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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2013-4-30

30/4/2013

Il potere non sta migrando verso i BRIC ma resta nell’area occidentalizzata

Nuove evidenze suggeriscono di aggiornare la mappa delle nazioni emergenti e cedenti, traendone conseguenze strategiche. La Russia era proiettata verso un destino di potenza primaria spinto dall’ipotesi di prezzi crescenti dell’energia fossile di cui detiene riserve imponenti. L’irruzione della tecnica di estrazione di idrocarburi dalla frammentazione delle rocce (shale gas) con potenziali giacimenti distribuiti in tutto il pianeta inverte tale scenario. Per questo motivo, complicato dal fatto che Mosca non sta riuscendo a creare un’industria leggera sostitutiva di quella pesante (energia ed armi), la crescita economica russa sarà minore del previsto. Analogamente, per inciso, le nazioni a totale dipendenza economica dall’estrazione di petrolio e gas dovranno rivedere sia i loro sia budget sia rilevanza geopolitica. Brasile, India ed Indonesia crescono, ma, modificando troppo lentamente le proprie sacche di inefficienza sistemica, restano lontani da una vera emersione. La Cina è emersa, ma farà fatica a restare a galla per difetti strutturali del suo modello economico. In sintesi, l’emergere dei BRIC come nuovo centro del mondo non è più scenario realistico. L’America data in relativo declino, sta mostrando invece sorprendenti capacità di rigenerazione economica. Il Giappone, considerato ormai declinante e in assorbimento nelle sfera cinese, sta esibendo capacità reattive sia economiche sia geopolitiche che invertono tale destino. Così la Corea del Sud. Australia e Canada si confermeranno solide potenze economiche con crescenti capacità militari. Il punto: la previsione di un decennio fa, oggi ancora parametro per molti, che la ricchezza si sarebbe spostata dall’occidente all’Asia e verso nuove nazioni emergenti, con conseguenze di perdita di influenza dell’occidente stesso, non si sta realizzando. C’è un aumento della ricchezza in Asia, ma l’America resta il centro del mondo e, grazie agli alleati asiatici occidentalizzati, del Pacifico. Da un lato, è troppo piccola per trainare e governare il mercato globale come nel passato. Dall’altro, non ci sono potenze sostitutive e le nazioni del Commonwealth o americanizzate mostrano capacità di ricchezza proprie che contribuiscono al mantenimento della centralità e superiorità occidentale nel pianeta. Il modello anglofono, residente o esportato con variazioni locali, sembra il fattore di potenza principale. Perché? Combina con una formula reciprocamente amplificante libertà, capitale e tecnica. In tutti gli altri modelli la formula o è meno amplificante (i social nazionalismi francese, tedesco e russo) o manca un termine che demoltiplica gli altri due, per esempio la libertà nel modello cinese o islamico. Tali considerazioni sono premessa per tre approfondimenti: (a) la ricchezza resterà nell’area occidentalizzata del pianeta ed il dollaro manterrà lo status di moneta di riferimento globale; (b) l’opzione euroasiatica, latente nel pensiero strategico tedesco e francese, non avrà sponde; (c) per l’Eurozona è sempre più netta la convenienza di integrarsi economicamente con l’America e con il resto dell’area occidentalizzata, nonché accelerare la convergenza tra euro e dollaro, piuttosto che tentare un posizionamento terzo tra America stessa e Cina; (d) L’interesse italiano è quello di abbandonare l’europeismo - ormai un provincialismo se l’occidente resta forte nel globo - e di promuovere un’integrazione più ampia e profonda tra tutte le nazioni occidentali, occidentalizzate e occidentalizzabili del pianeta.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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