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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2008-1-4

4/1/2008

E' ora di svegliarsi dall'effetto inpotico di Sarkozy

Dopo il trionfo elettorale di Sarkozy questa rubrica avvertì che un abile presidente francese non è una buona notizia per l’Italia. Ora tale avvertimento va ripetuto.

Nel 1989 il governo Mitterrand definì l’interesse prioritario di bilanciare il riemergente potere della Germania. Nei primi anni ’90 concepì la seguente strategia intraeuropea: (a) costringere la Germania a rinunciare al marco, cioè al suo principale fattore di potenza; (b) formare un “blocco euromediterraneo” con Italia e Spagna per bilanciare Berlino; (c) conquistare l’economia italiana per pareggiare la forza di quella tedesca. La prima azione riuscì. Le altre due furono impostate nel 1993, la terza come lista di 13 asset italiani da conquistare. Ma non furono realizzate pienamente sia per resistenze sia per una reimpostazione della strategia fatta da Chirac. Questi, rilevando la sorprendente passività e sudditanza geopolitica di Schroeder (1998 – 2005), tentò un modello di impero franco-tedesco, alleato con Russia e Cina e in forte divergenza da Washington. In tale situazione l’annessione di Italia e Spagna divenne meno prioritaria, pur continuando la pressione. Sarkozy ha trovato una situazione modificata dalla ripresa dell’attivismo geopolitico e atlantico di Merkel ed una Francia isolata e debole. Per questo ha messo in priorità l’alleanza con l’America, in modo da disintermediare Berlino, ed il ripristino della strategia originaria detta sopra. Che sta realizzando con velocità approfittando della acquiescenza di Prodi e dell’inconsistenza di Zapatero. I rischi. L’interesse italiano è quello di ingaggiare tutta l’Unione europea, Germania in primis, per la sicurezza del Mediterraneo, mantenere un rapporto privilegiato con Washington e associare, in qualche modo, la Turchia alla Ue. Quindi l’accordo Euromed Parigi-Roma-Madrid, siglato in dicembre, che lascia fuori Berlino, rende Parigi interlocutore dell’America ed esclude la Turchia, è una direzione pericolosa. Sarkozy potrà avvalersi anche della forte sintonia con il capitale privato francese oltre che della finanza ed industria di Stato. Alitalia è andata, Finmeccanica torna sotto pressione, Generali e Mediobanca, pur già mezze ingoiate da tempo, il boccone più ambito, ma non quanto l’Eni. Non è un problema di difesa dell’italianità, ma di evitare che gli asset italiani servano la politica di potenza francese, tra l’altro a nostro danno. Questa rubrica non vuole suscitare un’ondata antifrancese perché la compattezza dell’occidente è una priorità. Ma segnala alla stampa, all’opposizione e a chi nel governo non ha sul petto la Legion d’onore che è ora di svegliarsi.

(c) 2008 Carlo Pelanda
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