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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-8-2

2/8/2011

L’offensiva d’estate contro l’Italia per affossare l’euro

Nelle ultime settimane è aumentata la probabilità che gli attori interessati alla dissoluzione dell’euro (finanza globale principalmente basata a Londra) o ad un suo indebolimento strutturale che ne impedisca il ruolo di moneta di riferimento mondiale così salvando il dollaro da possibili deflussi fatali (America e finanza statunitense) attacchino l’Italia per riuscire nello scopo, in agosto. La strategia, già avviata, è quella di portare il costo di rifinanziamento del debito italiano verso il 7%, ora sta andando al 6%, soglia tecnica oltre la quale si innescherebbero processi che porterebbero l’Italia in una spirale greca. L’attacco potrebbe concentrarsi nel periodo indicato, al massimo di intensità, perché è prevedibile che in autunno l’Eurozona riesca a costruire difese integrate più salde e a rendere più costosi o infattibili gli attacchi. Pertanto l’estate è la finestra temporale utile per l’offensiva e l’Italia il punto più debole dove concentrarla. Riuscirà o no?

Nei mesi scorsi il modello di attacco era quello di usare l’indecisione tedesca nella gestione delle “piccole” (in relazione alla scala utile per destabilizzare il sistema) insolvenze di Grecia e Portogallo per minare la fiducia sulla Spagna, questa sufficientemente grande per contagiare l’Italia e così indurre una crisi dell’euro via default multipli. Infatti da gennaio grandi banche internazionali hanno venduto titoli di debito italiano perché avevano avuto notizia di questo piano, o forse erano state cooptate in esso. Ai primi di luglio è successo che quella parte del mercato, di gran lunga prevalente nei volumi dei flussi finanziari, che sposta i capitali in base al rischio per motivi tecnici, prese una posizione sulla Spagna meno pessimista di quella sull’Italia riducendo nei portafogli titoli e valori italiani. Tale ondata di deflussi sta creando la possibilità di amplificarla impiegando non troppe risorse. Lo scambio di posizione nel ruolo di bersaglio chiave tra Spagna ed Italia non è chiaro. Forse un mix tra dati tecnici sulla poca crescita, politica di bilancio non credibile e l’evidenza di una politica inabilitata in Italia e di una più reattiva in Spagna. O forse gli attaccanti, rilevando che l’Eurozona stava reagendo impostando strumenti di difesa forti, hanno deciso di accelerare e di intensificare l’attacco sul bersaglio principale. Comunque sia, questo potrà essere respinto solo dalla Bce comprando e facendo comprare azioni bancarie e titoli di debito italiani. Se lo farà, l’attacco non riuscirà. Se non lo farà, riuscirà, aprendo lo scenario di dissoluzione o riconfigurazione selettiva dell’euro.

(c) 2011 Carlo Pelanda
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