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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2013-7-23

23/7/2013

Il Giappone a guida Abe va aiutato aumentando la cooperazione in sede G7

Ora Shinzo Abe ha la maggioranza in ambedue le camere e può procedere con meno ostacoli nel suo progetto di rinascita economica e geopolitica del Giappone. La rubrica ritiene che Tokyo sia molto rilevante nella futura riorganizzazione globale dell’alleanza occidentale in forma di mercato integrato a cui parteciperanno, via inclusioni successive, tutte le democrazie del pianeta. Un Giappone forte potrà essere il perno asiatico della futura architettura Nova pax, accelerandone la costruzione. Uno debole e indeciso sarebbe un problema, visto che l’India difficilmente vorrà e potrà essere tale perno, la Corea del Sud di forza insufficiente pur nazione sempre più rilevante per il progetto, l’Indonesia troppo frenata in relazione all’adesione ad un sistema occidentalista dalla popolazione islamica e caratterizzata da un forte minoranza etnica cinese, l’Australia avamposto affidabilissimo del nuovo impero, ma ancora sottodimensionata per la funzione di suo “perno asiatico”. Progetto immaginifico quello del mercato globale delle democrazie (Free Community) cioè di un nuovo impero del capitalismo democratico contrapposto a quello autoritario con capitale Pechino? Per niente, è già avviato come costruzione dell’area di libero scambio euroamericana. Al punto da dover già scenarizzare e strategizzare la sua espansione verso il lato asiatico, precorsa dai trattati di libero scambio firmati dalla Corea del Sud sia con la Ue sia con l’America, strada che anche il Giappone sta percorrendo. Il punto: finito l’impero americano, il prossimo portatore del primato occidentale sul pianeta non potrà essere un’altra nazione-impero, ma un’alleanza tra democrazie contributrici ad un impero west-next. Inoltre, siccome il potere mondiale, per massa demografica-economica, sta migrando dall’occidente all’oriente geografici, il primo ha l’obiettivo strategico di dominare il secondo. In tal senso il Giappone è nazione chiave. Da un lato, la postura nazionalista di Abe ed il sostegno della confindustria nipponica riducono la probabilità di formazione di una Grande Cina che includa Tokyo nel suo perimetro, cosa su cui il precedente governo di sinistra stava cedendo. Dall’altro, per consolidare il Giappone come forza proconsolare regionale, Abe dovrà: (a) muovere il mercato interno per rimetterlo in crescita duratura, obiettivo ostacolato dalle rigidità del modello; (b) evitare una catastrofe economica, con potenziale di contagio globale, riducendo il megadebito dopo averlo aumentato per scopi stimolativi; (c) costruire il consenso interno per un nazionalismo intelligente, evitando di lacerare la nazione, e indurre controreazioni nella regione, rievocando i fantasmi del passato imperiale. Per tutti e tre i punti c’è una soluzione che riduce i rischi: una maggiore convergenza collaborativa tra Giappone e le altre nazioni del G7 più l’Australia e la Corea del Sud. In particolare, la rubrica suggerisce la formazione di una meta-banca centrale G7 con la funzione di prestatore di ultima istanza per aumentare le risorse a copertura dei debiti delle nazioni partecipanti. Al riguardo del nazionalismo, la rubrica suggerisce di sperimentare con il, e in, Giappone il concetto di “sovranità contributiva”: nazioni che devono essere forti per poter svolgere la loro missione areale nell’ambito di un impero condiviso, per questo aiutate dalle altre, e non per farsi il loro impero stesso. Il Giappone si apra di più, gli altri lo trattino come grande risorsa per il futuro. Anche Roma.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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