think tank fioccano le simulazioni. In quello frequentato da questa rubrica si tenta di capire quale sarà la reazione dell’Iran all’offensiva israeliana contro Hezbollah. Teheran è rimasta sorpresa dal fatto che Israele, pur incerta inizialmente, abbia poi deciso di proiettare la massima potenza possibile, calibrata sull’eliminazione totale della capacità militare di Hezbollah. E dopo due settimane di operazioni si prospetta uno scenario in cui il gruppo filoiraniano sciita perderà il proprio territorio e le migliori unità combattenti, quindi anche il potere nel sistema politico libanese di cui è partito al governo. L’Onu, indipendentemente dal lavorio sulle risoluzioni, sta lasciando parecchio tempo ad Israele per compiere la bonifica. Inoltre sta emergendo un linguaggio di intervento internazionale che alla fine potrebbe renderla definitiva. Anche perché  è stato evidente che i regimi arabi sunniti, stando in silenzio, abbiano di fatto appoggiato in funzione antiraniana l’azione di Israele. Ciò prepara una soluzione di eliminazione dell’influenza iraniana sul Libano. Sul momento Teheran ha tentato di rafforzare le milizie Hezbollah per farle tentare di resistere sul campo ad Israele. Ma, pur queste combattendo bene, è evidente che ciò non cambierà l’esito. Potrà l’Iran accettare la sconfitta? Dai primi segnali pare che non lo vorrà fare. Teheran si è dichiarata pronta ad usare l’arma del petrolio se continuerà la pressione contro il suo programma nucleare, ma intendendo la questione libanese. Ha costretto la Siria a dirsi pronta a far guerra ad Israele. Ma queste appaiono mosse nominalistiche per darsi importanza. Quelle di sostanza? Sta tentando di condizionare il governo libanese, ricattandolo con la minaccia di una guerra civile, ad agire secondo modi utili a Teheran. E sta cercando qualche governo che dica quanto sia essenziale dialogare con l’Iran per risolvere la crisi, finora ottenendo solo il sostegno di Prodi, probabilmente a fronte di un ricatto contro l’Eni e/o di sostanziosi incentivi. Tale modello di comportamento fa pensare che Teheran voglia tentare di trasformare il conflitto Israele/Hezbollah in uno Israele/Libano, costringere i Paesi arabi a scendere in campo a difesa di uno di loro e la comunità internazionale ad accettare l’Iran sul tavolo negoziale per le soluzioni. Nel frattempo ritardando l’intervento internazionale per costringere Israele a far la figura di occupante e ritirando metà degli Hezbollah per salvarli e poi riutilizzarli. Per non cadere in trappola Israele deve accelerare e la Rice farsi vedere, più seriamente, a Damasco e a Beirut. 

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2006-8-8

8/8/2006

Israele sta vincendo, ma l’Iran sta preparando una trappola

Nei think tank fioccano le simulazioni. In quello frequentato da questa rubrica si tenta di capire quale sarà la reazione dell’Iran all’offensiva israeliana contro Hezbollah. Teheran è rimasta sorpresa dal fatto che Israele, pur incerta inizialmente, abbia poi deciso di proiettare la massima potenza possibile, calibrata sull’eliminazione totale della capacità militare di Hezbollah. E dopo due settimane di operazioni si prospetta uno scenario in cui il gruppo filoiraniano sciita perderà il proprio territorio e le migliori unità combattenti, quindi anche il potere nel sistema politico libanese di cui è partito al governo. L’Onu, indipendentemente dal lavorio sulle risoluzioni, sta lasciando parecchio tempo ad Israele per compiere la bonifica. Inoltre sta emergendo un linguaggio di intervento internazionale che alla fine potrebbe renderla definitiva. Anche perché  è stato evidente che i regimi arabi sunniti, stando in silenzio, abbiano di fatto appoggiato in funzione antiraniana l’azione di Israele. Ciò prepara una soluzione di eliminazione dell’influenza iraniana sul Libano. Sul momento Teheran ha tentato di rafforzare le milizie Hezbollah per farle tentare di resistere sul campo ad Israele. Ma, pur queste combattendo bene, è evidente che ciò non cambierà l’esito. Potrà l’Iran accettare la sconfitta? Dai primi segnali pare che non lo vorrà fare. Teheran si è dichiarata pronta ad usare l’arma del petrolio se continuerà la pressione contro il suo programma nucleare, ma intendendo la questione libanese. Ha costretto la Siria a dirsi pronta a far guerra ad Israele. Ma queste appaiono mosse nominalistiche per darsi importanza. Quelle di sostanza? Sta tentando di condizionare il governo libanese, ricattandolo con la minaccia di una guerra civile, ad agire secondo modi utili a Teheran. E sta cercando qualche governo che dica quanto sia essenziale dialogare con l’Iran per risolvere la crisi, finora ottenendo solo il sostegno di Prodi, probabilmente a fronte di un ricatto contro l’Eni e/o di sostanziosi incentivi. Tale modello di comportamento fa pensare che Teheran voglia tentare di trasformare il conflitto Israele/Hezbollah in uno Israele/Libano, costringere i Paesi arabi a scendere in campo a difesa di uno di loro e la comunità internazionale ad accettare l’Iran sul tavolo negoziale per le soluzioni. Nel frattempo ritardando l’intervento internazionale per costringere Israele a far la figura di occupante e ritirando metà degli Hezbollah per salvarli e poi riutilizzarli. Per non cadere in trappola Israele deve accelerare e la Rice farsi vedere, più seriamente, a Damasco e a Beirut. 

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