ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Il Foglio

2004-2-28

28/2/2004

Bersaglio Roma

Nei think tank occidentali che si occupano di antiterrorismo circola una profezia: la guerra contro l’insorgenza islamica alla fine la vinceremo, ma ci saranno inevitabilmente dei brutti colpi che solo le nazioni più preparate sapranno evitare o assorbire. E’ solo una sensazione, ma pone un nuovo problema. La migliore capacità di una nazione di ostacolare un attentato incentiva i terroristi a scegliere –  per opportunità – un’altra più vulnerabile. Così si crea il paradosso che l’aumento delle difese di qualcuno raddoppi il rischio per un altro. Le valutazioni tecniche mostrano che, al momento, solo Stati Uniti e Regno Unito possiedono una buona capacità di interdizione e ciò potrebbe dirottare l’attenzione dei terroristi sui più facili bersagli europei. Tale analisi deve tener conto anche del valore simbolico del bersaglio dal punto di vista degli attaccanti. Una stima ipotetica mostra che gli Usa sono al primo posto, Londra al secondo, ma Roma è al terzo, Madrid al quarto, ecc.. Difficile valutare il valore di Parigi come bersaglio. Da un lato, nel caso l’insorgenza islamica riesca a prendere il controllo dell’Arabia saudita – obiettivo prioritario, Mecca e petrolio, insieme con il Pakistan – la Francia viene vista come un possibile interlocutore del ramo politico di al Quaida, quindi da non toccare. Dall’altra, è difficile che Parigi si presti ad un tale gioco. In attesa di capire meglio, Roma appare il bersaglio che meglio combina penetrabilità e valore simbolico agli occhi degli insorgenti. Il cui scopo, con gli attentati, è quello di provare alle masse islamiche la loro capacità di colpire gli occidentali e così entusiasmarle e reclutarle. Oltre che ottenere compromessi via ricatto per rompere la coesione occidentale. Immettendo nella simulazione il colpo nucleare o batteriologico, lo scenario mostra che tutto il mondo non-islamico è bersaglio in quanto ai terroristi basta farne uno dovunque per ottenere una catastrofe informativa e finanziaria globale. Ma anche in tale ipotesi Roma resta attrattiva perché la distruzione del centro della cristianità esalterebbe la mobilitazione islamica: segno della maggiore potenza di un dio sull’altro. Questa rubrica raccomanda di valutare: (a) l’integrazione perfetta tra difesa antiterorristica italiana e quelle inglese e statunitense con conseguente aumento dei nostri investimenti in materia; (b) il rafforzamento della capacità di gestire un’emergenza di massa nel caso peggiore; (c) la creazione di una prevenzione di terzo livello che predisponga la ricostruzione più celere del sistema nel caso sia gravemente ed estensivamente danneggiato.  

(c) 2004 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli