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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2010-2-2

2/2/2010

Per frenare la deriva populista la finanza deve dovrà dare più capitali alla politica

Il tema della regolazione del sistema finanziario in America ed Europa ha due traini: (a) populista, utile alla politica per nascondere la propria responsabilità nella crisi finanziaria e per dare alle masse impoverite un capro espiatorio impersonato da avidi banchieri; (b) funzionale, cioè la necessità di inquadrare alcune parti del mercato finanziario cariche di rischio implicito illimitato nonché di ridurne la vulnerabilità a crisi massive. Nel 2009 i due "linguaggi" sono rimasti separati. I politici hanno detto cosette anticapitalistiche in pubblico, ma non hanno osato applicarle nei fatti. Per questo i tecnici sono rimasti a profilo basso, concedendo qualcosina alla politica, rimandando le nuove regole ad un futuro meno influenzato da esigenze populiste. Ma nel 2010/11 la ripresa lenta combinata con l’aumento della disoccupazione metterà sotto pressione la politica e questa tenterà di salvarsi dal dissenso aumentando il populismo. Obama ha inaugurato, pur in annuncio, l’agghiacciante concetto di tassazione punitiva contro le banche. C’è, pertanto, un crescente rischio che la regolazione tecnica venga troppo distorta da misure populiste e che ciò crei un cortocircuito nel ciclo del capitale. Non è escludibile perfino il pericolo che le banche centrali perdano indipendenza dalla politica. Se accadesse, sarebbe una catastrofe perché più la politica si avvicina alla gestione della moneta e più il mercato deve scontarne la perdita di valore, cioè inflazione. A Davos sono iniziate le prove di dialogo tra finanza e politica per evitare il peggio.

Riuscirà?

I politici sono isterici perché l’impoverimento in atto delle popolazioni promette di defenestrarli. Nervosamente evocano salvifici interventi di stato, o riforme del capitalismo, ma questi non risolveranno il problema, anzi. La soluzione è un compromesso: il sistema finanziario tiri fuori un po’ di soldi per aiutare la politica ed in cambio le chieda di non intralciare la delicata (auto)regolazione del ciclo tecnico del capitale finanziario e di attutire le demonizzazioni. Si tratta di erogare più credito con poca remunerazione – e coprire i rischi di insolvenza con più capitale di riserva - per un biennio. Quanto? Basterebbe movimentare 2 trilioni di dollari in più nei mercati americano ed europeo a favore delle imprese e dei consumatori per accelerare la ripresa ed il riassorbimento dei disoccupati. La cifra non è impossibile, ma bisogna offrirla alla politica subito prima che vada in panico. La rubrica raccomanda un coordinamento euroamericano interbancario/interfondi privato per eseguire tale strategia. 

(c) 2010 Carlo Pelanda
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