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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2009-3-3

3/3/2009

Come i nuovi “fondi opportunità” potranno compensare la restrizione del credito

L’Italia ha tre motori di ricchezza: le piccole imprese esportatrici concentrate nel nord; l’industria turistica e agricola diffuse sul territorio nazionale. La recessione globale sta distruggendo il primo e riducendo i volumi d’affari del secondo. La crisi bancaria restringe il credito utile a finanziare le imprese fino alla ripresa e le ristrutturazioni competitive del sistema turistico. L’agricoltura appare stabile, ma per aumentarne il contributo alla crescita del Pil bisognerebbe facilitarne l’evoluzione verso prestazioni più remunerative. Per esempio, dall’azienda tradizionale a quella agroenergetica. Senza credito, tuttavia, ciò non sta avvenendo nonostante la tecnologia ora lo renda possibile. E’ inutile sperare in azioni stimolative del governo a favore dei tre motori sul piano della detassazione perché non può farne in tempo utile la quantità che servirebbe. E’ inutile sperare in più finanziamenti ponte e di investimento sia per la crisi bancaria sia perché la finanza straordinaria per le piccole imprese, soprattutto in fase recessiva, trascende le competenze e le facoltà operative delle banche regolate. Ma tale vuoto può essere riempito da fondi di investimento specializzati. Il rubricante ne sta disegnando uno, Fondo opportunità, con missione di sostegno dei tre motori. Qui – con il divertito permesso di Giuliano Ferrara -  chiama investitori, avverte potenziali clienti e segnala un motivo di mobilitazione capitalistica. Non è pensabile che la politica possa fare qualcosa per invertire questo tipo di crisi. E’ un problema di mercato che ha solo soluzioni di mercato. E solo il popolo del capitale, facendone incontrare domanda ed offerta, può trovarle. Come?         

In ogni crisi ci sono opportunità dovute alla pressione a svendere. Ma aumenta il rischio dell’investimento in imprese. La soluzione è quella di usare metà del capitale di un fondo opportunità per comprare beni superscontati con prospettiva di elevato profitto e basso rischio. Ciò bilancerà il rischio elevato degli investimenti sulle imprese (active intrinsic hedging). Il fondo non farà “private equity” per le piccole aziende, ma le finanzierà in cambio di royalty sugli affari futuri. La perdita di Ebitda prospettico per l’azienda verrà compensata dal minore indebitamento esposto. Il Fondo sarà senza termine e verrà collocato nella giurisdizione più favorevole. Parlerà inglese ed italiano. Quello del rubricante punta a 200 milioni estendibili via co-investimenti. Ringrazia Anchorage Group, Zurigo, per la consulenza gratuita. Ben vengano altri fondi concorrenti in questa missione. Segnalazioni a info@deltanext.com.

(c) 2009 Carlo Pelanda
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