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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2012-7-3

3/7/2012

Roma e Londra dovrebbero parlarsi di più

L’affermazione di Cameron che ad un certo punto il Regno Unito dovrebbe decidere via referendum se restare o meno nella Ue non è solo un linguaggio dissuasivo per evitare che Bruxelles imponga tassazioni, tipo Tobin Tax, sulle transazioni finanziarie. Sotto un’espressione così forte c’è anche uno scenario strategico meditato, pur solo in fase di studio. La rubrica non lo conosce in dettaglio, ma può derivarlo dalle ricerche svolte in comune con i think tank occidentalisti. L’opzione A è quella di riorganizzare l’Europa affinché possa convergere con l’America ed insieme formare il nucleo forte di un’alleanza delle democrazie dove poi includerle tutte, globalmente, nel tempo. L’obiettivo di fondo è quello di creare un’area di mercato del capitalismo democratico nel pianeta, la Free Community, più grande di quella del capitalismo autoritario. L’obiettivo geoeconomico è quello di stabilizzare il mercato globale, dandogli regole adatte a preservare la ricchezza nelle nazioni democratiche,non pretendendo che tutte le nazioni convergano, ma dando a quelle convergenti e democratiche il dominio per scala dell’economia planetaria. L’obiettivo sul piano della sicurezza è quello di condizionare la Cina creando un’alleanza più grande, ricca e potente in grado di dissuaderla e/o eventualmente sconfiggerla. L’interesse di Londra a restare in Europa dipende da questa, o simile, prospettiva di convergenza euroamericana. Da un paio d’anni, però, gli scenari mostrano due tendenze che deprobabilizzano l’opzione A: (1) il sistema globale sta frammentandosi in blocchi regionali, l’America uno di questi, a tendenza divergente tra loro; (2) Il blocco europeo si sta aggregando sotto il dominio tedesco, nuovo Reich che ha una tendenza più eurasiatica ed autoritaria che atlantica e liberista. Se tale tendenza non verrà invertita, allora la ricostruzione dell’impero occidentale dovrà avvenire attraverso l’opzione B: depotenziare la Ue e far implodere l’euro per non renderli veicolo del dominio tedesco; includere il più delle nazioni europee nella Free Community euroamericana, lasciando che la Germania formi un blocco di minore scala. Poi pressare la Russia affinché non faccia blocco con la Germania stessa, dandole vantaggi e tutele contro l’espansione cinese. In sintesi, la Free Community globale può formarsi sia con un’Europa integrata sia con una spaccata senza la Germania, dove le altre nazioni entrano nell’area del dollaro. Londra, inoltre, nello scenario di frammentazione per blocchi e senza la volontà americana di rifare impero, l’opzione C, avrebbe l’interesse a formare una propria area capace di supercompetitività economica e ad uscire dalla Ue per riuscirci. Da un lato, l’opzione A resta la migliore perché includerebbe la Germania, e ciò forzerebbe la Russia terrorizzata dalla Cina a convergere, pur nella sua autonomia, verso la Free Community e, soprattutto, perché vi sarebbe un pilastro monetario euro-dollaro fortissimo, il prestatore di ultima istanza dell’intero pianeta e quindi il suo centro concreto. Ma se le cose non andranno verso questa direzione l’opzione B verrà certamente tentata. Se così, c’è il rischio che l’Italia venga usata come leva per scardinare l’euro anche se è più probabile che sarà la Francia, perché impossibilitata a ridurre il debito, a diventare la leva destrutturante perfetta. Comunque sia, la rubrica desidera sottolineare che Londra e Roma hanno gli stessi interessi e che dovrebbero consultarsi più a fondo per collaborare nelle opzioni sia A sia B.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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