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Carlo A. Pelanda
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Il Sole 24 Ore

1998-6-8

8/6/1998

O il bambino o il burocrate

Il Fondo monetario internazionale ha rilevato che in Italia solo un quarto della spesa sociale va a favore di chi ne ha veramente bisogno. Detto brutalmente, ciò significa che il povero è solo una scusa per finanziare un apparato: 3/4 al burocrate o impiegato nei servizi statali, 1/4 al bisognoso. Per un povero tre persone ricevono lauti stipendi. Questo non è Stato sociale. E' uno scandalo.

Ma è solo la punta dell'iceberg. Dati da altre fonti mostrano che tutti i servizi di presunta utilità pubblica erogati dallo Stato esibiscono un simile grado di inefficienza (ferrovie, poste, sanità e scuola). Si ritiene che costino sulle tre o quattro volte più di quanto sia necessario. E, per giunta, non funzionano. L'anziano bisognoso non ha il servizio medico a domicilio. Lo scolaro non ha il computer su cui esercitarsi né tantomeno il laboratorio linguistico dove imparare bene le lingue. Perché? I soldi sono utilizzati per pagare gli stipendi dell'apparato e non per migliorare i servizi. I secondi vengono sacrificati rispetto ai primi. Di fatto, in Italia non esiste la corrispondenza tra finanziamento fiscale dei servizi pubblici e suo equo ritorno al cittadino in termini di qualità a basso costo degli stessi.

Questa natura distorta del patto fiscale nazionale ha un motivo storico. Durante la guerra fredda fu prioritario il problema di evitare che i comunisti diventassero partito di maggioranza. La DC decise di fare concorrenza alla sinistra offrendo nei fatti più garanzie assistenziali di quanto la sinistra stessa prometteva in teoria. E i comunisti furono contenuti anche grazie a tale uso dissipativo delle risorse pubbliche per finanziare il consenso. La mossa fu razionale in quanto evitò la rischiosissima situazione di un paese Nato governato da forze strettamente connesse agli interessi sovietici. L'Italia rinunciò ad un patto fiscale efficiente per evitare la guerra civile e/o trasformarsi in fronte caldo del conflitto bipolare. Ma, poi, questo sistema di assistenzialismo strategico andò fuori controllo. Degenerò in forma di abnorme corporazione interessata a mantenere il privilegio di uno stipendio sicuro indipendentemente dall'utilità e qualità del servizio. Si fuse con un blocco politico di sinistra che trovò cinicamente comodo rappresentare questo interesse senza alcun senso di responsabilità nei confronti dei requisiti realistici del buon governo. E così, pur finita la guerra fredda, l'Italia si ritrova ancora in una sorta di "economia di guerra", con tutte le relative distorsioni. Tra queste l'impossibilità di finanziare la modernità e, perfino, la stessa solidarietà ai bisognosi, nonostante le enormi tasse in teoria dedicate a questo.

Per riportare efficienza e qualità nello Stato sociale bisognerebbe ridurre la quantità di stipendi e funzioni inutili nel settore pubblico nonché privatizzarne una parte. Significa spostare da un lavoro protetto ad uno di "mercato" tra il mezzo milione ed un milione di persone nel corso degli anni. Mandarle in pensione anticipata sarebbe, ovviamnte, una falsa soluzione. Ma non si può neanche gettarle per strada. L'unica alternativa é quella di creare una fase di crescita forte nel sistema economico, attraverso strumenti di liberalizzazione il più ampia possibile, affinché produca nuove opportunità private di lavoro. Avendo queste, allora sarebbe possibile e morale attuare una politica ferma di riduzione della spesa inutile in quanto i lavoratori pubblici eccedenti - contemporaneamente ai disoccupati- potrebbero essere realisticamente trasferiti dal lavoro statalizzato a quello di libero mercato. Si può fare? Sul piano tecnico certamente L'ostacolo é la parte politica.

Fino a che la sinistra continua ad offrire l'illusione che si possa fare sviluppo con queste tasse e rigidità del mercato del lavoro e che lo Stato sociale sia riformabile senza ridurlo, é chiaro che ci sarà un blocco elettorale-sindacale che saboterà ogni riforma reale, del tipo detto. Anche se il centrodestra andasse al potere, la riforma liberalizzante innescherebbe un conflitto sociale formidabile. Clinton e Blair hanno capito che la sinistra non può difendere l'indifendibile ed hanno avuto il coraggio di dirlo ai loro elettori educandoli ad una visione più realistica. In Italia la sinistra non fa così. Anzi, difende l'interesse corporativo propagandandolo abilmente come moralità solidaristica. Qui il punto. Più viene svelata l'immoralità sociale del cosiddetto Stato sociale all'italiana, più sarà difficile per la sinistra continuare a fare il giochino conservatore. E in questa ottica é importantissimo il dato citato in apertura. Lo semplifico chiedendo scusa per la violenza dell'immagine. Ma è sacrosanta. Significa che per pagare il lusso a dieci impiegati pubblici, magari brave persone, ma inutili, il bambino calabrese, o della periferia di Milano, non ha istruzione ed opportunità sufficienti. Ponete alla sinistra il dilemma di coscienza: o l'impiegato o il bambino. Forse cominceranno a vergognarsi ed a lavorare anche loro per la vera solidarietà.

(c) 1998 Carlo Pelanda
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