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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2012-9-18

18/9/2012

Il futuro di Finmeccanica dipende da una relazione bilaterale rafforzata tra Italia e America

Le prime reazioni italiane all’annuncio di possibile fusione tra il colosso inglese dell’industria della difesa, Bae, e la franco-tedesca-spagnola Eads, sono state preoccupate. C’è il rischio che Finmeccanica resti marginalizzata nel mercato europeo delle commesse militari, compressa in quello globale dalla competizione tra giganti americani e nuovo megagruppo europeo nonché isolata nei consorzi, per esempio quello missilistico. Ma la rubrica vede nel problema un’opportunità positiva. Ora Finmeccanica, infatti, ha un maggior valore strategico, potenziale, per aziende americane e per l’America. Per esempio, Boeing ha voluto far sapere che la possibile eurofusione non la disturba. In realtà la disturba, non tanto sul piano della competizione sul piano degli aerei civili con Airbus, ma su quello dei mezzi militari. E così altre. Che potrebbero avere interesse a stringere alleanze con Finmeccanica, proprio per evitare che si formi un monopolista europeo nel settore difesa. Estendibili a quelle francesi messe in difficoltà dal rafforzamento di Eads, per esempio Thales. Ma chi deciderà queste configurazioni? Nel settore militare le industrie propongono, ma i governi dispongono. La prima raccomandazione è di aspettare le elezioni americane perché in caso di vittoria repubblicana l’America tornerebbe più decisamente nel Mediterraneo ed avrebbe bisogno dell’Italia per riuscirci, così dando a Roma una leva negoziale. La seconda è di considerare, comunque, l’opzione americana migliore di una europea – resistendo quindi alle sirene che stanno caldeggiando una resa di Finmeccanica ad Eads - perché il bilancio della difesa statunitense, e dintorni, aumenteranno la spesa per investimento, pur riducendo quella per operazioni, mentre quelli europei avranno un calo assoluto. La terza raccomandazione è quella di aspettare per vedere se il progetto di fusione Bae-Eads andrà in porto. La volontà delle parti industriali c’è, quella dei governi europei potrebbe esserci, considerando la collaborazione tra Francia e Regno Unito in materia militare. E che Londra, a disagio nel firmare i trattati con l’Europa germanizzata, comunque vuole restarci e la collaborazione industriale militare (come nei settori finanziario ed energetico) è legame più forte dei pezzi di carta. Ma Bae porta come massimo contributo il suo accesso privilegiato alle commesse del Pentagono. Che l’America lo mantenga per un gruppo contaminato da francesi ed influenzato dalla Germania ricattabile per l’energia dalla Russia ed incline ad alleanze antiamericane con la Cina è cosa su cui la rubrica ha dubbi. Ma per gli stessi motivi, in un modello dove la fusione garantisca i requisiti di sicurezza americani in settori sensibili, Washington potrebbe tendere una mano. Quindi si deve aspettare un po’ per vedere meglio, ma sarebbe pericoloso non predisporre già da ora contromosse. Quali? La rubrica vede solo quella di una relazione bilaterale rafforzata tra Italia e Stati Uniti come ombrello geopolitico sotto il quale si sviluppino convergenze nei settori industriale, finanziario ed energetico. La rubrica non raccomanda fusioni tra Finmeccanica ed entità americane - caso mai le consiglia acquisizioni in Australia e Giappone - ma la costruzione di un accesso più penetrante della nostra azienda nei programmi militari statunitensi ed in quelli spaziali. Il concambio non potrà essere simmetrico e quindi bisognerà cedere un vantaggio nei settori finanziario od energetico per ottenerne un altro in quello industriale-militare. Non facile, ma fattibile e qui caldamente consigliato.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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