditori italiani. Come? Intanto prego il Giornale di dare attenzione alla vicenda specifica, approfondendola con i mezzi di investigazione giornalistica. Più in generale, se non verremo rassicurati su una giustizia senza pregiudizi etnici in Germania - e sulla capacità di questa di evitare fenomeni mafiosi- il prossimo articolo verrà scritto in tedesco e intitolato "Mafien".

" />



 ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

il Giornale

1998-2-3

3/2/1998

Si scriva mafia ma si pronuncia mafien

Me lo faccio ripetere al telefono: "mafien". Decine di costruttori italiani sono stati imbrogliati in Germania, zona di Berlino e nei Laender orientali da poco riunificati, in particolare. Interruzione fraudolenta dei lavori commissionati e perdite di centinaia di miliardi per le nostre imprese. Molte di loro stanno sfiorando la chiusura anche a causa di questa botta, per esempio il caso dell'impresa Dioguardi da sempre citata come modello di azienda avanzata e trasparente, in un settore che si presta ad opacità. Nel complesso, il posto di migliaia di lavoratori operanti in queste aziende e nel loro indotto é a rischio. Precisamente, 26 aziende sono state truffate e sono ora impegnate in processi penali e civili, in Germania, per riavere il maltolto ed ottenere giustizia. Ma i costruttori hanno notato una strana spugnosità nel sistema legale tedesco (in particolare a livello di avvocati) come se la tutela giuridica dell'italiano - o straniero in generale - in terra germanica comportasse qualche problema.

Vi confesso che sulle prime non ho creduto ai nostri imprenditori che dall'estate del 1997 cercavano di sensibilizzare autorità e fonti di opinione. Lo stereotipo dell'inossidabile ordine tedesco non mi lasciava accettare l'idea di un'azione fraudolenta di tipo sistematico - per questo "mafiosa". Pensavo a qualche caso isolato, inevitabile anche nei sistemi più ordinati, complicato magari da qualche errore da parte delle nostre imprese. Ma cominciai ad insospettirmi leggendo il quotidiano Repubblica, l'8 settembre 1997 (articolo titolato: "Dioguardi dai tedeschi") che aveva interpretato il problema dell'interruzione delle commesse, e relativa perdita finanziaria, proprio come errore dell'impresa e non come truffa da parte dei committenti tedeschi. Cito testualmente: " L'errore che hanno commesso tutte le imprese, e non solo italiane ma anche francesi, é stato quello di sottovalutare la complessità di un mercato, quello tedesco, dove vigono regole scritte e non scritte assai diverse da quelle esistenti negli altri Paesi... fatte valere a volte con accanita pignoleria". A margine di questo articolo avevo annotato: ma cosa scrive costui? Regole non scritte, "a volte" con pignoleria? La cosa puzza.

L'indizio odoroso più importante l'ho trovato informandomi al Ministero degli esteri. Questo ospita ed istruisce le riunioni periodiche del comitato italo-tedesco che affronta e risolve i problemi di contenzioso bilaterale in materia economica. Per un certo periodo i rappresentanti tedeschi hanno negato qualsiasi anomalia nei casi delle aziende danneggiate in Germania. Poi, di colpo - nell'autunno del 1997- un rappresentante tedesco ammette il problema in un modo che finalmente ci fa capire indirettamente che il bubbone c'é: bisognerà attuare un "processo modello" (penale o civile?) che faccia da parametro per tutti gli altri. Qui c'é l'ammissione: (a) il fenomeno é vasto; (b) é fraudolento e, quindi, non é un "errore" delle imprese estere operanti in Germania; (c) forse c'é qualcosa che non va nel sistema legale germanico.

Cerco di capire di più e chiedo ai diretti interessati. Viene fuori un vero e proprio sistema mafioso (limitato ai Laender orientali) a danno delle imprese estere che stanno ricostruendo quell'area. La meccanica é complicata - mi spiega l'imprenditore Gianni Dondi (Rovigo) - ma é chiaro che la truffa si basa sullo stesso metodo in tutti i casi. Ve la semplifico. Due fasi: l'azienda italiana firma un contratto e ne garantisce l'esecuzione con una fidejussione; al momento della valutazione del secondo stato di avanzamento lavori il committente tedesco trova una qualche scusa banale e interrompe il contratto. Così facendo si tiene i lavori già svolti e, soprattutto, incassa i soldi di garanzia fidejussoria a danno delle imprese. Capito la truffa? Perché odore di mafia ? Il trucco diviene possibile solo con una rete sofisticata di complicità. Nel caso del costruttore Capaldo (Napoli) si ipotizza, perfino, che la persona di fiducia dell'azienda italiana per le operazioni in Germania sia stata comprata dai committenti per addomesticare il contratto in modo tale da rendere possibile l'interruzione lavori ed il furto del denaro dato in garanzia fidejussoria dall'impresa. Finita qui? No. Il ricorso delle aziende danneggiate ai tribunali locali trova difficoltà, in particolare ben pochi avvocati del posto disposti a difenderne gli interessi, e qualcuno che stranamente consiglia strategie processuali non prorio adeguate. Da qui la sensazione di "mafien".

Il punto. Molte aziende europee sono state danneggiate insieme a quelle italiane. Ma queste ultime sono state particolarmente e sistematicamente colpite, molto più delle altre. La sensazione é che qualcuno abbia voluto utilizzare il pregiudizio negativo sugli italiani "spaghetti e mafia" per fregare meglio i nostri. Chi, infatti, crede in Germania che un italiano sia onesto? Nel contenzioso il tedesco sarà creduto più veritiero dell'italiano. E secondo me qualcuno ha fatto questo calcolo. Allora ciò che compete all'opinione pubblica che si forma su queste pagine riguarda il garantire che i nostri costruttori possano trovare un sistema legale in Germania che tratti con vera giustizia gli imprenditori italiani. Come? Intanto prego il Giornale di dare attenzione alla vicenda specifica, approfondendola con i mezzi di investigazione giornalistica. Più in generale, se non verremo rassicurati su una giustizia senza pregiudizi etnici in Germania - e sulla capacità di questa di evitare fenomeni mafiosi- il prossimo articolo verrà scritto in tedesco e intitolato "Mafien".

(c) 1998 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli