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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2003-2-15

15/2/2003

Il pacifismo è una pressione utile per sviluppare tecnologie belliche più raffinate

Al capitalismo di massa corrisponde una decrescente propensione sociale a dare consenso e a partecipare ad una guerra. Gli Usa, negli anni ’60, ebbero molti più problemi per inviare truppe di leva in Vietnam di quanti ne provarono ai tempi della guerra di Corea. La ricerca mostrò che i figli di una società diventata (da poco) ricca non volevano più combattere. I think tank si interrogarono su come sarebbe stato possibile mantenere capacità militari in tale tendenza. La soluzione fu di passare dalla leva agli eserciti professionali. Ma la debellicizzazione è una mutazione sociale molto ampia e profonda. Per esempio, la società ricca fa meno figli e ciascuno di loro ha un valore emotivo e di mercato maggiori. Metterli a rischio in battaglia è irrazionale. E ciò alimenta un dissenso che pregiudica l’uso della forza. L’America, diversamente dall’Europa, è riuscita a restare sufficientemente bellicizzata per tre motivi: (a) può contare su un numero notevole di poveri ed immigrati che trovano nella ferma militare un’occasione di miglioramento o di reddito; (b) offre una tecnologia di superiorità relativa che minimizza le perdite in battaglia; (c) gode di un modello culturale (missione di portare il bene nel mondo) che sostiene la natura morale della guerra, se percepita giusta. Per tale motivo la sua dottrina militare non si è modernizzata di molto in quanto può ancora contare su masse e un certo consenso per operare in modi tradizionali. Ma i dati mostrano che la debellicizzazione eroderà inevitabilmente il primo e terzo fattore senza che il secondo evolva al punto di bilanciarli. Per risolvere il problema questa rubrica ha da tempo invocato un cambiamento di paradigma: dotare l’Occidente debellicizzato di tecnologie di superiorità assoluta affinché un’azione militare risulti accettabile. Requisiti: istantanea, con meno vittime possibile, ecologica ed eseguibile da un minimo di tecnici con il ricorso ad una ampia robotizzazione degli strumenti. Per esempio, un impulso magnetico spegne i motori del nemico, una superschiuma ne avvolge un battaglione annichilendolo senza ferirlo, i pretoriani di Saddam vengono addormentati da ciberinsetti. Zot: un’ora per sostituire un regime divergente senza sangue e disturbi per il mercato e le coscienze. Ma tale futurizzazione, fattibile entro un ventennio, è ostacolata dal conservatorismo militare e delle aziende impegnate in armi tradizionali. Come sbloccarlo? Una maggiore pressione pacifista potrebbe favorire nuove tecnologie per rendere accettabile la guerra nella società debellicizzata. Paradossalmente, il pacifismo appare utile all’evoluzione dell’efficienza militare

(c) 2003 Carlo Pelanda
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