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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-4-5

5/4/2011

Nella competizione tra continenti alla Ue serve un mercato mediterraneo

La rubrica ha ricevuto molte richieste di chiarire l’idea di Ekumene, cioè di un mercato mediterraneo a progressiva integrazione, (ri)lanciata nello scenario del 29 marzo.   

Il punto  è che tutte le nazioni rivierasche avrebbero un vantaggio economico enorme se fossero parte di un mercato comune. Ma c’è un Muro del Mediterraneo che impedisce loro di farlo. La costa settentrionale è parte di una Ue che impone un confine escludente con quelle meridionale ed orientale (Mar Nero). Pertanto la creazione di Ekumene implica la trasformazione del confine europeo da escludente ad includente. Semplificando, alcune nazioni della Ue avrebbero il permesso, entro regole, di partecipare sia al mercato unico europeo sia a quello mediterraneo, pur restando i due con istituzioni separate. Russia, Ucraina e Turchia parteciperebbero a pieno titolo al mercato mediterraneo e, attraverso questo, a quello europeo con titolo ridotto, ma con accesso superiore a quello attuale. In tale logica la creazione del mercato mediterraneo porterebbe più stabilità e ricchezza all’area extraeuropea contigua, sia orientale sia meridionale, con grande beneficio anche del mercato intraeuropeo. La leva di sviluppo creata con due mercati separati, ma comunicanti, avrebbe conseguenze estese fino a toccare tutta l’Asia centrale e l’Africa. E sarebbe una soluzione sistemica: la Ue non può includere tutti, ma dove pone un confine escludente destabilizza il vicino. Il mercato mediterraneo, con nazioni europee rivierasche dotate del ruolo di confine includente, risolverebbe tale problema. Inoltre il Mediterraneo diventerebbe l’area economica a maggior sviluppo del pianeta per decenni, così creando le condizioni per una futura fusione con quello europeo ed ulteriori. In sintesi, lo scenario è talmente  promettente da consigliarne lo studio operativo. Con quale iniziativa? Non più quelle europee dei decenni scorsi viziate dal conflitto tra potenze per l’influenza, ma, semplicemente, mettendo attorno ad un tavolo tutte le nazioni interessate, alla pari. Con quale metodo? Funzionalista: accordarsi sulle cose con vantaggio chiaro per tutti e posporre quelle dove ancora non c’è il consenso. Quali cose? Accordi doganali, giuridici, assicurativi, bancari, ecc. che favoriscano l’evoluzione degli scambi. Analisti e diplomatici italiani non dicano più “ma la Francia non vorrà” perché quel mondo di competizione tra nazioni dove Parigi aveva un rango superiore all’Italia è finito. In quello nuovo la competizione è globale tra mercati multi-continentali dove vincerà chi è più capace di aggregarli e stabilizzarli via convergenza tra nazioni partecipanti.

(c) 2011 Carlo Pelanda
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