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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2010-12-28

28/12/2010

Passata la crisi bisogna capirne le vera causa per evitarne altre

Alla prova dei fatti, nell’autunno 2008 questa rubrica anticipò gli andamenti futuri della crisi esplosa alla fine di agosto di quell’anno: picco negativo nella prima parte del 2009, poi ripresa lenta, in accelerazione nel 2009/10 e, soprattutto, continuità del modello di capitalismo finanziarizzato. Si vedano, per esempio, gli scenari del 6 ottobre e del 9 e 22 dicembre 2008. In quel periodo prevalevano profezie catastrofiche e discontinuiste nonché gestioni isteriche o totalmente passive. La rubrica non vuole irridere alcuno, ma deve far notare l’inadeguatezza della governance in America ed Europa prima e durante la crisi perché questo fattore appare il più critico per capire ed evitare le prossime.

Nel 2004 l’impero americano perde il controllo geopolitico del prezzo del petrolio e ciò crea inflazione poi causa di aumenti eccessivi dei tassi che innescano la crisi finanziaria. Nel 2007 le banche centrali finanziano tale crisi invece di risolverla. Fino al crollo del 2008. Precorso in America sia dal populismo che diede ai poveri accesso ai mutui (1997) sia dal dominio del “potere” (Rubin) sulla “politica” (Clinton) che nel 1999 permise di trasferire il risparmio alle operazioni con rischio illimitato. In quel periodo l’Europa combinò i difetti americani con i propri, cioè leva sregolata e finanziamento a debito dei welfare insostenibili. La crisi “finanziaria” è stata in realtà la conseguenza di una più a monte. Nel think tank del rubricante il ciclo del capitale è rappresentato attraverso quattro sue forme: capitale politico (fiducia, ordine), sociale (cultura, competenza), intellettuale (tecnica, produttività) e finanziario (denaro). La tendenza verso il capitalismo di massa, fondamento delle democrazie, è individuata dalla capacità delle quattro forme del capitale di trasformarsi l’una nell’altra con una moltiplicazione in ogni passaggio. In America ed Europa il quarto è abbondante, il terzo sufficiente, il secondo cedente ed il primo dissolto. In sintesi, il progetto del capitalismo democratico ha perso la testa negli anni ‘90, la crisi del 2008 una prima conseguenza attutita dal fatto che il denaro abbondante ha compensato l’inadeguatezza della governance. Con tale modello in mano è stato banale per la rubrica, nel 2008, prevedere una soluzione piuttosto rapida della crisi sul piano dell’epifenomeno. Ma lo stesso modello avverte che senza una riqualificazione del capitale politico il ciclo complessivo del capitale diventerà sempre più regressivo, degenerando in inflazione o deflazione, ora più probabile il rischio della prima. Il 2011 sarà buono, ma attenzione al dopo.   

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