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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2004-7-17

17/7/2004

Progetto Venus

Qualche giorno fa, in un think tank impegna to nell’analisi dei codici culturali islamici con lo scopo di valutarne le possibilità di occidentalizzazione, è successo qualcosa di commovente che è utile il movimento delle donne conosca. I ricercatori stavano sintetizzando un modello derivato sia dall’analisi diretta sia dagli studi e documenti in materia, a partire dall̵'ottavo secolo. Tra i fattori critici per la modificabilità emersero la rilevanza dello sviluppo economico secolarizzante e del fattore femminile. Il primo individua la capacità della cultura materiale di flessibilizzare quella religiosa. Ma nel caso dell’Islam si nota che il simbolo è più forte del soldo. Ciò avviene perché il codice religioso è portato da una società maschilista dove tipicamente lo spiritualismo prevale. Per tale motivo, cioè la sensazione che sia difficile occidentalizzare l’Islam solo inserendovi i modelli consumistici, l’attenzione si è concentrata su una seconda leva per rafforzare la prima. L’assenza di Venere (estetica) e della Madonna (umanizzazione), in quella civilizzazione, è parsa correlata alla propensione al dogmatismo ed al fondamentalismo immaterialista. Da tale ipotesi – offerta da antropologi culturali, psicoanalisti e, indipendentemente, suggerita da tempo in Italia dall’ex-direttore del Censis Nadio Delai è poi nata la valutazione di come sarebbe stato possibile, e se, fare leva sulla femminilizzazione dell’Islam come veicolo per ammorbidirlo. Per inciso, questa rubrica era invitata al seminario per una consulenza esterna relativa ai metodi per disegnare “simboli attivi” capaci di orientare le visioni del mondo di grande masse. Ma non poté nemmeno iniziare la relazione perché prese la parola una ricercatrice olandese, con lacrime agli occhi. Più o meno: “sentite, maschietti, lasciamo stare scienza e strategie fredde, qui ci sono centinaia di milioni di donne imprigionate nel lager Islam senza dignità, spesso senza poter studiare e lavorare, ridotte ad animali domestici. Vi diamo noi la conclusione scientifica: non è questione di analisi, ma di movimento politico dove le donne occidentali si mobilitino per liberare quelle islamiche”. Coro delle ricercatrici femmine, i maschi lasciarono loro il compito di scrivere il capitolo finale della ricerca per il committente. Questa rubrica aggiunge solo due raccomandazioni: (a) cominciate la liberazione tra le donne musulmane immigrate nell’area occidentale perché solo queste, poi, potranno esportare Iside nel cuore dei territori islamici; (b) date priorità all’Iran perché lì esiste già un nucleo rivoluzionario di donne. Bellissime. 

(c) 2004 Carlo Pelanda
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