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Carlo A. Pelanda
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Il Tempo

2008-12-29

29/12/2008

Ora Berlusconi rispetti il contratto

Fine ed inizio anno, tempo di valutazioni. Berlusconi è in una situazione di massimo potere. Quindi ora può realizzare il “contratto carismatico” siglato di fatto tra lui e i suoi elettori, tra cui chi scrive, nel 1994 e nel 2001: la maggioranza degli italiani gli concede un potere inusuale, quasi d’eccezione, lui lo usa per cambiare in meglio l’Italia. Finora non è riuscito a rispettare le parti futurizzanti del contratto, pur arginando l’orrore comunista. Non ha avuto i mezzi per farlo, la politica in Italia è una melma, niente critiche inutili sul passato. Ma ora la forza ce l’ha ed è in grado di rispettare l’accordo. Tento qui - scusandomi con i lettori di sinistra se tengo la discussione dentro un caminetto di destra, per altro invitandoli – di aggiornarlo per sollecitare l’attenzione di Berlusconi sulla sua responsabilità.

Primo aggiornamento, la questione settentrionale. Va ricordato che dal 1993 la gran parte del Nord non esclude - tuttora - il consenso alla Lega e ad un’offerta autonomista di fatto secessionista con il chiaro intento di liberarsi dall’eccesso di tassazione e dal marciume del mostruoso sistema partitico italiano. L’offerta politica liberalizzante di Berlusconi ha permesso a questo elettorato – gente che vive di mercato competitivo e che con queste tasse e vincoli agonizza – di poter sperare nella riduzione delle tasse, e in un migliore ordine gestionale, senza dover spaccare l’Italia. In tal senso il valore storico di Berlusconi è quello di aver tenuto insieme l’Italia in un momento in cui c’era un serio rischio di divisione. Ma in 14 anni non è cambiato alcunché, le tasse sono perfino aumentate, e ora  molto “popolo del mercato”, esasperato,  torna seriamente a pensare ad una soluzione selettiva e non nazionale della “questione settentrionale”. Da un lato la riduzione delle tasse appare tecnicamente impossibile per i noti motivi. Dall’altro, se non verrà definita una strategia futura di credibile detassazione – il federalismo ancora non lo è – la questione settentrionale riesploderà, rendendo superata anche la Lega, e ciò rimetterà a rischio, più che l’unità nazionale, la possibilità di trovare soluzioni nazionali, indebolendo così l’Italia e uccidendo in modo finale le speranze del Sud. Senza detassazione sarà difficile mantenere la competitività del Nord industriale che finanzia, semplificando, il resto della nazione. Pertanto Berlusconi deve tentare l’impossibile. Considerazione che ci porta al secondo aggiornamento. Ma è veramente impossibile? Lo è se non si aggredisce il problema del debito. Nessuno può governare con un debito così elevato che richiede dai 60 ai 70 miliardi all’anno di spesa per interessi, così drenando le risorse per detassazione ed investimenti modernizzanti. Soluzioni? Abbattere parte del debito  vendendo patrimonio, ridurne la proporzione con il Pil stimolando più crescita economica, ottenere, soprattutto, una soluzione condivisa con gli europei per ridurre nel frattempo i costi del debito stesso. L’azione è difficilissima perché, con storica miopia, l’Italia, in sede di negoziato per l’euro (Prodi), ha mantenuto la sovranità sul debito cedendo all’Europa quella sui mezzi per ripagarlo. Ma o la impostiamo per realizzarla in 10 o 20 anni, oppure non ha senso dire ai figli di restare in Italia. A questo siamo se vogliamo dirci la verità. Mi aspettavo che Berlusconi, tra il 2001 e 2006, indicesse una Conferenza sullo stato della nazione e chiamasse studiosi e gruppi di interesse per trovare una “Formula Italia” che ci tirasse fuori dalla trappola del debito e delle sue conseguenze di tassazione mortifera e rischio di implosione della nazione. Probabilmente non lo ha fatto perché non si sentiva sostenuto da una coalizione coesa, perché i poteri esecutivi sono insufficienti nell’ordinamento italiano o forse perché voleva evitare toni emergenziali ritenendo possibili soluzioni normali. Ora ha più potere e lui stesso si renderà conto che siamo in una situazione che richiede soluzioni eccezionali. Si ricordi, infatti, la sua espressione di impotenza “Tremonti dice che non è possibile”. Ma il leader è lui, non Tremonti. Mi aspetto, pertanto, che chiami la “Formula Italia”, o simile, nel 2009 e assuma la responsabilità diretta per organizzarla ed avviarla, anche chiedendo poteri d’eccezione per farlo. Molti, pur alcuni come me per l’ultima volta, gli concederanno nuovamente fiducia. Un sorriso augurale? Lui passi alla storia, noi alla cassa. 

(c) 2008 Carlo Pelanda
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