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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2014-10-14

14/10/2014

Per le imprese italiane sarebbe più facile una quotazione in due fasi

La rubrica consiglia alle aziende con progetto di quotazione nella Borsa italiana di persistere in questa intenzione nonostante il calo contingente dei corsi. In particolare, suggerisce alle aziende più piccole di accelerare la quotazione nel segmento Aim del mercato borsistico. Verranno premiate, in prospettiva, anche se il momento non è buono. La Borsa italiana sta soffrendo più di altre il temporaneo ciclo ribassista perché si esaurito il flusso di capitali globali sull’euro che, dalla primavera del 2013 alla metà circa del 2014, ha comprato qualsiasi cosa eurodenominata. L’abbandono più marcato della Borsa italiana deriva dal rischio di una stagnazione prolungata con pericolo di ritorno in recessione. L’appetito degli investitori per nuove quotazioni italiane appare ridotto e ciò ha indotto parecchie aziende a rinviare/cancellare il listing o il progetto di farlo nel futuro. Ma ciò è successo perché prezzi di quotazione offerti erano troppo alti. Il mercato compra quando un valore è basso e quando il rischio che una cosa comprata poi non guadagni valore è minimo. La doppia valutazione prezzo/rischio fa interagire i due termini. Il rischio che le Borse crollino nel prossimo futuro è minimo in quanto sia la Fed sia la Bce terranno il costo del denaro vicino allo zero e ciò spingerà una buona parte del capitale globale a cercare profitto in Borsa. Quindi la tendenza sarà ancora rialzista nel medio termine. Ma per salire nuovamente le Borse devono scendere affinché i prezzi delle azioni mantengano una qualche compatibilità con i valori sottostanti delle aziende quotate. Il momento attuale del ciclo borsistico è caratterizzato da una spinta a far scendere i prezzi per poi poterli farli salire di nuovo. Da un lato, ci sono incertezze sul quanto sarà la correzione dei valori, se le Borse europee verranno penalizzate di più per il ciclo economico stagnante e per il calo dell’euro che sposta capitali sul dollaro, ecc. Ma non c’è incertezza sul fatto che ad un certo punto vi sarà una nuova ondata generale di rialzi. Pertanto chi compra azioni nella coda del ciclo ribassista, tra poco, ha elevata probabilità di guadagnarci grazie al nuovo ciclo rialzista. Riportiamo questo scenario alla strategia di quotazione di un’azienda italiana. Rimandare il listing fino al nuovo rialzo? Attenzione: il ciclo rialzista 2009 – 2014 (estate) è stato non-selettivo. Il nuovo rialzo 2015-17 sarà, invece, selettivo. Il mercato, cioè, guarderà di più le singole aziende e nazioni. Ciò vuol dire, per l’Italia che presenta più rischi che altrove, che bisogna ridurre i prezzi proposti in quotazione per convincere gli investitori che faranno un buon guadagno futuro in una fase rialzista meno pompata. Non si tratta di svendere, ma di impostare una quotazione in due fasi: (a) prima, mettere un po’ di flottante sul mercato a prezzo scontato; (b) seconda, quando la crescita avviene provando la bontà dell’azienda, buttare sul mercato il resto del flottante previsto. Le aziende italiane, in particolare nel segmento Aim, dovrebbero imparare a guadagnare non ante, talvolta forzando i valori, ma post, a valori accertati. Se questo stile della quotazione in due fasi prendesse piede, la reputazione della Borsa italiana aumenterebbe, con enormi benefici sistemici. Non è materia da regolare, ma cultura finanziaria da apprendere. Per svilupparsi le imprese dovranno ricorrere sempre di più al finanziamento non-bancario, tra cui la quotazione in Borsa, ed è quindi loro interesse aderire ad uno stile che rassicura ed incentiva gli investitori, espandendone la platea.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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