ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia     Gallery     Interviste     Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri
  Saggi
  Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere
  Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Il Foglio

2012-7-24

24/7/2012

Come la Bce potrebbe far finire in un lampo l’eurocrisi, volendo

La rubrica ha provato a simulare, con i propri ricercatori, l’eventualità che la Bce dichiari apertamente l’acquisto di titoli di debito delle euronazioni più a rischio. In una prima simulazione la Bce annuncia un programma limitato, pur in asta primaria. In questo caso il mercato spingerebbe la speculazione al ribasso per forzare il limite e far saltar il banco. E ci riuscirebbe. Se la Bce annunciasse un intervento senza però precisare il limite, un attore finanziario impegnato in un gioco ribassista dovrebbe riassicurarsi contro la sorpresa di un intervento illimitato della Bce, ma resterebbe comunque in una posizione di sfida ribassista per sondare il limite. In caso di annuncio non ambiguo di intervento in quantità illimitate ed in asta primaria, gli attori di mercato manco si sognerebbero di sfidare la potenza di fuoco della Bce (stimata sui 2 trilioni di euro in forme ordinarie, quasi senza tetto quelle straordinarie) e acquisterebbero i titoli di eurodebito accettando rendimenti convergenti verso il basso, calibrandoli in relazione al rischio di inflazione e non più di collasso dell’euro. In tal caso a quanto arriverebbe lo spread tra titoli (decennali) tedeschi ed italiani? La garanzia illimitata della Bce comporterebbe uno spread minimo, tra lo 0,5 e lo 0,3%. Cosa che farebbe risparmiare più di 30 miliardi nelle aste di rifinanziamento dei titoli italiani di fine 2012 e nel 2013, quasi 2 punti di Pil. Ma, soprattutto, aumenterebbe i valori “mark to market” dei titoli posseduti dalle banche italiane, nonché di venderli nel mercato globale, permettendo loro di usare una parte del capitale di riserva e più capitale in generale per impieghi, così stimolando la crescita. Il debito spagnolo? Più o meno lo stesso. Come quelli portoghese, irlandese, francese, olandese, belga sottoposti a tensione. Paradossalmente, aumenterebbe un po’ il costo di rifinanziamento del debito della Germania e di altri considerati virtuosi, per l’attesa di maggiore inflazione. Ma quanta, in realtà? Minima perché la Bce non dovrebbe aumentare la massa monetaria che genera effetti inflazionistici. Per comprare titoli le basterebbe convertire la liquidità diretta già immessa nel sistema, e che non riesce a trasferire dalle banche al mercato, e quella indiretta. Difficile calcolare il complesso, ma si tratta di quasi 2,5 trilioni di euro già in movimento da re-indirizzare per l’acquisto di debito. In sintesi, l’operazione sarebbe quasi neutrale in riferimento all’inflazione. Ma servirebbero tanti trilioni di euro di acquisti per garantire tutti gli eurodebiti? Per niente, basta che il mercato sia convinto che la Bce è pronta a comprare in quantità illimitate, senza necessità che lo faccia, e i rendimenti, cioè il costo di rifinanziamento del debito, resteranno minimi. Inoltre, i titoli comprati verranno ripagati e daranno un profitto alla Bce stessa. Questa bozza di simulazione, qui semplificata, serve a mostrare come la crisi del debito potrebbe essere risolta, in un lampo, da un semplice atto della Bce, senza costi, anzi con profitto, e con inflazione minima. E senza dover spendere oltre 500 miliardi per inutili ed insufficienti fondi salva-stati. La rubrica, nella sua configurazione supertecnica, sbatte in faccia questa simulazione agli idioti irresponsabili che a Berlino e a Francoforte rifiutano di fare tale operazione salvifica solo perché non vogliono allentare la pressione sui disordinati subumani euroterroni né rischiare un pelino di inflazione. O c’è sotto qualcosa altro?

(c) 2012 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli