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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2006-5-30

30/5/2006

La secessione fiscale è già in atto

La rivolta fiscale è già iniziata e la si può sedare solo chiudendo la Questione settentrionale

Nell’ultimo mese la fuga di capitali dall’Italia è stata pari all’intero volume di uscite rilevato dal luglio del 2005 all’aprile del 2006. Tale dato proviene dalle piazze finanziarie off-shore ed è difficilmente controllabile. Ma trova conferme indirette in altri fenomeni. Per esempio: (a) nel sistema bancario sono state raffinate le tecniche di circolazione opaca della liquidità, fatto che ne indica un picco di domanda; (b) c’è un eccesso di offerta di capitale in alcune aree del mercato internazionale che indica disponibilità provenienti da flussi anomali, per lo più da Italia e Germania; (c) c’è un picco di domanda per società Bvi o panamensi o simili che sono tipici veicoli per collocare ed investire il capitale eluso. Di quali volumi si parla? Probabilmente tra i 120 ed i 160 miliardi complessivi dall’estate del 2005. L’entità di tale fenomeno non è ancora in grado di creare gravi problemi in quanto la massa di risparmio residente in Italia è tra le più elevate del pianeta. Preoccupa, tuttavia, il picco di fughe nel periodo recente perché mostra l’estrema reattività dei risparmiatori italiani agli orientamenti del governo. L’incremento di fughe è dipeso, principalmente, dagli annunci informali di possibili strette di polizia e di controlli sui conti bancari. Se venisse realizzato sul serio qualcosa del genere, o una tassazione particolarmente perfida, per esempio sui patrimoni o selettiva contro gli autonomi e simili, vi sarebbe un picco abnorme di fughe, una decapitalizzzione strutturale del mercato interno. In tale scenario ci sono una notizia buona ed una cattiva per la sinistra. La prima è che il ceto medio produttivo difficilmente scenderà in piazza apertamente perché si sta già ribellando fiscalmente. Con una precisazione. Al Sud l’evasione è da sempre quasi totale per chi può farla e comunque il capitale non è tanto perché c’è poco mercato produttivo. Il Centro è simile. costa adriatica a parte. Al Nord, semplificando, il capitalismo è di massa ed il ceto produttivo, in realtà, le tasse le ha sempre pagate anche se non tutte. Ha, in altre parole, generato un proprio contratto fiscale implicito con il resto dell’Italia finanziata dai suoi denari: decido io quante tasse darti, comunque più di quelli che ti meriti in base a quello che mi torni, ma sufficienti per far vivere i fanagot. In sintesi, lo Stato lascia decidere quante tasse pagare e chi il capitale lo crea qualcosa gli da. La sola idea che il fisco entri nei conti bancari implica la rottura di questo patto e la riapertura della Questione settentrionale. O la si richiude o sempre più capitale volerà via.    

(c) 2006 Carlo Pelanda
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