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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2012-12-11

11/12/2012

La svalutazione dell’euro è il miglior rimedio anticrisi se ben governata

La svalutazione competitiva dell’euro sarebbe la soluzione più rapida ed efficace per stimolare la ripresa dell’intera Eurozona, ora in tendenza recessiva. Il rubricante ha studiato, con l’aiuto dei suoi dottorandi europei ed americani, una (bozza di) strategia di svalutazione con lo scopo di definirne il livello utile e sostenibile, con un occhio alle conseguenze globali. Risultati: (a) per ottenere un effetto forte il cambio dell’euro dovrebbe andare attorno alla parità con il dollaro (quindi sotto quella del potere d’acquisto) e restarci per 8 mesi, ma con una previsione di risalita verso il settimo sia per contenere le aspettative di inflazione importata sia per non scatenare una guerra valutaria mondiale; (b) l’effetto benefico principale sarebbe quello di incentivare i capitali non-euro a cogliere la finestra di opportunità per comprare nell’Eurozona sia attività sia beni scontatissimi con una forte attesa di rivalutazione a breve, così ricapitalizzando mercati essiccati dal drenaggio fiscale e recessivo; (c) quello secondario sarebbe un forte stimolo all’export di tutte le euronazioni; (d) quello di terzo livello, ma importantissimo, sarebbe un boom dell’industria turistica, vitale per Grecia, Portogallo e Spagna, ma aiuto sostanziale anche per Italia e Francia. In sintesi, con una svalutazione così inquadrata il Pil dell’Eurozona nel 2013 andrebbe vicino al 2%, mentre ora è previsto stagnante, e quello di tutte le nazioni dove è proiettato negativo (in Italia quasi -1%) diventerebbe positivo. Quando avviare la svalutazione? Bisogna aspettare la soluzione in America del problema del riequilibrio del bilancio pubblico perché potrebbe portare instabilità globale che sarebbe razionale non amplificare. Ma è probabile un compromesso politico che manterrà l’America in ripresa ed il dollaro non troppo basso. Se così, allora la manovra svalutativa potrebbe iniziare a gennaio. L’America reagirebbe. Ma per l’Eurozona sarebbe facile mostrare che l’euro non può continuare a pagare tutto il raggiustamento globale tenendo l’euro sopravalutato. Anche America e Cina, alla fine, dovrebbero riconoscere il loro vantaggio in una ripresa nell’Eurozona. Se, riservatamente, europei, americani e cinesi si accordassero su una svalutazione temporanea dell’euro, poi seguita da una relazione meglio bilanciata tra le valute, la stabilità globale non sarebbe a rischio. Ma dovrebbero essere convinti il governo tedesco e la Bundesbank come componente determinante della Bce. Il problema è che Merkel avrà l’esame elettorale nel settembre 2013 e non vorrà arrivarci con l’euro giù e la Bundesbank che minaccia fracassi inflazionistici. Una soluzione è quella, appunto, di far scattare in luglio ed agosto le attese di ripresa del cambio dell’euro. Corredata da una svalutazione che dia beneficio immediato all’export tedesco entro primavera. Ma la rubrica teme che Merkel e Bundesbank difficilmente accetterebbero. Pertanto è probabile che la Bce, pur preparandosi ad un taglio dei tassi, non avrà il consenso per un’operazione forte. Ma c’è un’opzione “sporca”: aumentare artificialmente, non è così difficile, i dubbi sulla solvibilità di Spagna, Italia e Francia. I flussi di capitale si allontanerebbero dall’euro buttandolo giù, per poi tornarvi al primo segnale di garanzia di ultima istanza, nel caso inevitabile, da parte della Bce. Il punto: questo potrebbe deciderlo il mercato, creando però un movimento che potrebbe andare fuori controllo. Per questo sarebbe meglio una svalutazione governata che non una speculativa e caotica.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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