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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2013-4-16

16/4/2013

Come azzerare un debito sovrano facendolo comprare ad una Banca centrale

Le Banche centrali nipponica, statunitense ed inglese stanno comprando percentuali crescenti dei debiti nazionali. Ciò fa ipotizzare uno scenario finora escluso o considerato solo fantafinanza: azzerare un debito sovrano facendolo comprare tutto dalla propria Banca centrale. Se fattibile, tale soluzione risolverebbe due megaproblemi: (a) di medio termine, evitare deflazioni da rigore, con esito depressivo duraturo, nelle nazioni con debito eccessivo; (b) di lungo termine, ormai molti debiti sovrani sono talmente elevati da rendere improbabile che saranno ripagati, cosa che prima o poi innescherà una profezia destabilizzante. Al momento esistono tre tipi di soluzioni: inflazionistica (americana), cioè acquisto parziale del debito stampando moneta con il rischio di destabilizzarla; o deflazionistica (tedesca), ripagando il debito senza aumentare l’inflazione, ma inducendo una recessione endemica da austerità; oppure (nipponica) gonfiare e mantenere il debito entro i confini nazionali tenendo minimi gli interessi, ma così inducendo deflazione da drenaggio finanziario. In sintesi, non c’è una soluzione priva di rischi gravi. Nel passato i debiti venivano cancellati da discontinuità periodiche, per esempio guerre, e le nazioni ripartivano “leggere”. Nel prossimo futuro sarà necessaria una discontinuità, ma non distruttiva. E’ la prima volta nella storia che c’è un problema del genere. Per questo la rubrica ritiene che la rinazionalizzazione dei debiti, inizialmente forzata, stia facendo pensare ad un secondo passo: la soluzione discontinua di farli comprare tutti, o quasi, alle Banche centrali. Si può? In qualche anno una Banca centrale può assorbire in modo totale un debito partecipando alle aste di rifinanziamento e offrendo swap per accorciare i titoli trentennali. Questo non è difficile. Difficile è: 1) gestire “nel mentre” l’effetto della massa di moneta stampata per fare tale operazione; 2) il costo che uno stato dovrebbe comunque sostenere per pagare gli interessi in relazione ai tassi; 3) la credibilità delle future emissioni di debito. Ma la rubrica una soluzione dolce, in teoria, la vede: cambiare moneta nel momento in cui uno stampatore assorbe il debito. La nuova moneta potrà essere cambiata alla pari con quella precedente e la massa monetaria precedente, con la quale si è comprato il debito stesso, sterilizzata. Se l’inflazione della nuova moneta restasse sotto controllo, debito e costi di interesse per lo stato (e parte delle tasse) svanirebbero senza contraccolpi. Cosa permetterebbe il miracolo? La natura fiduciaria della moneta non più ancorata all’oro (dal 1971) che permette un’immensa flessibilità di creazione e gestione delle sue masse e la tecnologia dell’informazione che rende possibili controlli sistemici mai immaginati prima. Cosa lo sconsiglierebbe? L’apprendimento da parte della politica che si può azzerare un debito evitando l’inflazione, motivo di indisciplina futura e quindi di fiducia decrescente nella moneta. Inoltre, per fare una cosa del genere ci vorrebbe una Banca centrale con poteri illimitati di stampatore, cosa che la Bce non è, e ciò affosserebbe l’Eurozona e l’Italia perché prigioniere del debito mentre le altre nazioni avanzate lo annullano. Ma la disciplina è mantenibile difendendo l’indipendenza delle autorità monetarie, la soluzione del cambio di moneta in fase di de-debito totalitario intravista dalla rubrica non è infattibile, quindi c’è una qualche probabilità che qualcuno tenti questa discontinuità salvifica, motivo per pensarci anche nell’Eurozona.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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