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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2013-10-22

22/10/2013

La nuova utilità esterna dell’Europa implica una riorganizzazione pragmatica interna

Nel libro “Europa oltre”, in uscita l’8 novembre, il rubricante anticipa una nuova utilità, post-europeista, dell’Unione europea: serve un mercato europeo ben integrato per fare da (co)pilastro del reticolo globale di accordi di libero scambio tra democrazie, la cui formazione sta accelerando. Venerdì scorso la Ue ha avviato l’accordo con il Canada che porterà nel 2015 alla rimozione delle barriere doganali che mantenevano il mercato canadese piuttosto chiuso agli europei e viceversa. Questa connessione transatlantica faciliterà la economicamente più rilevante trattativa tra Ue e Stati Uniti, molto vantaggiosa per Roma: a regime, un punto di Pil annuo in più medio per l’Italia. Ue ed America stanno trattando con Giappone e Corea del Sud, l’America stessa con altri ancora. Al momento i negoziati hanno forma bilaterale, ma il loro intreccio multiplo, alla fine, porterà ad un unico sistema. Da un lato, tali movimenti sono determinati dal mancato funzionamento dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) che costringe le nazioni ad aggirarlo con accordi diretti e dalla necessità di tutti di aumentare i commerci per uscire dalla crisi. Ma è anche evidente la strategia geopolitica: formare un mercato globale delle democrazie – anticipato dal rubricante nel 1995, suggerito come evoluzione del G7 a Tokyo nel 1996 e dettagliato nel 2007 – come successore della Pax Americana, ormai troppo piccola per gestire il pianeta, ma troppo grande per disingaggiarsi dalla sua governance. La prova di una tendenza “Nova Pax” su spinta geopolitica è dato dall’esclusione della Cina e di altre nazioni con modello di capitalismo autoritario: si sta formando un “impero” del capitalismo democratico che promette di essere più grande e potente di quelli del capitalismo autoritario e quindi in grado di condizionarli. In questo scenario l’Europa torna utile perché offre al progetto un’area già integrata che potrà essere, appunto, pilastro di aggregazioni ulteriori. Ma quale Europa è utile? Una che non tenta l’obiettivo infattibile di diventare una confederazione con il rischio di reazioni nazionalistiche che la sfaldino. Ma nemmeno una che lasci incompiuto il mercato unico. In sintesi, la nuova utilità esterna dell’Europa deve modificare la sua politica interna in senso pragmatico: integrare il mercato senza bisogno di togliere troppa sovranità alla nazioni. Ciò implica il ritorno al metodo funzionalista, pragmatico, di convergenza tra nazioni che costruì inizialmente la Comunità europea fino al Trattato di Maastricht (1992) dove fu sostituito da uno “gerarchico”, per altro fallito con l’implosione della Costituzione europea nel 2005 e la fine di fatto del progetto unionista. L’idea di Europa non-confederale, ma area di libero scambio peculiarmente strutturata per reggere la moneta unica, è certamente sostenuta da Merkel e riporterebbe il Regno Unito ad un maggiore interesse per l’Europa stessa: meno di un unione, ma molto più di un’alleanza. L’Italia, vista l’ambiguità francese, è nazione chiave (con Washington e Berlino) per questa ristrutturazione pragmatica dell’area europea. Ma le sue élite politiche dovrebbero abbandonare l’ormai superato e provinciale europeismo introverso per rendere Roma protagonista della nuova strategia. L’euro richiede più integrazione politica? Lo si potrà consolidare, invece, via convergenza con il dollaro, tendenza necessaria, pur lenta, per stabilizzare i flussi tra le due are monetarie, fino alla fusione tra qualche decennio. Appunto, non oltre l’Europa, ma Europa oltre se stessa.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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